Quando la cultura diventa vocazione: Marilisa Palazzone si racconta

C’è chi vive la cultura come un interesse e chi, come la prof.ssa Marilisa Palazzone, la incarna come una vera e propria missione. Docente storica della scuola Mezzanotte di Chieti, donna di teatro, appassionata di musica, danza, ricerca storica e impegno sociale, Palazzone è una figura poliedrica che da anni contribuisce in modo concreto e creativo alla crescita culturale della città.
La sua è una storia fatta di studio, curiosità e dedizione, ma soprattutto di condivisione: con gli studenti, con il pubblico teatrale, con le associazioni culturali e umanitarie, con il territorio. Dalla riscoperta della memoria storica di Chieti – attraverso documentari, libri e ricerche d’archivio – fino alla messa in scena di musical di successo al Teatro Marrucino, passando per il suo ruolo di Presidente del Rotary Club  Chieti e di socio attivo in diverse associazioni culturali, Marilisa Palazzone ha sempre messo al centro le persone e la bellezza del sapere. Attraverso documentari, libri e spettacoli teatrali , ha raccontato Chieti e la sua provincia da prospettive inedite, coinvolgendo generazioni di studenti resi protagonisti attivi del sapere.
L’abbiamo incontrata nella sua splendida abitazione storica, luogo che riflette perfettamente il suo amore per la bellezza, la storia e l’identità della città. Ne è nata una conversazione intensa e appassionata, che restituisce il ritratto di una donna che ha fatto della cultura non un mestiere, ma una scelta di vita.
In questa intervista ripercorriamo le tappe del suo cammino umano e professionale, le passioni che l’hanno guidata e i progetti che continuano a darle energia, con uno sguardo attento alle nuove generazioni e al futuro culturale della città di Chieti.
Prof.ssa Palazzone, partiamo dalle origini: come nasce la sua passione per l’arte e come si è evoluta nel tempo?
La mia passione per l’arte nasce molto presto ed è sempre stata a tutto tondo. La mia era una famiglia di musicisti e anche io suonavo il pianoforte. Spesso assieme a mio padre, che era un violinista, abbiamo fatto spettacoli a scopo di beneficenza . Da bambina ho frequentato corsi di ballo, ho scritto poesie, partecipato a concorsi letterari ricevendo alcuni riconoscimenti. L’arte, in tutte le sue forme, è sempre stata per me un linguaggio naturale.
Quando poi sono entrata nel mondo della scuola, ho sentito subito l’esigenza di portare questa passione dentro la didattica. Non mi sono mai accontentata di una trasmissione frontale dei contenuti: ho sempre cercato di coinvolgere i ragazzi, di renderli partecipi, di farli sentire protagonisti del percorso di conoscenza.
La ricerca storica è uno dei fili conduttori del suo lavoro con gli studenti. Come è nata questa esperienza?
È nata dal desiderio di far conoscere ai ragazzi la storia del loro territorio. Abbiamo iniziato con ricerche d’archivio, lo studio delle fonti, le testimonianze. Poi siamo passati alla realizzazione di documentari, in cui erano proprio gli alunni a raccontare la storia, a metterci la voce, il volto, l’emozione.
Abbiamo lavorato su temi importanti come la Seconda guerra mondiale a Chieti e provincia, il Risorgimento e il brigantaggio nella provincia di Chieti, la storia di Chieti dalle origini ai nostri giorni. Uno dei progetti più significativi è stato quello su Colle San Paolo, dove sorgeva la Chieti medievale e che oggi non esiste più, cancellata dalle demolizioni del primo Novecento. Ricostruirne la memoria è stato un atto dovuto verso la città.
Quanto conta, secondo lei, questo tipo di didattica per i ragazzi?
Conta moltissimo. Ancora oggi incontro ex alunni che ricordano quei progetti con entusiasmo e gratitudine. Mi dicono che hanno imparato la storia in modo diverso, più vero, più coinvolgente. Questo per me è il senso della scuola: lasciare un segno, non solo nozioni.
Negli ultimi anni ha portato avanti anche importanti progetti teatrali e musicali in ambito scolastico.
Sì, l’ultimo grande lavoro è stato un musical. Da un paio di anni l’Istituto Comprensivo 4 dove lavoro, Istituto diretto da Emilia Galante, è diventato a indirizzo musicale e quindi con i colleghi abbiamo allestito un musical. Io ho curato  la sceneggiatura, le coreografie, la regia e i costumi. Abbiamo rielaborato Mary Poppins e lo spettacolo è andato in scena al Teatro Marrucino. È stato un lavoro impegnativo ma bellissimo. Io ero dietro le quinte ma dagli applausi del pubblico, sembra sia stato un successo. Per i ragazzi è stata un’esperienza formativa straordinaria.
