Prosegue brillantemente la Rassegna di Teatro Amatoriale “Premio Teatro Marrucino 2026”, con la salita sul palco, venerdì sera, della compagnia originaria di Visciano “Camomilla a colazione”, ancora una volta degna della fama che la precede e tra le più apprezzate della rassegna, che ha incantato il fedele pubblico entusiasta con una commedia ironica ma dal sapore amaro, colma di spunti di riflessione e al tempo stesso spiritosa e leggera.
Non sono un gigolò narra la vicenda di Michele Gigolo, un bravissimo chef napoletano che d’un tratto vede chiudere il suo locale con il pretesto di una mancata igiene, e svanire in un attimo anni di lavoro e passione. Michele, in preda alla disperazione, vorrebbe suicidarsi ma l’intervento di sua zia e soprattutto del suo avvocato lo convincono a desistere e a porre al suo cognome un accento… perché non diventare un gigolò e non fare soldi con il suo cognome così particolare? Il protagonista, non troppo convinto, accetta la sfida e si troverà preda di equivoci, situazioni stravaganti e personaggi bizzarri, con clienti strambi ed un politico all’apparenza perfetto ma che nasconde una doppia identità e lo farà riflettere sull’importanza di essere se stesso e di riprendere in mano la propria vita…
La superba interpretazione della compagnia di Visciano, unitamente alla regia di Felice D’Onofrio, ha avuto il pregio di valorizzare una commedia che nella sua indubbia e irresistibile comicità è permeata di uno sguardo profondamente umano e sensibile, che la rende incredibilmente attuale e in grado di lasciare un profondo messaggio in ogni spettatore. Michele, interpretato da un bravissimo Gianfranco Santorelli, uno chef innamorato del proprio mestiere, pur nella difficoltà reale di andare avanti e mettere riparo ai suoi debiti, non si rassegna ad essere snaturato della sua natura più profonda, fatta della passione per il suo lavoro e della sua onestà, messa in dubbio da quello che scoprirà essere un gioco sporco frutto di invidia nei suoi confronti. La sua autenticità è il filo conduttore della commedia, una sorta di mosca bianca che rivendica il suo essere in un mondo che, come scoprirà durante la storia, è dominato dalla perfezione dell’immagine, incarnato in modo eccellente dal senatore Aldo Macario (il superbo Felice D’Onofrio, già regista della commedia), a prima vista integerrimo e irreprensibile, ma nel profondo in grado anche di cadere nella disonestà pur di salvare la propria immagine e dunque la propria carriera. Il senatore, desideroso di vivere la propria omosessualità, ma schiavo del potere che lo porta a difendere a qualunque costo il suo matrimonio e la sua rispettabilità di fronte alla nazione, sarà smascherato dallo stesso Michele e costretto a rivelare il suo gioco disonesto e ipocrita, in una confessione che ne rivela anche i compromessi e la profonda fragilità interiore.
La dignità e l’autenticità del protagonista si esprimono infine nel bellissimo monologo finale, nel quale alla denuncia della corruzione politica e sociale (incarnato dal senatore) viene contrapposta l’anima vera del popolo italiano (rappresentato da Michele), lavoratore, generoso, fragile e umano ma colmo di quella speranza che spinge l’uomo a ricominciare sempre da capo nel costruire una vita migliore, lontana dall’annientamento di se stessi e dalla conseguente perdita della propria dignità. Non sono un gigolò dunque apre le porte ad uno sguardo che con leggerezza e tenerezza richiama i problemi interiori che attanagliano la società, più interessata all’apparire che all’essere, ricordando agli spettatori la fondamentale importanza di ritrovare la propria anima, nella consapevolezza che solo nella correttezza e nell’autenticità è possibile vivere un’esistenza serena e in piena armonia con se stessi. La Compagnia “Camomilla a colazione” si rivela essere, ancora una volta, una vera perla all’interno del panorama teatrale amatoriale, grazie non solo al talento e all’ormai indiscussa armonia degli attori (Gianfranco Santorelli, Luigi Scafuro, Emanuela Carifi, Antonio La Manna, Ilaria d’Elia, Giusy La Manna, Nicola Pandico, Felice D’Onofrio), ma anche e soprattutto per la profondità e l’attualità delle storie raccontate, in una cornice ludica e leggera che colpisce la sensibilità del pubblico appassionato e impreziosisce la rassegna amatoriale del meraviglioso teatro teatino, costantemente attenta non solo alla valorizzazione delle nostre radici e del patrimonio linguistico ma anche all’innovazione e all’apertura dei propri orizzonti.
