Pubblichiamo di seguito il comunicato della consigliera comunale di Chieti, Serena Pompilio di Azione politica
Semina violenza chi, pur ammettendo di non conoscere il contenuto del pensiero espresso da una persona e di essere stato costretto a farlo (da chi?), si erge a suo assoluto e aprioristico censore in spregio ai più elementari principi costituzionali e democratici. Non mi sorprende che il nostro primo cittadino si unisca alla propaganda della sinistra che, in questi anni, avendo abdicato al suo precipuo ruolo di difensore dei diritti sociali, si erga a finto paladino dei diritti civili senza rendersi conto che questi, in assenza dei diritti sociali, smettono di essere diritti per tramutarsi in meri privilegi. Per essere identitaria la sinistra ha dunque bisogno di ergersi a paladino di quei diritti civili che nessuno, a cominciare dal Generale Vannacci di cui non ho alcuna intenzione di assumere il ruolo di difensore d’ufficio ma che ritengo abbia il sacrosanto ed inviolabile diritto di veicolare il proprio dire, intende mettere in dubbio: ma per essere identitaria la sinistra ha bisogno del nemico da combattare e, in quest’ottica, la narrazione sul Generale Vannacci diventa strumentale. Il nostro Sindaco, con le veementi parole che ha dedicato all’evento, dimentica il suo ruolo di rappresentante della città per trasformarsi in piccolo ingranaggio di quel carrozzone che la sinistra cerca di mettere in piedi per continuare ad esistere. Un primo cittadino che invece di assumere un ruolo di rappresentanza di tutti i cittadini, nessuno escluso e non solo di una parte, assume la veste di censore radical chic e di unico depositario del pensiero libero. Da maestrina i pensieri altrui li definisce “rozzi” che “non sono rispettabili” e quindi “non discutibili”! E chi lo sostiene? Chi forse gli scrive i testi? L’uomo libero e ‘ quello che può permettersi di dire quello che pensa andando a testa alta come solo pochi possono fare. Mi chiedo se questa incitazione all’odio sia rivolta veramente al gen. Vannacci o sia invece dettata da risentimenti più personali.
