“Facendo seguito alla nota ministeriale n. 5274 dell’11 luglio 2024, è disposto anche per gli studenti del secondo ciclo di istruzione il divieto di utilizzo del telefono cellulare durante lo svolgimento dell’attività didattica e, più in generale, in orario scolastico.”
(sito ufficiale del Ministero italiano dell’Istruzione)
Ecco le parole che hanno scatenato un grande numero di polemiche tra gli studenti italiani.
Da mesi si parla delle nuove disposizioni dell’attuale ministro dell’istruzione riguardo il divieto assoluto dei cellulari a scuola, e io non posso fare altro che dire la mia, in quanto studentessa liceale, ma soprattutto in quanto ragazza dotata, fortunatamente, di senso critico.
Premetto che durante le lezioni non è mai stata mia abitudine utilizzare il telefono, per il semplice fatto che avrei commesso un grande torto nei miei confronti dato che, ascoltando la spiegazione dei professori, io già sento di aver svolto il 50% del lavoro.
Inizialmente, non mi è sembrato che la notizia portasse significativi cambiamenti, poi, però, ho pensato a tutti gli studenti che ormai basano la loro carriera scolastica sull’intelligenza artificiale, spegnendo il cervello e passandola liscia, rispetto a persone, che si impegnano veramente e tengono all’onestà anche sbagliando a livello didattico.
Anche se in pochi lo ammettono ormai siamo completamente guidati e controllati dai dispositivi tecnologici, gli stessi che sono stati inventati da esseri umani. invece dovremmo essere tutti al corrente degli effetti negativi che determina l’uso sistematico del cellulare sulla nostra salute fisica e mentale.
È come se avessimo avviato una lenta autodistruzione, perché anche se “drammatica”, la mia previsione è proprio che un giorno la tecnologia arriverà a dominarci e si ritorcerà completamente a nostro sfavore. Non sono contro la digitalizzazione, ma contro i non-limiti che nessuno nell’uso si dà senza crearsi scrupoli, sì.
Il primo giorno di scuola i professori hanno spiegato le conseguenze disciplinari in caso di uso del cellulare in orario scolastico; se ne è parlato nelle classi anche per la necessità degli studenti di capire le effettive ragioni di questa decisione, perché a noi è arrivata solo la parola “divieto”, senza altre particolari spiegazioni, ed è veramente scoraggiante come ad oggi dobbiamo sempre ricorrere alla proibizione di qualcosa perché se ne fa cattivo uso, soprattutto da parte delle nuove generazioni che l’hanno presa come una punizione.
A questo punto mi viene in mente Machiavelli, che ne “Il Principe” afferma che se il mondo fosse popolato da buone persone, non sarebbe necessario essere volpe e leone allo stesso tempo: non servirebbe prendere provvedimenti con astuzia e forza se non venissero commesse delle cattive azioni, perché tutto ciò che facciamo ha delle conseguenze.
Tutto questo mi ha fatto intendere che abbiamo veramente oltrepassato il limite e la cosa peggiore è che non ce ne siamo nemmeno resi conto, si pensa subito a criticare senza riflettere scambiando, come dice Machiavelli la figura autorevole per quella autoritaria, perché tanto tutto ciò che si decide nei piani alti viene inteso come qualcosa che ci andrà a ledere.
Non voglio dire che dobbiamo accettare la qualsiasi e che dobbiamo fidarci a occhi chiusi, siamo esseri pensanti con il diritto di esprimere la nostra opinione, ma dobbiamo anche imparare a comprendere che non tutti i mali vengono per nuocere: il primo giorno di scuola, alla fine delle lezioni dopo che sono stata sei ore senza accendere il telefono, mi sono sentita veramente diversa e ho capito quanto anche io ne fossi dipendente e sono speranzosa del fatto che alla fine di questo anno scolastico il mio rapporto con il telefono possa cambiare e io personalmente questo lo considero un bene.
Tuttavia leggendo la circolare indirizzata alle scuole, ho notato diverse contraddizioni perché viene specificato che tablet e computer sono ammessi per seguire la lezione o prendere appunti, come se con questi dispositivi non fosse possibile aprire altre schede tra social e giochi virtuali.
Oltre al fatto che le scuole italiane dispongono di scarse risorse economiche per garantire a tutti un dispositivo per le lezioni, sorge anche la considerazione che ci troviamo nell’era della digitalizzazione che sono innumerevoli i progetti scolastici che vengono organizzati ricorrendo alla tecnologia, quindi mi pare un controsenso vietare il cellulare anche per utilizzo prettamente didattico con l’autorizzazione e la supervisione dei docenti.
Mi vengono in mente le iscrizioni online a siti e app di cui noi studenti abbiamo bisogno per orientamento e percorsi scuola-lavoro.
Secondo me la chiave sta nel trovare un equilibrio tra i vari ambiti che questo grande argomento sulla digitalizzazione scolastica abbraccia, sicuramente il divieto così drastico non può essere la soluzione definitiva, ma se queste sono le decisioni, salto alla conclusione che c’era davvero poco altro da mettere in atto.
Silvia Petrongolo

Apparentemente, non ci sarebbero scenari in cui sia consentito l’impiego del cellulare, se non per chi dispone di un piano di studi che per sua natura lo contempli. Per il resto, niente e tutti sono tagliati fuori.
Personalmente, mi sento fortemente d’accordo con la prima parte dell’ordinanza ministeriale, ma poi la mia opinione si discosta verso la fine.
Procedo per gradi: il fatto che sia stato proibito l’uso del telefono in sé per sé non mi rattrista più di tanto.
Sono innumerevoli gli studi scientifici condotti riguardo il male psicofisico arrecato da tali dispositivi proprio e in particolare su noi adolescenti che, spesso e volentieri, pur non rendendocene conto, ne siamo succubi e dipendenti.
Alla luce degli esiti di questi studi, ritengo che il non-utilizzo dei cellulari a lungo andare non potrà che farci del bene.
Non mi riferisco solo al rendimento scolastico, visto che è chiaro che già stando più attenti in classe, studio e apprendimento siano facilitati e migliorino, ma anche al nostro umore, alle nostre capacità relazionali (in merito sono d’accordo che non venga usato nemmeno a ricreazione), al nostro sonno e più in generale al nostro benessere.
Fino a questo momento non potrei essere più d’accordo di così, se non fosse che successivamente nell’ordinanza viene richiamata l’attenzione della scuola (nel senso di apparato docenti) sul suo compito fondamentale e rimasto invariato di educare digitalmente noi studenti, aggiungendo che è pertanto “ovviamente” concesso l’uso di PC e tablet, strumenti, tuttavia, di cui la scuola non sempre dispone.
Oltre a quest’ultima affermazione, si ribadisce in seguito che analogamente gli studenti dovranno essere educati all’impiego dell’IA.
Ritengo sia incoerente e quasi fantasioso chiedere alla scuola di istruire all’uso del digitale e dell’IA senza poterne fare uso in alcuna situazione, visto che ciò è stato detto e ribadito più volte.
Voglio quindi dire semplicemente che secondo me è bene che a scuola l’uso del telefono sia limitato, senza che venga “confiscato” o vietato anche per un fatto di responsabilità individuale dello studente. Non solo, ma anche e soprattutto perché per alcune attività può risultarne non necessariamente illecito l’uso, anche per il recente avvento dell’IA, impiego della quale dovremmo essere tutti effettivamente educati.
Miriam Consorte
