Chi è Paolo De Cesare
Nato a Chieti il 29 gennaio 1992. Laureato in Economia Aziendale, ha conseguito un EMIC alla Luiss Business School di Roma. Imprenditore di 5ª generazione nelle costruzioni, ha inoltre fondato società di cui è socio e amministratore, attive in altri settori. È stato Presidente dei Giovani Imprenditori ANCE della provincia di Chieti e primo Presidente della Federazione dei Giovani Imprenditori e Professionisti delle Province di Chieti-Pescara. Successivamente, è stato eletto Vice Presidente della Camera di Commercio di Chieti, il più giovane d’Italia. Componente del Consiglio di Amministrazione della Deputazione Teatrale del Teatro Marrucino, è inoltre giovanissimo Presidente del Circolo degli Amici di Chieti, antica e prestigiosa associazione culturale, fondata nel 1832. Alle elezioni comunali di Chieti del 2020 si è candidato Sindaco alla guida di una coalizione civica, risultando eletto consigliere comunale. Oggi siede nella nuova giunta come Vice Sindaco e assessore con deleghe alle Attività Produttive, alla Cultura, al Teatro Marrucino, al Turismo, agli Eventi e Manifestazioni.
Partiamo dall’inizio. Quando è maturata in Paolo De Cesare l’idea di candidarsi a sindaco di Chieti?
L’idea è maturata già da qualche tempo. Un anno e mezzo fa ho iniziato a lavorare ad un progetto di rinnovamento della classe politica teatina attraverso un impegno attivo personale. Da imprenditore ho portato avanti la mia attività dando comunque sempre un supporto alla mia città e all’amministrazione comunale però da esterno e non in maniera attiva. Poi in me è maturata questa idea di impegnarmi non più passivamente ma attivamente.
Vice Sindaco di una città capoluogo di provincia a soli 29 anni, si sente un predestinato?
Diciamo che sento forte il peso di una responsabilità importante, soprattutto per il momento che viviamo molto delicato. È anche vero però che sono abituato a ricoprire ruoli di vertice e di responsabilità essendo stato il più giovane vice presidente di una Camere di Commercio in tutto il territorio nazionale.
Lei è il rampollo di una famiglia molto nota e benestante della città. Quanto, secondo Lei, questo status di privilegio sociale l’ha effettivamente favorito in campagna elettorale?
Credo che non mi abbia favorito, nel senso che ciò che ha determinato l’ottimo risultato elettorale è stato a mio avviso l’apprezzamento personale che ho ricevuto degli elettori che mi hanno premiato, non solo per la mia competenza ma anche perché nel confronto con gli altri candidati a sindaco credo abbia dimostrato di essere all’altezza del ruolo.
Al primo turno Lei si è presentato agli elettori a capo di una coalizione civica, proponendo un’idea politica di totale rinnovamento ed è stato premiato con un lusinghiero 12,6%. Al ballottaggio però appoggiando Diego Ferrara, candidato di una parte politica ben definita, ha di fatto accantonato “tour court” il progetto inizialmente presentato ai cittadini. Ha pensato che le idee sono importanti ma la vittoria lo è ancora di più?
No, anzi al contrario. Diciamo che se avessi voluto fare una scelta di convenienza mi sarei orientato sicuramente verso l’altro polo che si presentava al ballottaggio forte del 45% raccolto al primo turno, composto da partiti blasonati e con candidati che avevano consensi elettorali importanti anche di 600/700 preferenze. Invece la mia è stata una scelta in controtendenza, coraggiosa e allo stesso tempo coerente perché comunque le basi dell’accordo erano ancorate al rinnovamento ed alla discontinuità che io tanto avevo predicato in campagna elettorale. Tanto è vero che l’80% dei consiglieri comunali sono alla prima esperienza e l’area di maggioranza che si è formata è totalmente di natura moderata e con forti radici civiche, ad eccezione chiaramente del Partito Democratico, che comunque ha toccato il minimo storico con il 6%.
Ma quindi Lei politicamente si sente di destra, di sinistra o semplicemente un battitore libero?
Mi sento teatino e soprattutto mi sento di dover far bene per la città di Chieti. Tendenzialmente le mie ideologie sono di natura moderata e liberale, insomma di centrodestra.
Lei ha aspramente accusato la precedente giunta di incapacità amministrativa. Quali sono stati a Suo avviso gli errori più gravi commessi da Di Primio?
