Creatività, coraggio e radici: il cuore pulsante di Merceria 1965

Nel cuore di Chieti, tra le vie che custodiscono ancora il sapore della tradizione e il valore delle piccole botteghe, esiste un luogo in cui passato e presente dialogano con naturalezza: Merceria 1965. Un negozio che è molto più di un punto vendita: è una storia familiare, un’eredità che parla di lavoro, dedizione e passione tramandate di generazione in generazione.

A guidare oggi l’attività è Serena, una giovane imprenditrice che ha creduto in un settore che molti davano per superato, ma che lei ha saputo reinterpretare con energia, visione e coraggio. Accanto a lei, sempre presente, c’è la mamma Daniela, che con esperienza e sensibilità rappresenta il ponte tra ciò che era e ciò che può diventare il mondo della merceria. Perché sì, questo piccolo universo fatto di bottoni, fili, stoffe, aghi, servizi sartoriali e creatività è ancora attuale, vivo e sorprendentemente ricercato, anche dalle nuove generazioni.

Merceria 1965 nasce come omaggio alla storia della famiglia di Serena, una famiglia di commercianti che nel 1965 aprì il primo negozio a Chieti. Oggi quella data è diventata un simbolo, un marchio che custodisce valori autentici, un modo per ricordare chi ha iniziato questo percorso e per continuare a costruire un futuro che affonda radici profonde nel territorio.

Nonostante le difficoltà di un periodo storico complesso, l’apertura in piena pandemia, le incertezze economiche e una concorrenza sempre più digitale, Serena ha scelto di credere nel valore del contatto umano, nella qualità del servizio, nella capacità di costruire legami veri con la clientela. E i risultati dimostrano che questa scelta è stata vincente: oggi la merceria è un punto di riferimento non solo per chi cerca prodotti specifici, ma per chi desidera trovare un luogo accogliente, competente e pronto a dare soluzioni su misura.

Con Serena abbiamo parlato della sua storia, delle sfide, dei sogni e di come un negozio possa diventare un presidio culturale e sociale del territorio.

 

D. Partiamo dal nome: perché “Merceria 1965”?

R. Il nome nasce dal desiderio di rendere omaggio alla mia famiglia, che è sempre stata una famiglia di commercianti. Mia nonna e la mia bisnonna avevano delle attività a Chieti e il primo negozio venne aperto proprio nel 1965. Mi piaceva riportare in vita quella memoria, far sì che la nostra storia non andasse perduta e che chi entra in questo negozio percepisca che c’è una radice profonda, una tradizione solida. Non è un semplice nome: è un ponte tra ciò che è stato e ciò che continuiamo a costruire ogni giorno.

D. Raccontaci la storia del negozio: com’è nato e com’è cambiato nel tempo?

R. Il nostro negozio è nato in un periodo complicatissimo: eravamo in piena pandemia, con la zona rossa, giorni di apertura alternati, confusione e tanta incertezza. È stato un vero tuffo nel vuoto, ma eravamo convinte del progetto, soprattutto mia mamma che ci credeva già da tempo. Io all’inizio ero un po’ scettica perché pensavo che il settore fosse obsoleto per la mia generazione, ma mi sbagliavo. Ho scoperto un mondo vivo, in evoluzione, frequentato non solo da persone più adulte ma anche da giovani che amano i lavori manuali, la creatività, il fai-da-te. Con il tempo abbiamo ampliato servizi, introdotto nuovi prodotti e cercato di essere sempre più un punto di riferimento per la città.

D. Che tipo di clientela frequenta oggi la merceria? Anche i giovani sono interessati?

R. Assolutamente sì. Il cliché della merceria frequentata solo da persone anziane oggi è superato. Certo, abbiamo una clientela storica molto affezionata, ma mi ha sorpreso vedere quanto interesse ci sia anche tra i giovanissimi. Ragazze che stanno alle superiori mi contattano su Instagram e Facebook per chiedere materiali, consigli, idee. A scuola spesso svolgono laboratori manuali e questo le avvicina a un mondo che pensavano lontano dalle loro abitudini. È bello vedere che il lavoro manuale è tornato ad avere fascino: c’è un vero ritorno al passato, un bisogno di riscoprire ciò che si può creare con le proprie mani.

