Nell’ambito della procedura di riequilibrio economico-finanziario decisa dalla Giunta del Sindaco Ferrara si innesta anche la decisione di revocare la delibera con la quale il Comune di Chieti, nel corso della passata consiliatura, aveva affidato la gestione dei nidi comunali alla Chieti Solidale.
Su questa decisione si è incentrata gran parte della discussione nel Consiglio comunale di giovedì dove i gruppi di opposizione, insieme ad Azione Politica, hanno contestato sia il merito della decisione, sia la legittimità del provvedimento.
A ben vedere tuttavia, la scelta della Giunta Ferrara non fa altro che confermare le previsioni che qualcuno aveva già anticipato nel 2018: Chieti Solidale non è in grado di gestire il servizio. Non lo è oggi e non lo era neppure prima.
I motivi erano ben noti, bastava rendersi conto dello stato in cui versavano e versano tutt’ora, gli immobili comunali sede degli asili: sismicamente inadeguati, privi (in alcuni casi) delle caratteristiche di conformità alla normativa anti-incendio, strutturalmente deficitari, privi della conformità alle regole igienico-sanitarie.
Era chiaro a chiunque avesse un minimo di intelligenza critica che Chieti Solidale non poteva sostenere la spesa necessaria a rendere adeguate le strutture all’interno delle quali avrebbe poi dovuto gestire i nidi comunali.
La scelta della Giunta Di Primio dunque aveva uno scopo ben preciso: far quadrare i conti disastrati del Comune eliminando la voce dovuta alla spesa di gestione diretta degli asili nido e contemporaneamente, evitare di far capire alle famiglie di Chieti, almeno a quelle con bambini piccoli, che l’ente era di fatto costretto a privarli di un servizio essenziale.
Era dunque logico, finanche scontato, che l’amministrazione targata Ferrara avrebbe dovuto gestire la classica “patata bollente”; sarebbe stato così per chiunque avesse vinto le elezioni amministrative del 2020.
L’appunto che si deve avanzare a questa Giunta ma soprattutto a quei Consiglieri di maggioranza che in campagna elettorale avevano preso l’impegno di riattivare i servizi comunali in precedenza annullati è che occorrevano maggiore prudenza ed avvedutezza al fine di evitare di fare promesse impossibili da mantenere.
Stesso discorso vale per la previsione di riattivare la gestione diretta da parte del Comune di questi servizi entro uno o due anni.
Sono tempi troppo ottimistici. Basta considerare che occorre innanzitutto trovare i fondi per provvedere alla sistemazione degli immobili, poi si dovranno affidare i lavori ed attenderne il completamento; allo stesso modo dovranno essere reperite le somme necessarie ad acquistare gli arredi e quelle sufficienti a garantire la copertura dei posti di lavoro.
Realisticamente parlando, per poter fare tutto questo potrebbe non bastare un’intera consiliatura ma sarebbe già molto se, nel corso del 2021, si riuscissero a gettare solide basi per garantire la riuscita di questa impegnativa parte del programma politico dell’attuale amministrazione.
In quest’ottica, la revoca di una delibera impossibile da attuare è, oggettivamente, un atto dovuto, con buona pace per tutte le voci contrarie che in larga parte coincidono con quelli di quanti, nel corso del 2018, avallarono la scelta della Giunta Di Primio ben conoscendone scopi ed effetti.