Gli errori più gravi commessi da Di Primio sono quelli di aver lasciato in eredità una citta con un consistente calo demografico, in forte sofferenza economica con centinaia di attività produttive e di attività commerciali chiuse, con carenze di infrastrutture evidenti e piena di debiti in termini contabili. Una città più povera sotto tutti i punti di vista.
Voi vi sentite più bravi?
Non lo so se siamo più bravi, certamente ci sentiamo molto motivati perché sentiamo forte la responsabilità che i cittadini ci hanno dato e stiamo lavorando alacremente per portare dei risultati che vanno nella direzione delle aspettative della città. Già in questi primi mesi abbiamo dato prova del nostro impegno con provvedimenti che sono sotto gli occhi di tutti. Con il Direttore Generale della Asl di Chieti Thomas Schael stiamo lavorando per risolvere il problema del Distretto Sanitario di base di Chieti Scalo, abbiamo riaperto i bagni pubblici sia a Chieti alta che a Chieti bassa che erano chiusi forse da 15 anni, abbiamo portato, grazie a una collaborazione con la concessionaria del gas, le reti metanifere a tutte le aziende produttive in via Piaggio che ne erano sprovviste dalla notte dei tempi e ad oggi stanno ancora con i bomboloni come nell’età della pietra.
Lei come assessore si deve occupare anche di turismo e cultura. Due deleghe gravose e impegnative perché potrebbero rappresentare l’abbinamento vincente per l’economia e rilancio della città. Ha già qualche idea in proposito?
Certamente, e molte le sto portando già avanti. Una di certo è una grande incompiuta dell’amministrazione uscente e cioè vedere riconosciuta la processione del Cristo morto di Chieti patrimonio immateriale dell’Unesco. Stiamo anche già lavorando per un progetto, ambizioso e di grosso lustro, che è quello di proporci come Chieti capitale della cultura. Certamente punteremo al rilancio anche in termini di eventi, manifestazioni, il Teatro Marrucino, la Civitella. Faremo, comunque, tutto ciò che è nelle nostre possibilità per rivitalizzare Chieti.
“La vita a Chieti” è stato lo slogan della Sua campagna elettorale. Una promessa che si sente di riconfermare?
Certamente si perché Chieti in questi ultimi anni si è molto depressa e quindi bisogna riportare la vita, riportare entusiasmo e riportare economia. Noi faremo di tutto perché ciò avvenga.
Il prossimo sindaco di Chieti si chiamerà Paolo De Cesare?
Questo non glielo so dire. Cammin facendo si vedrà.

Nuovo fine settimana di screening di massa quello del 6 e 7 marzo prossimi, che riporterà in città la possibilità di sottoporsi a tamponi antigenici. Scopo dell’iniziativa, che, si ricorda, è promossa dalla Regione Abruzzo con la Protezione civile regionale e le Asl e il supporto dei Comuni, è quello di raggiungere il maggior numero di persone sul territorio. Si partecipa su base volontaria sia per i cittadini che per i medici e tutto il personale di supporto alle operazioni. Ecco il link per scaricare il modulo da esibire alle sedi con la tessera sanitaria: https://www.comune.chieti.it/documents/Modulo-da-stampare-e-firmare.pdf. “Ritorna per due giorni la cordata organizzativa che ha reso possibile gli screening di febbraio, con i quali abbiamo raggiunto migliaia di cittadini, ben oltre il target di 20.000 che ci eravamo prefissi con Prefettura e Asl – dice il sindaco Diego Ferrara – Il coordinamento a livello provinciale è del Prefetto che segue personalmente la situazione ed è proprio su questo tavolo che si è deciso di tornare a fare screening in città, ben consapevoli, però, che al momento ciò che davvero potrà fare la differenza sarà il ritmo della campagna vaccinale contro il covid, su cui abbiamo più volte chiesto tempi rapidi e serrati, assicurando la collaborazione che questi screening hanno rodato. Per tale ragione abbiamo voluto coinvolgere in modo particolare il mondo della scuola.
