San Giustino, suo malgrado, è ancora al centro delle polemiche. A fine maggio – quindi più o meno in concomitanza con l’inizio della campagna di crowdfiunding “Perché Chieti è anche mia” – scrivevo che il Comune avrebbe dovuto fare chiarezza, in tempi rapidi, sulla sorte dei lavori di riqualificazione della piazza del duomo.
Nei giorni precedenti il Comune aveva sostenuto che avrebbe chiesto di poter utilizzare i ribassi d’asta del contratto di appalto al fine di ampliare gli scavi e valorizzare i reperti già emersi dalle sabbie del tempo.
Contestualmente nasceva l’iniziativa “Perché Chieti è anche mia” che ha lanciato l’iniziativa di raccolta fondi proprio al fine di consentire al Comune di avere maggiori risorse su cui fare affidamento nell’ottica di valorizzare le scoperte archeologiche.
Tutto sembrava incastrarsi e procedere nella medesima direzione: continuare gli scavi per riportare alla luce i reperti, segni del passato millenario e volano per la futura economia cittadina.
In realtà nulla era chiaro poiché il Comune non aveva ancora chiarito come intendesse procedere e quale sarebbe stato l’iter dell’appalto.
Ieri invece il Comune ha reso nota e diffuso la sua posizione ufficiale, quantomeno sull’iniziativa della raccolta fondi.
La risposta dell’ente però, soprattutto a causa del contenuto, lascia perplessi per i tempi in cui è maturata; tempi in cui la campagna di crowdfounding è iniziata e si è sviluppata alla luce del sole, con una discreta diffusione mediatica che l’ha resa nota anche al di fuori dei confini cittadini.
Su questa iniziativa civica il Comune si è espresso in modo chiaramente critico. Ha parlato di ingerenze non consentite nel lavoro che l’ente sta attuando unitamente alla Soprintendenza. Ha lamentato l’utilizzo non autorizzato, da parte dei promotori della raccolta, dello stemma del Comune. Ha altrettanto chiaramente sancito che nessuna donazione privata può giustificare la richiesta di procrastinare i lavori di riqualificazione.
Posizione chiara quella del Comune che tuttavia arriva con apprezzabile ritardo.
Se le cose stanno così l’ente doveva esprimersi immediatamente, senza lasciar spazio, ad esempio e tanto per dirne una, alla possibilità di utilizzare lo stemma comunale su messaggi promozionali del comitato promotore. Eppure lo stemma del Comune era ben noto e visibile a tutti già a far data dalle primissime comunicazioni (26 maggio), oggetto di pubblicazione su quegli stessi social network in cui alcuni Consiglieri di maggioranza postano i loro quotidiani commenti…
Non solo, forse occorreva comunicare sin da subito che il Comune di Chieti non poteva utilizzare fondi derivanti da raccolte private, evitando così di ingenerare un affidamento non solo nei promotori ma soprattutto nei sottoscrittori di questa iniziativa.
Al di là di questo tuttavia, la cosa che preme evidenziare è che nessuno ha ancora chiarito quali saranno i successivi passaggi che porteranno la città a riavere la piena fruibilità di Piazza San Giustino. E’ vero che siamo stati abituati, per oltre un decennio a sentirci dire che i lavori termineranno “entro l’estate” come accaduto per Palazzo d’Achille e l’ascensore di Largo Barbella, ma è anche vero che proprio quegli atteggiamenti hanno, alla fine, segnato l’esperienza amministrativa del centro destra cittadino.
Chiunque dovrebbe quindi capire che errori simili vanno tassativamente evitati.
