I due versi iniziali di Odi et amo di Catullo descrivono una condizione emotiva apparentemente paradossale: amare e odiare la stessa persona nello stesso momento. Questa contraddizione, però, non è solo un tema letterario antico, ma una dinamica che anche oggi riconosciamo facilmente in molte relazioni tossiche. Il testo di Catullo può quindi essere letto come un punto di partenza per riflettere su meccanismi affettivi ancora molto presenti nella società contemporanea.
Nelle relazioni tossiche è frequente la presenza di una forte ambivalenza emotiva. Da una parte c’è l’attrazione, il bisogno dell’altro, la paura di perderlo; dall’altra ci sono rabbia, frustrazione, senso di colpa e sofferenza. Amore e dolore finiscono per sovrapporsi, proprio come accade in Odi et amo. Questo tipo di relazione non si basa sull’equilibrio, ma sull’instabilità emotiva, che spesso viene scambiata per passione o intensità del sentimento.
Incide fortemente sulla qualità del rapporto la dipendenza affettiva, che si manifesta soprattutto nelle relazioni adolescenziali e giovanili. In molti casi, il proprio valore personale viene legato al giudizio dell’altro: un messaggio non visualizzato, una risposta fredda o un silenzio sui social possono diventare fonte di ansia e insicurezza. Anche quando il rapporto fa stare male, si tende a “restare”, sperando in un cambiamento o temendo la solitudine. Come nel testo di Catullo, la razionalità viene messa da parte: si sa di soffrire, ma non si riesce a dare un taglio.
Le relazioni tossiche sono spesso alimentate anche da meccanismi di controllo emotivo e manipolazione, che non sono sempre evidenti. Gelosia eccessiva, bisogno costante di conferme, svalutazione mascherata da ironia o “preoccupazione” sono comportamenti che possono minare lentamente l’autostima. In questi casi, il dolore diventa progressivo e quotidiano, fino a essere percepito come normale. Proprio come Catullo “sente” la sofferenza senza riuscire a spiegarla, chi vive una relazione tossica spesso non riesce a individuare il momento preciso in cui le cose hanno iniziato ad andare male.
Altro aspetto centrale è la paura dell’abbandono, molto diffusa nelle relazioni di oggi. Questa paura porta ad accettare situazioni sbilanciate, in cui uno dà molto più dell’altro, giustificando atteggiamenti dannosi pur di non perdere il legame. L’amore, invece di essere uno spazio di confronto e crescita reciproca, diventa una fonte di ansia costante. Si resta legati non perché si sta bene, ma perché si teme di stare peggio senza l’altro.
Odi et amo, dunque, risulta estremamente attuale: non descrive un amore romantico ideale, ma un conflitto interiore che nasce quando il sentimento diventa una prigione. Oggi abbiamo strumenti psicologici e sociali per riconoscere dinamiche malate, ma questo non significa che sia più facile evitarle. Spesso l’idea che “l’amore debba far soffrire” è ancora molto diffusa, soprattutto nei modelli relazionali proposti dai media e dai social.
Giovanissimi spesso si imbattono in modelli di “relazione ideale” e comportamenti del “partner perfetto” sui social, non intuendo che questi appartengono, invece, ad una rubrica di comportamenti da cogliere come segnali di pericolo. Questo accade a causa della mancanza di educazione all’affettività e dall’esempio malato da parte dei genitori o di adulti di riferimento. Sono molti i genitori convinti che investire sul futuro lavorativo e sulla salute fisica del proprio figlio sia il loro unico compito, quando invece, dovrebbero assicurargli un chiaro esempio di relazione sana e dotarlo di strumenti utili al raggiungimento della consapevolezza delle proprie emozioni, al fine di poterle gestire. Spesso gli spettatori di un modello di relazione tossica puntano alla legittimazione e alla standardizzazione degli abusi osservati sui social, si mettono alla ricerca di fenomeni simili a quelli osservati e sperimentano la spaventosa romanticizzazione degli abusi visti. Testi di canzoni, post sui social e personaggi pubblici sono i secondi orientatori verso visioni distorte della sessualità e dell’incontro con l’altro.
I dati e le statistiche italiane e mondiali parlano chiaro:
• Nel 2024 in Italia 61 donne sono state assassinate da partner o expartner (quasi il 54% dei casi, con una forte incidenza nelle relazioni intime)
• Nel 2025 il fenomeno non si è arrestato, con 38 femminicidi commessi da partner o ex partner nei primi e un aumento degli ammonimenti per stalking e violenza domestica.
Secondo i dati del CDC statunitense (National Intimate Partner and Sexual Violence Survey):
• Circa 1 uomo su 10 ha sperimentato violenza fisica, sessuale o stalking da parte di un partner nel corso della vita.
• Molti uomini vittime riportano impatto psicologico significativo (paura, sintomi post-traumatici, preoccupazioni sulla sicurezza).
• In alcune ricerche europee fino al 1/5 – 1/4 degli uomini indica di aver subito attività persecutorie o stalking da parte di partner o ex.
I dati nazionali e internazionali confermano che la violenza affettiva non risparmia nessuno: uomini e donne possono esserne vittime, sebbene le forme e la frequenza possano differire. Diventa quindi essenziale sviluppare consapevolezza emotiva, educazione ai sentimenti e far propri strumenti di riconoscimento dei segnali di abuso, per trasformare l’esperienza dell’amore da fonte di ansia e dolore a spazio di rispetto, crescita e sicurezza reciproca. Odi et amo ci ricorda che le emozioni complesse e ambivalenti sono naturali, ma che soffrire non dovrebbe mai essere considerato un prezzo inevitabile dell’amore.
Laura Marini

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