Nascerà Teate On Air, il progetto di una Web Radio per favorire il dialogo tra i giovani, che nasce dalla collaborazione fra l’associazione Erga Omnes, l’Informagiovani Chieti e gli assessorati all’Innovazione Sociale e alle Politiche Giovanili. “In questo momento di emergenza sanitaria che impone distanziamento e il blocco della didattica frontale la nostra neonata Web Radio si propone come uno strumento utile per favorire la socializzazione e il contatto tra i giovani presenti in città e farlo attraverso argomenti che parlino la loro lingua e raccontino la loro dimensione – dicono gli assessori all’Innovazione Sociale, Mara Maretti e alle Politiche Giovanili, Manuel Pantalone – Si tratta di uno strumento che sta riscuotendo attenzione e approvazione a livello nazionale, grazie anche alla grande diffusione di argomenti in podcast, che restano in rete anche a prescindere dagli orari di messa in onda. L’iniziativa è finanziata nell’ambito del progetto Giovani Risorse, avviso pubblico “Abruzzo giovani”, Fondo Nazionale Politiche Giovanili” e prevede la realizzazione anche di diverse attività di formazione e tutoring che consentiranno di far decollare lo strumento e arricchire la programmazione. Al fine di coinvolgere energie nuove e di alimentare confronto e creatività, si stanno reclutando collaboratori speaker per la web radio. Per informazioni e per partecipare si può compilare il modulo reperibile presso la pagina FB dell’iniziativa Teate On Air o chiamare il numero 0871-450291”.

In questo periodo di “restrizioni personali” dovute alla pandemia ancora in corso, in molti hanno riscoperto la spesa fatta dal commercio locale (fruttivendoli, piccoli alimentari, pescherie ecc.) favorendo cibi non surgelati e frutta di stagione.




Chieti torna ad avere bagni pubblici funzionanti: lavori di ripristino terminati in piazza San Giustino, piazza Malta, Villa comunale e piazzale Marconi. Stamane i sopralluoghi da parte del sindaco Diego Ferrara e dell’assessore ai Lavori pubblici Stefano Rispoli per verificare le condizioni dei servizi, che saranno operativi dalle ore 8 alle ore 18, per tornare a pieno regime con l’uscita dalla zona rossa. “Siamo molto soddisfatti di aver restituito alla città servizi che la comunità chiede da tempo e che per anni sono rimasti chiusi e trascurati – dicono il sindaco Diego Ferrara e l’assessore Stefano Rispoli – Il recupero della fruibilità dei bagni pubblici era uno dei primi impegni presi appena insediati e che abbiamo portato avanti con gli uffici tecnici comunali, per arrivare il prima possibile alla riapertura. Così, tornano operativi 4 dei 5 bagni pubblici, la cui funzionalità innanzitutto restituisce a Chieti decoro, speriamo, eliminando un problema igienico che riguarda diverse zone cittadine, soprattutto quelle più coperte o lontane dalla pubblica vista. Resta fermo il bagno di piazza Garibaldi, che richiede un intervento più complesso per il ripristino degli scarichi, ma siamo al lavoro anche su quello, in modo che tutto il territorio possa tornare coperto e che quando la pandemia consentirà di poter rivivere la città più pienamente, si aggiunga. Ma è anche una questione di qualità dei servizi che un capoluogo deve offrire ai cittadini, a chi ogni giorno sceglie la nostra città, nonché alle categorie che lavorano in strada per lungo tempo e che in questi anni hanno vissuto il disagio derivante dalla mancanza da parte del Comune della capacità di risolvere in modo concreto quello che è stato vissuto come un vero problema. Per queste ragioni abbiamo fatto della riabilitazione dei bagni una risultato di civiltà, un intento da concretizzare per rendere visibile da subito il concetto di cura cittadina che abbiamo in mente e che svilupperemo in questi cinque anni di mandato, coinvolgendo la cittadinanza nella cura dei beni pubblici. I bagni sono comunali e in quanto tali saranno resi fruibili ogni giorno e igienizzati, compatibilmente anche a quanto dispongono le normative Covid, ma non dimentichiamo che appartengono a tutti, quindi è un preciso dovere di chi ne farà uso non solo di trattarli come propri, ma lasciarli in buone condizioni igieniche e non danneggiarli, in modo che possano avere una lunga vita. Attenzioni che dovranno essere aggiunte a quelle dovute alla pandemia, quindi non solo la pulizia, ma anche il necessario distanziamento e la fruibilità in sicurezza, che sono condizioni imprescindibili per farli restare aperti”.