D. Che rapporto avete con il territorio di Chieti e con gli altri negozi della zona?

R. Il rapporto con la zona è molto buono. Qui intorno siamo una piccola comunità di commercianti che collaborano tra loro. È un aspetto fondamentale perché solo facendo rete si riesce a crescere e a valorizzare ciò che il territorio offre. Purtroppo Chieti negli ultimi anni ha perso un po’ di vitalità, ma credo che piano piano stia rinascendo, anche grazie all’unione tra negozi fisici e presenza online. È proprio questo mix che ci permette di farci conoscere da chi è del posto ma anche da chi arriva da fuori città.

D. Parliamo del vostro laboratorio di sartoria: com’è nato e che servizi offrite?

R. Il laboratorio è nato osservando una necessità reale della città: a Chieti mancava una sartoria che funzionasse bene e le richieste erano tantissime. Non tutte le persone sanno fare rammendi, modifiche o piccole lavorazioni e avevano bisogno di un punto di riferimento affidabile. Così abbiamo deciso di dedicarci anche a questo, nonostante richieda organizzazione e strumenti specifici. Avremmo voluto ampliare ulteriormente il servizio con macchinari più professionali, ma al momento non è possibile. Nonostante questo, la sartoria è diventata un elemento fondamentale della nostra attività: ci aiuta a farci conoscere e porta tante persone a scoprire anche gli altri prodotti del negozio.

D. Quanto è difficile, oggi, essere una giovane donna imprenditrice?

R. È molto difficile, perché spesso una donna deve dimostrare il doppio per ottenere la metà. In più, essendo giovane, all’inizio percepivo lo scetticismo di alcune persone: avevano paura che la mia inesperienza potesse penalizzare il negozio. In realtà con il tempo si sono ricreduti. Ho mostrato che la passione, unita a una visione moderna dell’attività — anche grazie ai social e all’online — può portare risultati concreti. Oggi sento di avere più credibilità e ciò è stato possibile grazie al sostegno della mia famiglia e al riscontro positivo dei clienti.

D. Un invito ai cittadini: perché venire a scoprire Merceria 1965?

R. Vorrei che le persone conoscessero questa realtà perché spesso si scoprono mondi nuovi proprio dove non ci si aspetta. Anche chi non è appassionato di cucito o manualità può trovare qualcosa che gli interessa o magari può scoprire un’attività creativa che non pensava di poter fare. E poi sapere che esiste un luogo dove si può chiedere un consiglio, trovare un aiuto o una soluzione su misura fa sempre la differenza. Siamo qui per accogliere, ascoltare e far sentire tutti a casa. Chiunque abbia un’esigenza o anche solo curiosità, sa che qui trova un punto di riferimento.

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Merceria 1965 non è soltanto un negozio: è un simbolo di resilienza, creatività e memoria. È la dimostrazione che il commercio tradizionale può convivere con il digitale, che il lavoro manuale può ancora emozionare, che le piccole realtà possono essere il cuore pulsante di una città. Serena e la mamma Daniela, con la loro energia e la loro dedizione, portano avanti un’eredità familiare trasformandola in un servizio moderno, vivo e aperto a tutti.

Visitare questa merceria significa sostenere un progetto, un territorio e una storia che continua a crescere giorno dopo giorno. Significa entrare in un luogo in cui il tempo sembra rallentare, dove il valore delle relazioni umane è ancora centrale, dove ogni cliente non è un numero, ma una persona con una storia e un’idea creativa da realizzare. È un invito a riscoprire la bellezza delle cose fatte bene, lentamente, con cura, in un mondo che corre troppo in fretta.

Merceria 1965 è un presidio di tradizione ma anche un laboratorio di futuro: un posto in cui l’esperienza di ieri incontra l’entusiasmo di oggi e le possibilità del domani.                                          Ed è proprio questo equilibrio a renderla speciale.

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