COME PETER PAN

Stefano Maria Simone

La mia poesia di oggi, tratta di sogni, fantasie ed illusioni avvalendosi della spensieratezza dell’eterno bambino Peter Pan, priva degli obblighi e delle preoccupazioni tipiche delle persone adulte. Ne assumo il punto di vista per raccontare di un ipotetico individuo che vive in un mondo creato dalla sua immaginazione, quasi come il personaggio scaturito dalla penna dello scrittore britannico J.M.Barrie, e che non si rende conto di quanto questa realtà lo isoli da ciò che lo circonda. All’inizio sembra tutto bello, magico, colorato e senza impegni gravosi ma ogni cosa è destinata a cambiare quando la sua amica più cara, immancabile compagna d’avventure, si ricorda delle proprie responsabilità e si allontana. Ecco che il novello Peter Pan prende finalmente coscienza della situazione e trova una giusta soluzione.

Il componimento è ricco di riferimenti al romanzo “Peter e Wendy” del 1911, che qui assumono una valenza fortemente simbolica ed evocativa. Lascio a voi la libera interpretazione dei miei umili versi.

PETER PAN

Viaggerò tra le stelle

alla ricerca di un’Isola che non c’è

per giocare con la mia cara Wendy,

dolce amica e pensiero felice

che mi fa librare in alto

fino al confine della realtà,

oltre l’immaginazione,

verso quel sogno impossibile

che con lei diventa possibile,

sorvolando la laguna delle sirene,

la valle degli indiani,

passando in mezzo agli sperduti,

sotto l’arcobaleno,

sopra il vascello del perfido Uncino

con un pizzico di polvere fatata

ed il resto della nostra fantasia.

Ci sentiremo bambini ancora,

inseguendo le scie di simpatici spiritelli

che illuminano foreste e caverne.

Cercheremo di prenderli

saltellando come a campana,

tenendoci per mano.

Dopo averli afferrati

li lasceremo andare nella notte

a riempire di nuovo il cielo

e li spegneremo con un soffio

quando sarà ora di dormire.

Giocheremo a nascondino,

rideremo,

il cuore ci si gonfierà di gioia

e in un breve attimo

dimenticheremo di crescere.

Ma Wendy è adulta ormai

e non può più divertirsi con me,

eterno ragazzino.

Ode il ticchettio del coccodrillo

che tanto spaventa il Capitano

e ne condiziona i suoi pirati.

Deve tornare a casa,

affrontare la vita

tra doveri e responsabilità.

Invece, io, diverrò un ricordo,

qui sull’Isola che non c’è,

seduto sulle nuvole

a suonare il flauto di Pan,

senza reali preoccupazioni,

mentre osservo le cannonate del galeone

puntare verso sogni che si sbriciolano.

Allora viaggerò tra le stelle

per augurare a Wendy la buonanotte

e con un semplice saluto,

dietro alla finestra,

smarrirò la mia ombra,

così che domani

la verrò a recuperare,

solo una scusa per poterla rivedere.

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Now, here in Manhattan, the spell is broken, and we live again! We are defenders of the night! We are Gargoyles! Scout troop short a child, Khrushchev’s due at Idelwyld… Car 54, where are you? Harlem that’s backed up.

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