E’ stato (è) l’allenatore più amato dai tifosi neroverdi. Il 4 marzo 1993, oggi sono 28 anni, ci lasciava Ezio Volpi. Si spense a Porto Santo Stefano, la località della Maremma grossetana dove abitava la moglie Lucia, importante avvocatessa dell’Argentario. Giovane ancora, avrebbe compiuto 59 anni due mesi dopo (era nato a Milano il 4 maggio 1934). Volpi ha allenato il Chieti in due momenti profondamente diversi. La prima volta arrivò a Chieti nell’autunno del 1977 per sostituire Toni Giammarinaro. Era l’anno del passaggio del club, donato da Guido Angelini, al gruppo di imprenditori teatini che avevano costituito la SpA, struttura nuova che prometteva un futuro pieno di successi. Le cose, come sappiamo, andarono diversamente. Squadra di elevato valore tecnico, con alcune individualità di spicco (Torrisi) ma non c’era piena sintonia tra i dirigenti e le crepe cominciarono a manifestarsi abbastanza presto. Volpi riuscì a conseguire il traguardo minimo, l’ingresso nel gruppo delle formazioni ammesse alla nuova C1 (era la stagione della riforma del settore cosiddetto semipro). Modesto il campionato successivo ma con la bella decorazione di uno straordinario torneo anglo-italiano, competizione che vide il Chieti arrivare sino alla finale disputatasi allo stadio Angelini nell’aprile del 1979, i neroverdi vennero sconfitti dal Sutton. Amara retrocessione in C2 nel 1979-80 quando ormai le lotte intestine in società erano giunte a un punto tale da rendere inevitabile l’epilogo del fallimento, giunto poco tempo dopo. Una ferita profonda che non cicatrizzò mai. E quando nel ’90 Claudio Garzelli richiamò Ezio Volpi alla guida del Chieti, il tecnico savonese (di adozione) non disse no. Era la società gestita dal gruppo Mancaniello, tutt’altra (bella) realtà trovò Volpi nel rimettere piede a Chieti. E vinse il campionato con una cavalcata trionfale: squadra straordinaria ma qualità dei singoli e del collettivo sublimate da una gestione del gruppo sagace, intelligente, attenta. Volpi era allora un tecnico tra i più esperti e stimati nel mondo della C. La vittoria con il Chieti fu la quarta di Ezio dopo quelle conseguite con Francavilla, Asti e Nocerina. La successiva salvezza in C1 rappresentò l’ultima sua esperienza da allenatore. Gli restava un solo anno di vita.
Otto studenti universitari sorpresi durante una festa dentro un’abitazione a Chieti Scalo sono stati sanzionati dopo l’intervento dei Carabinieri del nucleo operativo Radiomobile. La telefonata alla Centrale Operativa di Chieti era arrivata da alcuni condomini in viale Benedetto Croce per lamentarsi di schiamazzi notturni e quando i carabinieri del Nor hanno bussato alla porta hanno trovato la legittima inquilina che cercava di far finta di niente. Dietro di lei, però, c’era un fuggi fuggi generale di altri ragazzi che tentavano di nascondersi, chi sul balcone e chi nelle altre camere dell’appartamento. A quel punto i militari sono entrati ed hanno sanzionato otto studenti tra i venti e venticinque anni che stavano mangiando in barba alle normative contro la diffusione del Covid: vino, birra e quello che restava di una cena tra amici in piena regola era sul tavolo in soggiorno e così i giovani non hanno potuto far altro che ammettere che si trattava di una festa.
