Siamo entrati nel 2026. Questo nuovo anno del XXI secolo si apre con quella che io definisco “rubrica della rubrica Strona” ovvero la sezione dedicata alla scoperta di un protagonista storico della Scienza e della Medicina.
Ci catapultiamo indietro di quattrocentodiciotto anni, nel 1608 quando il 28 gennaio nacque a Napoli Giovanni Alfonso Borelli, figura eclettica della Scienza, da matematico a fisiologo, da astronomo a filosofo. Uno studioso a tutto campo.
La biografia di tale scienziato è controversa, alcune informazioni ci arrivano da una preziosa autobiografia di un altro grande scienziato della Medicina, l’esimio Marcello Malpighi, padre della patologia, amico epistolare del Borelli.
Borelli studiò a Roma Medicina e fisica sotto l’egida di Benedetto Castelli; quivi si appassionò di idrodinamica e meccanica classica, concetti che successivamente lo portarono ad essere conosciuto oggi per quello che è, ossia un esperto di biomeccanica. Divenne così un seguace del pensiero e della dottrina del Galileo, risultando tra i primi ad applicare il calcolo matematico-fisico nello medicina. Sposò pertanto il metodo sperimentale in materia biologica.
Come gran parte degli scienziati del tempo, ebbe i suoi periodi: quello siciliano ove conobbe l’epidemia di “febbri maligne” come da egli descritto in una moltitudine di appunti, per poi approdare in terra toscana, a Pisa, patria degli studi medici (come altri grandi della Medicina passarono per la città alfea, vedasi Vesalio, Andrea Cesalpino, Realdo Colombo e lo stesso Galilei come insegnante di matematica).
Tuttavia nel 1661 anche Pisa conobbe un’ondata epidemica febbrile, evento riportato in un valido trattato in cui il Borelli descrisse minuziosamente tal morbo. Informò costantemente anche l’amico di penna, Marcello Malpighi. Dopo i vari studi, calcoli e sperimentazioni, si accostò all’anatomia e fisiologia, culminando gli studi che valsero il titolo, ancora oggi, di fondatore della iatromeccanica, ovvero principi fisici applicati alla fisiologia umana.
Il periodo pisano ebbe il maggior splendore, culminando nell’opera magna tutte le sue gesta e ore di studi teorico-pratici. La sua opera maggiore (di cui possiedo una preziosa anastatica) è conosciuta come la più importante in materia medica fisiologica, priva di sguardo empirico, ricca di sperimentazione. Momento del resto in cui nel campo dell’anatomia e della fisiologia si compiono progressi notevoli.
Divenne pertanto il padre della biomeccanica, tuttavia non lo seppe mai; morì esule, povero, malato di polmonite, l’ultimo giorno dell’anno 1679, per fortuna lasciando l’opera compiuta, la quale venne pubblicata postuma nel 1680 a Roma (Romae idibus Augusti 1680). Ebbe così luce il celebre trattato De Motu animalium, il gotha letterale della meccanica muscolare, cardiaca e articolare, il tutto raccolto in un unico trattato.
Per Borelli l’organismo è un assemblaggio di macchine/leve articolari, perfettamente quantificabili e misurabili, attraverso formule matematiche, le quali esprimono l’algoritmo del movimento umano. Una sorta di Leonardo da Vinci seicentesco applicato alla fisiologia umana e fisica meccanica.
Egli nella sua magnum opus divide in due parti l’essenziale della iatromeccanica: il motus externis e l’anima, quest’ultima vero carburante dei movimenti. Ad animale morto, anima assente, indi muscoli fermi; su questo concetto il Borelli prende spunto dallo “spirito” descritto dal greco Aristotele; dal filosofo stagirita trae spunto anche il titolo dell’opera, infatti Aristotele scrisse il “De Motu animalium”, diciamo il primo testo di biologia.
Infine il Borelli parla anche del movimento del cuore, intuito già come muscolo non volontario (ossia non possiamo contrarre il cuore come e quando vogliamo), attraverso una contrazione come gli altri muscoli, per effetto della “fermentatio et ebullatio”, osservando come il ritorno venoso verso il cuore è garantito dagli effetti meccanici delle fibre circolari dei muscoli delle vene e dalle loro valvole anti-reflusso, per effetto della contrazione muscolare e dal battito cardiaco stesso.
Insomma il genio e l’intuito dello scienziato Giovanni Alfonso Borelli è tutto raccolto in questa grande opera interamente scritta in latino, testimonianza dal 1680 ad oggi di elementi chiave nella comprensione odierna della biomeccanica e della complessa postura umana, due grandi concetti che oggi risultano spesso fortemente alterati e patologici.
In poche parole il nostro scienziato italiano aveva ampiamente dimostrato come questo arduo e imbricato sistema di locomozione muscolo-scheletrica avrebbe conferito il concetto chiave di postura, quest’ultima divenuta la principale forma di malessere nel mondo futuro, la tanto ambita e ricercata postura corretta, per sugellare una salute, per l’appunto, da “Motu animalium”.
BUON 2026 A TUTTI I LETTORI DE IL GIORNALE DI CHIETI.
DR MARCO STRONA
