Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un cittadino pervenuta in redazione contenente alcuneconsiderazioni sul tema delle quote di genere nella composizione della giunta comunale di Chieti.
Egregio Direttore,
intervengo nel dibattito pubblico relativo alla composizione della giunta comunale di Chieti per esprimere alcune considerazioni sul tema delle quote di genere, comunemente definite “quote rosa”.
In una democrazia rappresentativa, il principio fondamentale dovrebbe essere quello della libera scelta degli elettori. I cittadini votano i candidati all’interno delle liste, uomini e donne, sulla base di programmi, competenze e fiducia personale. Il risultato elettorale riflette quindi, almeno in teoria, una graduatoria di consenso espressa attraverso le preferenze.
Alla luce di questo principio, appare difficile comprendere come l’introduzione di meccanismi correttivi ex post nella composizione della giunta possa essere considerata coerente con il criterio del merito elettorale. Quando candidati che hanno ottenuto un numero significativo di voti vengono esclusi dalla giunta per rispettare vincoli di genere, si crea una evidente frizione con il principio della rappresentanza diretta.
In particolare, ciò che desta maggiore perplessità è il fatto che, per rispettare la cosiddetta “quota rosa”, si arrivi talvolta a nominare assessori esterni, cioè persone non candidate e quindi non sottoposte al giudizio degli elettori. In questi casi, più che di riequilibrio, si ha la sensazione di un vero e proprio privilegio: un meccanismo che può trasformarsi in un “regalo” di incarichi di governo, a scapito di chi invece ha affrontato una competizione elettorale e ha raccolto consenso diretto dai cittadini.
Non si tratta di mettere in discussione la parità tra uomini e donne, né il valore della partecipazione femminile alla vita politica, che resta fondamentale. Il punto è un altro: se la competizione elettorale avviene in condizioni formalmente uguali, dovrebbe essere il voto degli elettori a determinare le scelte, senza correttivi che intervengono a posteriori e che possono alterare l’esito sostanziale della rappresentanza.
Uomini e donne si candidano nelle stesse liste e si sottopongono al giudizio degli elettori: se il principio è quello della democrazia rappresentativa, dovrebbe essere questo giudizio a prevalere.
Cordiali saluti.