Non si può che essere sollevati dalle rassicuranti dichiarazioni del Consigliere Febbo che, comunque, nel suo intervento palesemente ammette il ritardo con il quale il tutto è avvenuto. Che lo faccia ricordando che così è già stato anche in anni precedenti, quando al governo regionale c’era il centrosinistra, fa davvero sorridere giacché rimanda ad un fanciullesco “così fan tutti” che poco si addice a quelli che hanno chiesto consenso nella presunta, e spesa, considerazione di essere più capaci, efficienti, dunque migliori di chi li ha preceduti’’. Inizia così la replica della consigliera comunale del Pd di Chieti Barbara Di Roberto al consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo che è intervenuto affermando che la Regione Abruzzo ha rinnovato la Convenzione con l’Azienda Servizi alla Persona e soprattutto rinnovato i contratti degli operatori impiegati i cui stipendi sono regolarmente pagati. ‘’Ritiene, l’ex Assessore teatino, che le sollecitazioni del Pd siano adesso strumentali, ma dimentica di dire che nell’organismo di riferimento del Comune di Chieti, ossia tra i portatori di interesse, sedeva proprio un suo consigliere, peraltro nuovamente eletto, che evidentemente altrettanto poco ha interloquito e agito a favore dell’ASp teatina – prosegue Di Roberto. A tal proposito corre l’obbligo di far notare a Febbo che la nomina del suo consigliere è scaduta, e che anzi il Consiglio comunale della sua città, ha individuato nuovi referenti che sono ancora in attesa di provvedimento regionale per il proprio legittimo insediamento. Il 12 gennaio con n. di protocollo 1532 il Comune di Chieti ha trasmesso alla Regione Abruzzo la Delibera per i nuovi portatori d’interesse, che non sono però della sua stessa compagine politica. Pensasse dunque a questo il Consigliere Febbo: si facesse promotore ed intermediario per ovviare a questa ennesima lentezza del governo di centrodestra in Regione. A proposito, invece, della solita propaganda fatta a discredito altrui, non si può che ricordare che con il precedente assessorato regionale l’Asp ha beneficiato della risoluzione di un contenzioso di milioni di euro lasciato nel dimenticatoio per ben 11 anni. Smettesse i panni della costante campagna elettorale il Consigliere Febbo. L’aver garantito stipendi certi a chi presta il proprio servizio in strutture particolarmente sensibili a causa del Covid – conclude Di Roberto – è la sola unica notizia che andava data, nonché il minimo sindacale dovuto a loro e alla città di Chieti’’.



“Sono tanti gli utenti teatini che in questi giorni stanno cercando di risolvere il rompicapo delle fatture per il consumo dell’acqua. In tutta Chieti si moltiplicano le brutte sorprese per migliaia di utenti, chiamati loro malgrado a fare i conti con bollette salatissime e poco trasparenti. Una situazione che si reitera ormai da tempo e che ha origine dal subentro dell’Aca nella gestione del servizio idrico cittadino”. Lo dice Giampiero Riccardo, capogruppo di ”Chieti Viva” in Consiglio comunale a Chieti. ”E’ ormai diventata una consuetudine ricevere bollette con una differenza abissale tra l’effettivo consumo e le richieste di pagamento, con conguagli poco chiari o con periodi di riferimento già saldati. Tutto ciò è ormai diventato intollerabile, ancor di più considerata la pandemia – aggiunge Riccardo. Siamo al paradosso: da un lato la zona rossa per fermare i contagi, dall’altro l’Aca costringe i cittadini ad uscire e mettersi in coda presso il proprio ufficio di Via delle Robinie per avere chiarimenti sulle varie voci in bolletta. Non è così che si gestisce un servizio pubblico. Chieti Viva sta raccogliendo testimonianze documentali per un’interpellanza al Comune ma l’auspicio, ovviamente, è che l’amministrazione Ferrara intervenga immediatamente per chiedere spiegazioni direttamente all’Aca che possano tranquillizzare i tantissimi cittadini convinti di dover reagire in modo commisurato a quella che a loro appare come una vera e propria ingiustizia”.
Fanno quadrato intorno a Francesca Buttari, l’ormai ex assessora di Francavilla al Mare, tutte le iscritte della Conferenza delle Donne Democratiche della Provincia di Chieti. ”Abbiamo appreso con grande stupore, in data 2 marzo, la revoca dell’incarico di Assessore alle Politiche Sociali, Istruzione, Politiche Comunitarie, Accoglienza e Pace alla Dottoressa Francesca Buttari da parte del sindaco di Francavilla al Mare, Antonio Luciani – scrive la Portavoce Marta Rapa a nome di tutte le iscritte. Defenestrata una seconda volta un paio di settimane dopo esser stata già privata della carica di vice sindaco. Ma non per demeriti della sua azione. Il casus belli? Dei manifesti affissi in città nell’imminenza della Giornata Internazionale dei Diritti della Donna 2021, realizzati a titolo personale e contenenti un augurio rivolto a tutte le donne in un momento assai difficile e complicato. Un gesto di sensibilità che evidentemente non è stato gradito nella sua semplicità e purezza. Ancora una volta ci troviamo dunque al cospetto di una dimunutio del ruolo prezioso delle donne in politica e del loro impegno nella gestione della cosa pubblica. La storia della Dottoressa Francesca Buttari, da sempre in prima linea nella battaglia per i diritti delle donne – scrive ancora Rapa – , con fatti e iniziative concrete non solo sul territorio comunale, parla per lei, esattamente come sono pienamente esaustivi i commenti di dissenso, arrivati a decine, da parte dei cittadini di ambo i sessi proprio al post Facebook del sindaco, perchè si sono visti inspiegabilmente privati di un’amministratrice attenta e capace, vicina ai bisogni della comunità e concreta nelle sue azioni. Una scelta incomprensibile, sbagliata nei tempi e soprattutto nei modi, motivata con un discorso che lascia trasparire logiche mirate alla prossima tornata elettorale in città. Ancora una volta la politica non premia la meritocrazia e non riconosce l’ottimo lavoro fatto da una donna ritenuta evidentemente “scomoda”. Alla Dottoressa Buttari – conclude Rapa – va la nostra piena e incondizionata solidarietà insieme al nostro totale sostegno, nella speranza di poter affidare ad una prossima nota contenuti che non siano di questo tenore ma che possano finalmente evidenziare un vero riconoscimento del ruolo della donna nella politica”.

