di Stefano Maria Simone
Quanti di voi, almeno una volta nella vita, si sono emozionati di fronte ad un presepe? O, per i cittadini di Chieti in modo particolare, al passaggio della Processione del Venerdì Santo? Vere e proprie tradizioni che non smettono mai di affascinare e che hanno necessariamente bisogno di essere tramandate oltre che preservate. L’intervista di oggi, infatti, vi metterà in contatto con una personalità appassionata e ricca di idee che da tanti anni, nella nostra città, continua ad essere un punto di riferimento e perché no, una istituzione a tutti gli effetti durante il periodo natalizio e pasquale, mantenendo vive queste usanze popolari con l’esposizione delle sue opere nel corridoio principale del liceo classico G.B.Vico e nella Camera di commercio. Sto ovviamente parlando del Maestro Giuseppe Di Iorio che ha deciso di raccontarsi e mostrarsi in tutta la sua umanità. Vi invito, inoltre, a visitare il sito web www.artedellacanna.it dove potete ammirare nel dettaglio le opere dell’artista teatino.
“La mia storia inizia quando avevo 9/10 anni.” mi dice pensieroso “Ero un ragazzino che si dilettava nella creazione di presepi. In verità non ti so dire di preciso come sia nata questa passione. Me lo chiedo spesso anche io, senza però trovare una risposta definitiva. Forse è necessario cercarla nella professione dei miei due nonni: uno era contadino mentre l’altro, pastore. Ma non vi è la certezza. Le prime opere che ho realizzato, a parte piccoli presepi, sono state alcune miniature, fischietti e flauti. Fino a che nel 1986, tramite un amico in comune, conobbi don Antonio Mariani, critico d’arte e docente di latino e greco al liceo classico G.B.Vico nonché custode della chiesa di San Domenico al Corso, che ha subito creduto in me dopo aver visto quattro dei miei presepi. Mi convinse, allora, ad allestire una mostra a Chieti, la prima di tante. E da quel momento non mi sono più fermato. Nel corso degli anni ho esposto in tutto l’Abruzzo ma anche a Greccio, a Marsiglia, Roma, Milano, Caserta, Verona e a Filadelfia, in America, per citarne alcune.”
“Quali materiali utilizza di solito?”
“Diversi, anche se il mio preferito è la canna vegetale.”
“Quanto tempo impiega nella creazione di un presepe?”
“Dipende sempre dalla grandezza dell’opera e dall’impegno che ci vuole. Quelle più rappresentative richiedono un anno di lavoro anche se adesso, la tecnica si è talmente sviluppata che i tempi medi si sono accorciati.”
“Come si articola il processo artistico?”
“È molto semplice. Ho un’idea che concretizzo.”
“C’è un progetto alla base?”
“No. L’opera è già ultimata nella mia mente.”
“Lei è più per il presepe classico o per quello moderno?”
“Entrambi. Sempre con l’aggiunta di elementi che rievochino l’Abruzzo e la città di Chieti.”
“Maestro, tra le sue creazioni, però, non si possono non citare i bozzetti della processione.”
“Certo, sì. Diciamo che sono stati frutto di una lunga riflessione prima di poter essere effettivamente realizzati. In fin dei conti, nascono da una attenta osservazione della nostra storica Processione del Venerdì Santo che vidi, per la prima volta, quando ero molto piccolo, seduto sulle spalle dei miei genitori per poter assistere meglio all’evento. La cosa mi colpì così tanto che negli anni successivi, dopo aver maturato un’idea precisa di ciò che volevo fare, iniziai con il bozzetto del Cristo morto. Questi bozzetti non sono altro che le rappresentazioni in scala ridotta dei nove simboli o trofei della Passione che ogni anno sfilano per le vie della città accompagnati dalle struggenti note del Miserere del Maestro Saverio Selecchy.”
“Per concludere la nostra intervista, c’è qualcosa che vorrebbe dire alla città?”
“Il mio più grande desiderio è quello di poter ricevere un locale, a Chieti, nel quale esporre in maniera permanente le mie creazioni, magari poste sotto la protezione di teche.”


