“La riforma del sistema idrico immaginata per l’Abruzzo potrebbe essere un modello per tutto il territorio nazionale”. Lo ha dichiarato il ministro per l’ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto questa mattina all’Aurum di Pescara, durante il convegno del Consiglio regionale dal titolo “Acqua, la nostra forza”. “La sfida – ha sottolineato il ministro – è la modernizzazione del nostro sistema: da parte dello Stato ci saranno sicuramente interventi agevolativi. Servono meno gestori, più robusti, per dare un beneficio maggiore rispetto a un quadro in cui abbiamo un sistema idrico che ha perdite superiori al 40%”.
L’evento, introdotto dall’ex consigliera regionale e presidente della Commissione d’inchiesta sull’acqua, Sara Marcozzi, e aperto dai saluti del Sindaco di Pescara, si inserisce nel percorso di riforma avviato in ambito normativo regionale, volto a razionalizzare i gestori abruzzesi del sistema idrico. La legge, secondo quanto previsto, dovrà essere approvata rapidamente, diventando esecutiva prima della scadenza della maggior parte delle concessioni, fissata a fine 2027.
Il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, ha confermato l’avanzamento dell’iter legislativo: “L’Abruzzo chiuderà questa partita in tempo utile per permettere ad Ersi di ridisegnare il sistema di gestione del servizio idrico – ha dichiarato – Tenderemo ad una tariffa giusta che non faccia comunque venir meno investimenti e controlli”. Sospiri ha inoltre espresso la sua netta preferenza per la gestione pubblica del servizio.
Anche il ricercatore e divulgatore scientifico Mario Tozzi, ospite del convegno, ha sottolineato che “il bene acqua” non può che rimanere di competenza pubblica. “Solo il pubblico – ha aggiunto – può coniugare valore etico e costi. Il privato avrebbe comunque poco margine”. Tozzi ha poi illustrato esperienze innovative in diversi paesi, utili a ridurre gli sprechi e sensibilizzare i cittadini sull’importanza delle risorse idriche. “L’Appennino – ha spiegato – è tendenzialmente ricco d’acqua, ma c’è una grande disparità tra i territori”.
Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha parlato del “superamento dei piccoli e piccolissimi interessi in nome di un obiettivo generale”. “I limiti dei soggetti dell’attuale gestione del modello che abbiamo ereditato – ha aggiunto – credo che siano sotto gli occhi di tutti: troppi cittadini continuano ad avere problemi ad aprire il rubinetto e a trovare l’acqua potabile dentro casa. Mi auguro che la maggioranza non abbia paura di assumere decisioni e di innovare un modello di gestione per offrire un servizio migliore ai cittadini”.
Sul fronte operativo, Luigi Di Loreto, presidente di Ersi, e Giovanna Brandelli, presidente ACA, hanno concordato: “l’unica soluzione del problema sta nel riuscire a lavorare in squadra, costruendo forme di aggregazioni reali”.
Particolarmente rilevante è stata la partecipazione dei tre rettori delle università abruzzesi, che hanno inquadrato la questione idrica in un’ottica sistemica, con focus su ricerca e formazione. Fabio Graziosi, rettore dell’Università dell’Aquila, ha affermato: “Ritengo essenziale concentrarci sull’analisi dei dati, allo scopo di valorizzare la risorsa acqua, concentrando le informazioni che arrivano dai nuovi contatori e supportando il gestore aquilano”.
Liborio Stuppia, rettore dell’Università Chieti-Pescara, ha richiamato l’impegno sancito dall’Obiettivo 6 dell’Agenda ONU 2030, “Acqua pulita e servizi igienico-sanitari”, che mira a garantire entro il 2030 l’accesso universale ed equo all’acqua potabile e a servizi igienici adeguati per tutti. Christian Corsi, rettore dell’Ateneo teramano, ha parlato di “cambio di paradigma”, proponendo di considerare l’acqua secondo tre variabili principali: naturale, sociologica ed economica, e ha lanciato l’idea di un dottorato di ricerca dedicato ai temi legati al sistema idrico.