Continuano i controlli della Guardia di Finanza nella provincia di Chieti per il contenimento del rischio da contagio Covid -19. Con il perdurare dell’emergenza epidemiologica sono stati intensificati i servizi di controllo del territorio, in costante coordinamento con l’Autorità di P.S e le altre Forze di Polizia, privilegiando il monitoraggio delle attività economiche ritenute a maggior rischio di assembramento, specie delle fasce di età più giovane. Procedono, inoltre, le attività di prevenzione e contrasto delle Fiamme Gialle in materia di “lotta al carovita” e per la sicurezza economica dei prodotti, al fine di prevenire ingiustificati rialzi dei prezzi di vendita di dispositivi di protezione e per l’igiene, ma anche di verificarne gli standard di qualità previsti. Diversi turni di servizio sono stati svolti anche a seguito delle segnalazioni pervenute dai reparti esterni e dai cittadini, tramite il servizio di pubblica utilità 117, per focalizzare i contesti economici potenzialmente a maggior rischio.Nell’ultimo bimestre sono stati controllati oltre 3.200 esercizi commerciali ed aziende. Nei servizi di pattugliamento sono stati verbalizzati 6 titolari di attività commerciali con relativa proposta di chiusura ed è stata disposta la chiusura provvisoria di 2 esercizi commerciali che operavano in assenza delle previste misure di prevenzione. Inoltre, sono state controllate oltre 3.700 persone e multati 14 soggetti con la sanzione di 400 euro, ridotta a 280 euro se pagata nei termini previsti. In particolare, nel vastese, è stato sottoposto a controllo un bar al cui interno vi era un soggetto intento a consumare bevande al banco. La condotta, in applicazione dell’ordinanza nr. 7 del 12/02/2021 del Presidente della Regione Abruzzo che ha istituito la “zona rossa” e quindi vieta la somministrazione di cibi e bevande all’interno degli esercizi pubblici, è stata sanzionata ai sensi dell’art. 3 comma 4 lett. c) DPCM 14 gennaio 2021. A Francavilla al Mare è stato controllato un circolo ricreativo, dove sono stati rinvenuti, tra l’altro, due videopoker completamente irregolari, in quanto non collegati alla rete, prontamente sequestrati. Durante le fasi di accesso è stato trovato un soggetto intento ad utilizzare l’apparecchio da divertimento, in violazione delle prescrizioni anti-covid ed è scattata la sanzione sia per l’avventore che per il titolare del circolo. Sono in corso inoltre numerosi controlli per verificare le modalità di erogazione dei fondi statali “buoni spesa” e la regolarità delle domande per accedere al sostegno della liquidità delle famiglie durante la pandemia. Nell’ultimo periodo sono stati sanzionati nr. 13 soggetti per indebita percezione del contributo statale in mancanza dei previsti requisiti reddituali o patrimoniali.
Questo fine settimana tornano gli screening di massa a Chieti. I tamponi antigenici per la diagnosi del Covid 19 saranno effettuati gratuitamente dalle 8,30 alle 13,30 e dalle 14,30 alle 19,30 a Chieti Scalo nella palestra di Colle dell’Ara ed a Chieti alta al Palazzo Lepri. Per effettuare lo screening è necessario presentare un documento d’identità, la tessera sanitaria e il modulo compilato, scaricabile dal sito del comune. Non possono partecipare i minori di 6 anni, le persone sintomatiche, gli operatori sanitari già sottoposti a controlli ASL, le persone positive e chi è in attesa del tampone.
