Legnini dimezza l’indennità: ora l’effetto domino può coinvolgere assessori e presidente del Consiglio

Il sindaco rinuncia al 50% dell’indennità di funzione: «Un impegno assunto con la città». Il risparmio potrebbe essere destinato, previo via libera del Ministero, a borse di studio per sostenere innovazione digitale e intelligenza artificiale. Ma la decisione potrebbe avere un effetto domino sui compensi degli altri amministratori

Il sindaco Giovanni Legnini dimezza la propria indennità e, con questa scelta, riporta al centro del dibattito politico cittadino il tema dei costi della politica e dei compensi degli amministratori comunali. L’annuncio è arrivato questa mattina nel corso della prima riunione della Commissione consiliare Controllo e Garanzia, presieduta dal consigliere Cristiano Sicari, già candidato sindaco. Tra gli argomenti all’ordine del giorno c’era la costituzione dello staff del primo cittadino, ma la seduta è diventata anche l’occasione per fare il punto sulle scelte dell’Amministrazione in materia di spesa e organizzazione.

Legnini ha formalizzato la rinuncia al 50 per cento dell’indennità di funzione spettante per legge, con decorrenza dal primo giorno di mandato. Una scelta che, nelle intenzioni del sindaco, va di pari passo con la riduzione della spesa destinata allo staff e che dovrebbe produrre un risparmio significativo per le casse comunali. «La rinuncia a parte della mia indennità è un impegno che ho assunto con la città», ha spiegato il primo cittadino, precisando che sulla destinazione delle somme dovranno pronunciarsi gli organi collegiali del Comune. Ed è proprio la destinazione del risparmio a rappresentare il prossimo passaggio. L’Amministrazione sta predisponendo un quesito da sottoporre al Ministero dell’Interno per chiarire come sia possibile utilizzare le risorse liberate dalla rinuncia all’indennità. L’ipotesi indicata dal sindaco, qualora arrivi il via libera ministeriale, è quella di destinare le somme, d’intesa con l’Università, a borse di studio rivolte a giovani studenti, con l’obiettivo di sostenere il Comune nei processi di innovazione digitale e nell’introduzione dell’intelligenza artificiale.

La decisione di Legnini si inserisce in un quadro nel quale il tema della riduzione dei compensi degli amministratori era già emerso nella precedente consiliatura. I consiglieri comunali avevano infatti scelto di ridurre il valore del proprio gettone di presenza, una decisione confermata anche nell’attuale consiliatura. Una riduzione che, viene sottolineato dall’Amministrazione, non aveva però trovato un analogo riscontro nelle indennità del sindaco e degli assessori della precedente consiliatura. Resta inoltre aperta la questione della destinazione delle risorse derivanti dai tagli ai gettoni dei consiglieri. Secondo quanto emerso in Commissione, non risulterebbe allo stato una rendicontazione pubblica puntuale capace di indicare con chiarezza come e per quali finalità siano state utilizzate quelle somme. Un aspetto che potrebbe alimentare il confronto politico sul principio secondo cui ogni rinuncia o riduzione dei compensi degli amministratori dovrebbe essere accompagnata dalla massima trasparenza sulla destinazione delle economie prodotte.

Ma la novità politicamente più interessante potrebbe essere un’altra. Il dimezzamento dell’indennità del sindaco potrebbe infatti aprire una riflessione anche sui compensi degli assessori e, più in generale, degli altri vertici dell’Amministrazione comunale. Al momento non risultano decisioni della Giunta in questa direzione e, dunque, non si può parlare di un taglio già deciso. Tuttavia, la scelta del primo cittadino introduce inevitabilmente un elemento di confronto: se il sindaco ha scelto di rinunciare alla metà della propria indennità, gli assessori potrebbero essere chiamati a valutare se seguire lo stesso percorso. Un eventuale intervento analogo da parte della Giunta produrrebbe un ulteriore risparmio e trasformerebbe il gesto individuale del sindaco in una scelta complessiva di contenimento dei costi della politica. Il possibile effetto domino potrebbe riguardare anche il presidente del Consiglio comunale, aprendo così una discussione più ampia sull’opportunità di applicare un principio uniforme di riduzione delle indennità ai principali organi istituzionali dell’ente. Per ora, però, si tratta di uno scenario politico e non di una decisione assunta. La partita, dunque, è tutta da giocare.

Durante la Commissione, Legnini ha inoltre illustrato il percorso organizzativo relativo allo staff. Nelle more della definizione del nuovo assetto, l’Amministrazione intende procedere con proroghe tecniche per garantire la continuità operativa del Gabinetto. Una necessità motivata, secondo il sindaco, dalla grave carenza di personale dell’ente, dalle numerose scadenze amministrative legate al PNRR e dalla mole di attività che il Comune deve portare avanti. Il prossimo passaggio sarà l’aggiornamento del Piano integrato di attività e organizzazione (PIAO), che dovrà essere sottoposto al Consiglio comunale. Successivamente è previsto il passaggio alla COSFEL presso il Ministero dell’Interno, indicato per metà settembre, prima di procedere con i successivi adempimenti relativi alle proroghe. La linea indicata da Legnini, dunque, tiene insieme due piani: da una parte la necessità di garantire l’operatività dell’Amministrazione in una fase caratterizzata da una forte carenza di organico; dall’altra la volontà di contenere la spesa e di tradurre almeno una parte delle economie in un possibile beneficio per la città.

Il primo passo è stato compiuto con il dimezzamento dell’indennità del sindaco. Resta ora da capire se la rinuncia di Legnini rimarrà una scelta personale o se finirà per allargare il ragionamento ai compensi degli altri amministratori comunali, dalla Giunta alla presidenza del Consiglio. Sarà su questo passaggio che potrebbe concentrarsi il prossimo confronto politico a Chieti.

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