EFFETTO BOOMERANG: “OTTIENI CIÒ CHE DAI”

Se fai del bene riceverai del bene, ma se fai del male ricevere del male sembra diventare un dovere. 7 febbraio la sempre attuale giornata nazionale contro il bullismo.

Bullo. Conosco questo significato di questa parola, che per me vuol dire rabbia, rancore e insicurezza, non è un termine usato a caso, in poche lettere racchiude la storia di tante persone, che siano bulli, testimoni o vittime.
Il bullo è colui che prende di mira qualcuno che considera debole, inferiore; i suoi comportamenti dipendono da momenti della vita che lo hanno cambiato, forse problemi in famiglia, forse non accettazione di sé stesso, forse insicurezza.
O forse ha costanti psicologiche diverse da quelli di altri ragazzi.
Bullo non si nasce, si diventa; chi lo è, è spesso caratterizzato da mancanza di empatia, autostima, impulsività e aggressività; tende a selezionare le sue vittime, sceglie chi considera più fragile, solo o diverso da sé, magari per carattere o aspetto fisico.
Manipola le persone per farsi sostenere e accrescere il suo ego, sminuisce la vittima, anche aiutato dai “sostenitori” e spesso capita che la violenza verbale diventi fisica e possa riportare tragici esiti.
Poi c’è la vittima, che ugualmente al bullo, ha bassa autostima, si sottovaluta e non si sente all’altezza dei suoi coetanei; è introversa e timida e non vuole rivelare i propri sentimenti a nessuno; è sensibile, si sente a disagio e fuori luogo in ogni posto, è vulnerabile, non chiede aiuto perché ha paura delle conseguenze.
Spesso non ha sostenitori o amici che le siano vicini. E questo succede soprattutto perché le persone hanno paura di esporsi per sostenere qualcuno che ne ha bisogno, lasciando che la vittima soffra, sia per il male psicologico e a volte fisico, sia per il pensiero che sia lei quella sbagliata e rifiutata da tutti. A volte arriva a pensare che una giusta risposta sia ricorrere a sua volta alla violenza
Adesso il testimone: spesso capita per caso ad assistere ad un episodio di bullismo e ancora più spesso non interviene; a volte è lì per uno scopo ben preciso: sostenere il bullo che fa del male alla vittima.
Ma io sono sicura che nell’uno e nell’altro caso ha paura che il bullo possa prendersela anche con lui, ma fortunatamente capita che qualcuno tenda la sua mano.
I testimoni infatti coprono diversi ruoli: spettatori indifferenti, oppositori, adiuvanti e spesso sono fondamentali nell’esito di fatti di bullismo, come nelle storie di cui si sente parlare o che si leggono.
A scuola da sempre svolgiamo attività riguardanti il bullismo per cercare almeno di riconoscerlo ed evitarlo, ma nonostante ciò il numero di casi aumenta e questa nostra società si rovina man mano sempre di più.
Quanto sarebbe bello vivere senza la paura che prossimi bulli, spettatori o vittime potremmo essere noi.

Jessica Coniglio

E non basta dire “Siamo tutti uguali”

É più facile parlare di uguaglianza con le parole che dimostrarla con i fatti. È facile dire che siamo tutti uguali, ma nella realtà così non è.
Forse essere uguali non significa essere identici, ma avere lo stesso valore, la stessa dignità e gli stessi diritti, anche se siamo diversi per personalità, esperienze, fragilità e per il ruolo che la vita ci assegna.
Quando incontriamo qualcuno che è diverso da noi ci comportiamo in modi che potrebbero ferire l’altra persona: spesso la ignoriamo, la evitiamo, la escludiamo e la giudichiamo senza conoscerla davvero. Questo spesso accade negli episodi di bullismo:
Il bullo non è “più forte” perché domina, e la vittima non è “meno” perché subisce: entrambi hanno la stessa dignità. Anche il testimone è parte della situazione, perché la sua scelta può cambiare l’esito dei fatti.
È qui che prende forma il significato delle nostre azioni:non essere spettatori indifferenti, ma diventare parte della soluzione.
Non sempre aiutiamo realmente chi è diverso, magari pensiamo di fare qualcosa di buono, ma spesso il nostro non è vero aiuto.
Non ci rendiamo conto quanto sia facile sbagliare anche con le migliori intenzioni, e a volte il nostro aiuto può essere non abbastanza oppure anche eccessivo. Questo ci dovrebbe far riflettere su quante volte nella vita reale vediamo persone con difficoltà e diciamo che dobbiamo aiutarle, ma poi non ci fermiamo a capire di cosa abbiano davvero bisogno e a pensare a come potremmo aiutarle. E questo non significa fare tutto al posto degli altri, ma stare accanto senza togliere a nessuno la libertà e l’autonomia.
Forse il vero significato dell’uguaglianza non è solo trattare tutti nello stesso modo, ma anche rispettare le differenze e assumersi le responsabilità delle proprie azioni:
Il bullizzato ha bisogno di sostegno senza sentirsi umiliato.
Il bullo ha bisogno di essere fermato, ma anche compreso e sia aiutato a fare scelte migliori.
Il testimone ha il potere di scegliere: restare in silenzio o intervenire.
L’uguaglianza si vede nei gesti concreti: quando il testimone difende, quando il bullo cambia,
quando la vittima trova la forza di chiedere aiuto.
Solo così “siamo tutti uguali” non è più una frase, ma una scelta.

Sofia Di Nardo

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