E il teatro come attrice? Quando ha scoperto questa dimensione?
Circa quindici anni fa. In realtà io ho sempre amato stare dietro la macchina da presa, osservare, costruire. Poi mi hanno invitata a recitare in una commedia teatrale. Mi piacciono le sfide e così ho accettato. Da quel momento ho scoperto che il palcoscenico è un luogo in cui mi sento profondamente a casa. È uno spazio di verità, di ascolto, di relazione autentica con il pubblico.
Fa parte di numerose associazioni culturali e umanitarie.
Sì, faccio parte dell’associazione teatrale I Temerari  il cui presidente è Paolo Pieretti con il quale condivido da anni il palcoscenico. Ho fatto parte anche di una compagnia di danze storiche storiche, portando spettacoli in teatri, castelli e regge italiane.
Parallelamente sono impegnata nell’ associazione culturale Verbumlandiart, il cui presidente è Regina Resta , associazione che ha una rete di contatti internazionali e organizza eventi culturali e solidali, nell’ associazione Adaamanta , impegnata nella prevenzione e nel contrasto della violenza di genere, il cui presidente è Vincenza Romano, nell’Arciconfraternita Madonna della Cintura, che ha scopi di culto, carità e formazione spirituale,  la cui badessa è Marina Bascelli.  Ogni tanto arrivano anche dei riconoscimenti, come ad es. il premio di Ambasciatrice di Pace, che ho ricevuto con grande emozione.
Il suo impegno nel Rotary Club è stato molto significativo.
Sì, lo scorso anno sono stata presidente del Rotary Club, la prima donna in settant’anni di storia del mio club. È stata un’esperienza intensa e impegnativa. Ho cercato di portare avanti iniziative concrete sul territorio come ad es. raccolte fondi per l’Istituto San Giovanni Battista di Chieti, per la radioterapia dell’oncologia pediatrica di Chieti appoggiando  il progetto Sale Dipinte, per il canile di Chieti e per altre realtà bisognose. Credo fortemente che la cultura debba andare di pari passo con la solidarietà.
Insegna da molti anni: che rapporto vede oggi tra i giovani e la cultura?
Purtroppo vedo ragazzi molto distratti dalla tecnologia, spesso usata in modo sbagliato. Vivono una socialità virtuale che li isola. Quando però riesci a coinvolgerli in attività artistiche e culturali, scoprono mondi nuovi e anche talenti inaspettati.
La recitazione, in particolare, è fondamentale per i ragazzi timidi: li aiuta a prendere sicurezza, a conoscersi e ad accettare le loro debolezze. Ho avuto grandi soddisfazioni anche da studenti considerati difficili che in questi contesti danno il meglio di sé.
Quali sono i progetti futuri?
Come attrice stiamo preparando la commedia:” 13 a tavola”, una commedia brillante e molto piacevole. Continuerò a scrivere articoli per Verbum Press, rivista di Cultura e Società dell’Associazione Verbumlandiart  diretto da Roberto Sciarrone. Naturalmente porterò avanti, con i miei studenti, i progetti di lettura e riscrittura dei testi. Ogni anno scegliamo un libro, lo reinventiamo, lo trasformiamo in immagini, voci, piccoli lavori di animazione. È un modo per avvicinare i ragazzi alla lettura in maniera creativa.
E nuovi libri all’orizzonte?
No, scriverne di nuovi è complicato per i costi di pubblicazione. In passato però, sempre come frutto di lavori didattici,  ne abbiamo pubblicati molti grazie ai contributi del Comune, della Provincia e della Fondazione della Cassa di Risparmio: Storie di Colle San Paolo, Theate  Regia Metropolis Utriusque  Aprutinae  Provinciae Princeps,  La storia di Chieti dalle origini ai nostri giorni, Risorgimento e brigantaggio nella provincia di Chieti, I “ragazzi” e il secondo conflitto mondiale e tanti altri lavori nati proprio dai progetti con i ragazzi.
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L’incontro con Marilisa Palazzone restituisce il ritratto di una donna che ha fatto della cultura una scelta quotidiana, vissuta con coerenza, passione e profondo senso civico. Il suo percorso dimostra come la scuola, il teatro e la ricerca storica possano diventare strumenti potenti di crescita personale e collettiva, capaci di incidere nel tempo e di lasciare tracce durature nelle nuove generazioni.
Un ringraziamento sincero va alla prof.ssa Palazzone per averci accolti con grande cortesia nella sua dimora ricca di storia, cornice ideale per un dialogo intenso e ricco di suggestioni, proprio come il percorso umano e professionale che ci ha raccontato.

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