Non si placa la polemica sul no pronunciato dal consiglio comunale di Guardiagrele alla revoca della cittadinanza onoraria concessa nel lontano 1924 a Benito Mussolini. Sui social e sui giornali tanti interventi a ennesima dimostrazione che questo sia un Paese che non riesce ancora a fare i conti con il proprio passato e a capirne errori ed orrori, in modo da evitarli in futuro. Invece che operare sulle coscienze e mettere al primo posto valori di democrazia, di libertà, di rispetto umano per sbarrare definitivamente la porta a chi invece è portatore di odi e di negazione di quei valori, si continua a pensare che basta cancellare la storia, senza capire perché quella pagina è stata scritta. Eppure bisognerebbe ricordare e capire a questo punto perché a suo tempo l’arcivescovo Giuseppe Venturi rifiutò, a guerra finita, di far togliere i fasci che esistono sulla cupola della cattedrale (dove ancora sono) ed anche perché il museo Universitario teatino si trova nel palazzo che porta il nome di Arnaldo Mussolini. Inoltre il quel palazzo ci sono ancora i fasci, privati però delle asce, come se distruggere un manufatto, come si voleva fare abbattendo anche le due torri, potesse cancellare il passato legato al regime fascista. Non si è capito allora, e ancora si stenta a capire, che la rimozione di fatti che hanno portato lutti e tragedie si ottiene non cancellando simboli ed anche opere realizzate in quel periodo, ma agendo sulle coscienze per far capire errori e infamie commesse nei periodi considerati. Ma tutto questo è ancora impedito da chi continua a far scelte faziose e slegate da qualsiasi serie valutazione storica sui tempi e sui personaggi. Ed è questo forse il vero problema del Belpaese.




Il Città di Chieti U19 esordisce con una bella vittoria sul campo dello Sporting Venafro per 4-5, sfoderando una grinta e un cuore grandissimi che alla fine hanno portato i primi 3 punti. Non è stato assolutamente facile, d’altronde il risultato parla chiaro in un match sempre in bilico. Il duo Nucilli/Farinacci – rivelatisi impeccabili nella preparazione e lettura della gara – si affida subito al tridente Marcuccitti/Stefanachi/Blasioli (2004) che con un minutaggio alto, garantiranno qualità alla squadra, mentre è ottimo l’esordio di Onnembo come quello di Pozzi, un 2004 che non ha accusato nessuna emozione. Infine Monte tra i pali si è ben distinto compiendo più di un intervento prodigioso. La partita inizia bene grazie al doppio vantaggio firmato da Marcuccitti: un tiro forte centrale viene deviato da un avversario e termina in rete, il secondo gol da posizione defilata, ma negli istanti finali del primo tempo il Venafro realizza l’1-2. Ad inizio ripresa ci sono occasioni per entrambi ma i molisani riescono a pareggiare. La stanchezza affiora, ci sono diversi errori ma è Pozzi (a cui è mancato solo il gol) a offrire un assist comodo a Onnembo per il 2-3; il Venafro pareggia subito e poi si porta avanti 4-3 ma l’insistenza di Blasioli (cresciuto tantissimo nel corso della ripresa) tra due avversari riesce a pareggiare in area molisana. Marcuccitti viene espulso, la situazione diventa critica con l’inferiorità ma qui, esce tutta la forza e l’anima di un gruppo mai domo che prima si chiude e si difende con il coltello tra i denti e poi con una autentica perla di Onnembo (doppietta, applausi ad un ragazzo che macina km per giocare) che finta spiazzando l’avversario e si invola verso la porta del Venafro facendo esplodere un fendente per il 4-5 finale.



Ho meditato molto su come iniziare l’editoriale di presentazione de “Il giornale di Chieti”, con quale “incipit” avviare questa avventura.

Si erano dati appuntamento a Roccamontepiano, nei pressi di un antico casolare, per fare un pic nic ma alcuni residenti hanno avvertito i carabinieri di Casalincontrada che, giunti sul posto, hanno multato i partecipanti per inosservanza delle misure per il contenimento del Covid. Cinque persone, dai 30 ai 40 anni provenienti dai comuni limitrofi, avevano approfittato della bella giornata e si erano appena riuniti con tanto di banchetto: damigiane di vino, salumi e formaggi il menu alla base della festa all’aperto. I partecipanti avevano allestito nel cortile del casolare una vera e propria tavolata, organizzata nei minimi dettagli con sedie, tovaglie e posate. I partecipanti sono stati mandati via immediatamente con l’intimazione di fare rientro nei comuni di residenza.
