Parentopoli al Comune di Chieti, De Gregorio (Chieti per Chieti) replica a Pompilio: “Perché l’accusa dovrebbe valere solo per gli altri e non per lei?”

“Singolare il moralismo e l’accusa di familismo di cui sono stata oggetto da parte della consigliera comunale Serena Pompilio, soprattutto quando il segretario regionale del partito di cui lei è espressione è suo marito. Un dato di fatto agli atti ormai da tempo, su cui non ci siamo mai sognati di fare strumentalizzazione, come invece fa lei nei confronti di una consigliera eletta dalla cittadinanza, cioè arrivata in Consiglio comunale grazie ai voti riscontrati attraverso una procedura democratica, quella costituzionalmente prevista per il rinnovo dei Consigli comunali, non da altre logiche che potrebbero essere invece sottese ad altri organismi. Dunque la prima domanda è perché l’accusa di familismo o parentismo debba valere solo per gli altri e non per lei”, così la consigliera comunale di Chieti per Chieti, Giulia De Gregorio in replica alle affermazioni rese alla stampa sulla sua elezione.
“Spiace che dopo un mandato non riesca ad accettare che in Consiglio comunale sono entrata grazie ai voti, cosa per cui ringrazio ogni giorno i cittadini che mi hanno avuto fiducia in me e nel programma di mandato dell’Amministrazione Ferrara – continua la De Gregorio – . Ma facciamo un passo indietro: la stessa consigliera che continua a nominarmi provando a far scoppiare uno scandalo che non scoppia, perché non esiste, è uscita (però non formalmente) dalla maggioranza di cui chi scrive continua a fare parte, com’è giusto dopo aver assunto un impegno con la comunità. Dovrebbe spiegarci una volta per tutte i motivi reali per cui lo ha fatto, lo deve alla città, soprattutto perché la sapeva a sostegno del candidato, poi divenuto sindaco, Diego Ferrara, perché non è più credibile la favoletta che non era più in linea con l’operato del mandato a solo pochi mesi dall’elezione. Spiegasse ai cittadini, se può, cos’è cambiato, perché il piatto in cui aveva deciso di mangiare (simbolicamente) evidentemente era ritenuto troppo povero e non potendo auspicare ad un pasto più abbondante, è passata in minoranza, ma senza mai aver formalizzato il suo addio e oggi ci giudica con il marito segretario politico. Una cosa tanto anomala che come Azione egli non ha potuto neppure prendere provvedimenti disciplinari nei suoi confronti, per le uscite pubbliche poco felici sul fascismo della consorte-consigliera, tant’è che è dovuto scendere in campo il vicario. Capisco che siamo ormai in piena campagna elettorale – conclude la De Gregorio – e chi ha poco da offrire deve inventarsi polemiche e giochetti sporchi, ma questo modo di fare politica ha stufato i cittadini, perché a loro dobbiamo dare risposte, ascoltare le istanze, non polemiche di bassa qualità”.

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