E’ stato (è) l’allenatore più amato dai tifosi neroverdi. Il 4 marzo 1993, oggi sono 28 anni, ci lasciava Ezio Volpi. Si spense a Porto Santo Stefano, la località della Maremma grossetana dove abitava la moglie Lucia, importante avvocatessa dell’Argentario. Giovane ancora, avrebbe compiuto 59 anni due mesi dopo (era nato a Milano il 4 maggio 1934). Volpi ha allenato il Chieti in due momenti profondamente diversi. La prima volta arrivò a Chieti nell’autunno del 1977 per sostituire Toni Giammarinaro. Era l’anno del passaggio del club, donato da Guido Angelini, al gruppo di imprenditori teatini che avevano costituito la SpA, struttura nuova che prometteva un futuro pieno di successi. Le cose, come sappiamo, andarono diversamente. Squadra di elevato valore tecnico, con alcune individualità di spicco (Torrisi) ma non c’era piena sintonia tra i dirigenti e le crepe cominciarono a manifestarsi abbastanza presto. Volpi riuscì a conseguire il traguardo minimo, l’ingresso nel gruppo delle formazioni ammesse alla nuova C1 (era la stagione della riforma del settore cosiddetto semipro). Modesto il campionato successivo ma con la bella decorazione di uno straordinario torneo anglo-italiano, competizione che vide il Chieti arrivare sino alla finale disputatasi allo stadio Angelini nell’aprile del 1979, i neroverdi vennero sconfitti dal Sutton. Amara retrocessione in C2 nel 1979-80 quando ormai le lotte intestine in società erano giunte a un punto tale da rendere inevitabile l’epilogo del fallimento, giunto poco tempo dopo. Una ferita profonda che non cicatrizzò mai. E quando nel ’90 Claudio Garzelli richiamò Ezio Volpi alla guida del Chieti, il tecnico savonese (di adozione) non disse no. Era la società gestita dal gruppo Mancaniello, tutt’altra (bella) realtà trovò Volpi nel rimettere piede a Chieti. E vinse il campionato con una cavalcata trionfale: squadra straordinaria ma qualità dei singoli e del collettivo sublimate da una gestione del gruppo sagace, intelligente, attenta. Volpi era allora un tecnico tra i più esperti e stimati nel mondo della C. La vittoria con il Chieti fu la quarta di Ezio dopo quelle conseguite con Francavilla, Asti e Nocerina. La successiva salvezza in C1 rappresentò l’ultima sua esperienza da allenatore. Gli restava un solo anno di vita.
Il popolo neroverde ne ha fatto una vera e propria icona. La curva degli ultrà dello stadio Angelini è stata intitolata ad Ezio Volpi e sulle bandiere neroverdi del tifo organizzato non mancano le gigantografie del suo volto. Perché la gente ha amato e ama ancora tanto Volpi? La risposta è abbastanza semplice. Non tanto per la sua competenza tecnica, per la preparazione e la professionalità testimoniate dal numero delle promozioni ottenute in carriera, su questi aspetti non c’è da discutere. Volpi è ancora un ricordo vivo e incancellabile nel cuore della gente per le sue doti umane: la serietà, il rigore sul lavoro, l’onestà, la mitezza, l’attaccamento che dimostrò fino alla fine per i colori neroverdi. Per tutte queste ragioni nell’immaginario popolare Ezio Volpi occupa un posto di assoluto rilievo. Giusto ricordarlo nell’anniversario della scomparsa.