Chieti conta più di tremila anni di storia, ed è tra le più antiche città italiane: si può capire che tutto ciò che riguarda i retaggi del suo passato possano e debbano suscitare attenzione ed interesse, ma quanto sta accadendo per gli scavi che hanno interessato piazza San Giustino va oltre la comprensione, perché si rischia solo di fare danno alla causa che dovrebbe essere la tutela degli interessi cittadini. Infatti si è generato un grottesco scontro tra i tecnici della Soprintendenza e chi, con studi anche pubblicati e vari interventi sui media e sui social, vorrebbe che gli scavi continuassero, senza che però entrambe le parti scese in campo avessero fatto un solo cenno al vero problema, per non usare la parola scandalo, che esiste quando si parla del nostro patrimonio archeologico: la fruibilità di quel patrimonio. Qual è infatti la realtà che la città vive non da oggi, quando per la situazione di chiusura esistente si potrebbe chiamare in ballo l’epidemia che ci ha colpito? Non solo i musei sono chiusi o aperti a singhiozzo, ma i siti che sono stati oggetto di più interventi, finanziati con cifre improntanti, vale a dire le terme romane, il teatro, i tempietti e la struttura ipogea che si trova sotto l’attuale sede del comune, sono tutti sbarrati con prospettive assai incerte sulla loro effettiva futura apertura. Si ricorderà che già nel 1996, sindaco Nicola Cucullo, venne firmato un accordo di programma tra il Comune e la Soprintendenza per rendere visitabili quattro siti, proprio quelli già citati: terme, teatro, tempietti e struttura ipogea. Soldi spesi ma le porte sono restate sbarrate: oggi sono stati annunciati altri finanziamenti, nella speranza che siano previste anche date certe per la loro riapertura e la loro gestione in funzione della accessibilità da parte di possibili turisti e degli stessi cittadini. Il punto diventa allora imporre che per ogni intervento si chieda, anzi si pretenda, che non solo vengano indicati con certezza tempi e modi di procedere, ma anche cosa avverrà dopo, a lavori finiti. A Chieti finora tutto questo non è accaduto e certo la cosa non appare accettabile, proprio in considerazione ciò che potrebbe dare alla città una giusta valorizzazione del proprio patrimonio archeologico. A questo punto va ricordato quanto accadeva negli anni 60 grazie all’allora Ente provinciale del turismo del presidente avvocato Pace: ai tempietti si svolgevano mostre e manifestazioni varie ( oltre ad ospitare la sede dello Speleo club che organizzava seguitissime escursioni nella Chieti sotterranea), al teatro e alle terme si organizzavano rappresentazioni teatrali e momenti di aggregazione. Altri tempi e altre situazioni certo, ma resta l’esempio dato allora. C’è anche l’altro discorso dell’utilizzo dell’anfiteatro della Civitella che andrebbe affrontato e chiarito in tutti i suoi aspetti possibili, per determinare un cambio di passo a questo punto quanto mai necessario e urgente del rapporto tra la città e chi gestisce il suo patrimonio archeologico, per mettere in chiaro finalmente che non basta scavare e scoprire, ma diventa indispensabile, per chiudere un circuito davvero virtuoso per la comunità, valorizzare rendendolo pienamente fruibile quello che è emerso e ancora emerge dal trimillenario passato di Teate.
Arriva la prima sconfitta lontana dalle mure amiche nella guida Maffezzoli. Rieti vince 77-63.
1922: è questa la data di nascita del Chieti che tra un anno celebrerà il secolo di vita. La società venne battezzata “Unione Sportiva Chieti”, risultato della fusione tra la RIIS (Regio Istituto Industriale), della Novelli (espressione dell’Istituto Tecnico Commerciale) e dello Sport Club Chieti. Ci furono dunque iniziative promosse da gruppi di studenti alle radici del calcio a Chieti. Neroverdi i colori della nuova società, presidente Carlo Massangioli esponente di una delle famiglie di più alto censo in città, grande borghesia teatina. L’attività ufficiale dell’Unione cominciò a svilupparsi nel 1923 con una serie di amichevoli che un periodico dell’epoca (tra l’altro già molto evoluto nella sua veste grafica) “La Risata Sportiva” riepiloga in dettaglio:




