La solitudine non piace a nessuno, oggi meno che mai. Dicono.
È una brutta bestia la solitudine. Dicono.
È stare a casa senza amici e guardare un cellulare che non squilla, che non vibra di messaggi: perché nessuno ti cerca. Dicono.
È annoiarsi. Dicono.
La solitudine è l’opposto della vita, perché siamo fatti per l’amicizia. Dicono.
Quante volte attraversiamo momenti bui e ci chiudiamo in noi stessi?
Quante volte abbiamo bisogno di passare un momento da soli distaccandoci dalla realtà?
Per un fatto espresso molto bene dalla francese Madeleine Delbrêl (1904-1964):
“In ognuno di noi c’è qualcosa che non sarà mai compreso da nessuno. Questo qualcosa è la causa stessa della nostra solitudine, della solitudine che ci è connaturale. È questa solitudine che dobbiamo accettare in primo luogo”.
Di primo acchito potrebbe risultare strano, ma se ci si sofferma a riflettere è proprio vero.
Nel corso della vita incontreremo numerose persone che cambieranno la direzione della nostra storia, ma, per chi ci crede, a seguirci sempre anche dopo la morte, siamo noi stessi.
Questo porta a comprendere quanto bisogna essere importanti per sé e quanto gli altri abbiano realmente un ruolo variamente quantificabile nella nostra vita.
Solo tu sai cosa senti, solo tu sai chi sei.
Come amare qualcuno se non si ama prima il proprio io?
Ci sono ragazzi e ragazze che si barricano nella solitudine per eccessiva timidezza, o perché si sentono scartati dalla società, vecchia o nuova che sia, arrivando a non avere fiducia nel futuro.
La solitudine assume per i più accezione negativa, poiché tutto intorno a noi ci spinge ad avere contatti, ad avere sempre il tempo occupato con qualcosa e con qualcuno, a essere brillanti con gli altri.
La realtà è che molto più spesso di quanto si possa immaginare, avere una caduta può essere il migliore dei modi per diventare grandi. Un fallimento è il solo modo per visitare il fondo, assolutamente, non perché dobbiamo essere persone invisibili o solo abituati a soddisfare aspettative altrui, piuttosto perché avere un insuccesso, lavorativo, amoroso, in ambito relazionale, fa scattare nell’essere umano l’istinto di sopravvivenza e perché quando vedi il fondo prendi le redini in mano e decidi di agire.
La solitudine può essere un periodo che ci annuncia rinascita, durante il quale ci si prende cura di se stessi, e, perché no, può diventare una scelta permanente. Dico.
La solitudine non è obbligatoriamente un momento triste. Dico.
Bisogna tutelare il proprio spazio e dire “no” alle richieste smisurate. Dico.
L’allenamento a stare solo con se stessi aiuta poi a comprendere gli spazi altrui, a non giudicare, ma soprattutto, a rispettare ciò di cui ciascuno ha bisogno, perché solo stando prima bene con se stessi si impara a comprendere gli altri. Dico.
Today: 22/04/2026
