“Devono tornare a casa”: la denuncia di Catherine sulla “separazione forzata” dai figli

«Ho dovuto guardare la completa distruzione, il trauma e l’ansia costante crescere nei miei tre figli, ogni giorno per quasi tre mesi. E le stesse persone che avrebbero dovuto proteggerli dal male stanno attivamente supportando tutto questo».

È un atto d’accusa durissimo quello contenuto nella lettera di Catherine, pubblicata in esclusiva dal quotidiano Il Centro. Nella missiva, la donna racconta l’angoscia vissuta dai suoi figli durante quella che definisce una “separazione forzata” dai genitori, denunciando gravi responsabilità da parte degli assistenti sociali.

«Le loro richieste d’aiuto – si legge nella missiva – sono state ignorate, liquidate, non credute e purtroppo non è stata intrapresa alcuna azione in loro favore». Parole che descrivono, secondo la madre, un quadro di totale abbandono istituzionale. Catherine sostiene che, invece di interventi concreti, ai bambini siano stati offerti «zucchero, istruzione e siringhe», mentre sarebbero state diffuse «bugie» sul suo presunto disinteresse rispetto all’organizzazione di un insegnante una volta lasciata la struttura.

Nel racconto emergono accuse ancora più pesanti: la donna parla di operatori che avrebbero mentito ai minori e, addirittura, di adolescenti che sarebbero stati “usati per bullizzarli”. Un clima che, a suo dire, avrebbe aggravato uno stato psicologico già fragile.

«I bambini – è il suo appello – devono essere immediatamente restituiti alla madre e al padre, dove possono iniziare a guarire da questo stato incredibilmente traumatico che tutti e tre vivono ogni giorno!».

La madre descrive comportamenti che interpreta come segnali evidenti di disagio: «Sono costretta a vederli rompere le cose, farsi male, farsi del male a vicenda, disegnare aggressivamente sui muri». E conclude con un richiamo diretto alla dimensione psicologica della vicenda: «Qualsiasi capacità di comprensione psicologica vi darebbe la preoccupante consapevolezza del trauma, della depressione e dell’ansia costante che questi tre bambini hanno manifestato fin dal primo giorno».

Una denuncia che ora solleva interrogativi e chiama in causa le istituzioni coinvolte.

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