AL TEATRO MARRUCINO SI CHIUDE UNA STAGIONE DI ANIME FRAGILI: IL GRANDE RACCONTO UMANO DELLA PROSA

 Stefano Maria Simone

La stagione di prosa 2026 del Teatro Marrucino si è chiusa due settimane fa lasciando dietro di sé molto più di una semplice successione di spettacoli. Quello andato in scena quest’anno sul palcoscenico teatino è stato un lungo viaggio dentro le inquietudini dell’essere umano contemporaneo: solitudine, memoria, desiderio, ironia, fallimento, bisogno d’amore. Un teatro profondamente emotivo, capace di alternare leggerezza e malinconia, sarcasmo e dolore, restituendo al pubblico personaggi imperfetti e autentici. A dominare l’intera stagione è stata soprattutto la dimensione della fragilità umana. Dalle protagoniste tormentate di “Misurare il salto delle rane” fino al disilluso avvocato malinconico interpretato da Massimiliano Gallo, il Marrucino ha portato in scena uomini e donne incapaci di trovare un equilibrio definitivo nel mondo, sospesi tra nostalgia del passato e paura del presente. Ecco un breve riassunto delle date prima di trarre le conclusioni:

Sabato 3 e domenica 4 gennaio. “Misurare il salto delle rane” di Carrozzeria Orfeo è stata una commedia nera intima e tagliente attraversata da silenzi e sbalzi d’umore.

Sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio. Con “Scandalo”di Ivan Cotroneo, interpretato da Anna Valle e Gianmarco Saurino, la stagione ha esplorato il territorio ambiguo del desiderio e delle convenzioni sociali, tra seduzione e ipocrisie.

Sabato 7 e domenica 8 febbraio. “Io, Charles. Al secolo Bukowski”, con Marco Bocci e Pia Lanciotti, ha portato in scena un viaggio sporco e allucinato dentro l’alcolico e libertino universo dello scrittore americano, merito dell’abile penna di Sonia Antinori.

Sabato 21 e domenica 22 febbraio. “Gin Game”, con Pamela Villoresi e Giuseppe Pambieri, classico teatrale e  vincitore del premio Pulitzer nel 1978, ha mostrato un nevrotico scontro a carte tra due anime perse.

Sabato 7 e domenica 8 marzo. “Cena con sorpresa” di Toni Fornari, con Tosca D’Aquino e Simone Montedoro, ha impiegato la commedia per riflettere sulle relazioni e sulle debolezze nascoste dietro le apparenze.

Sabato 21 e domenica 22 marzo. “I Turni”, di Cristina Comencini con Iaia Forte, Licia Maglietta e Andrea Renzi, poetica pièce che ha affrontato il tema della cura e della famiglia in un’Italia che invecchia e si interroga su se stessa.

Venerdì 24, sabato 25 e domenica 26 aprile. Triplice data per “Malinconico moderatamente felice” che tramite la figura dell’avvocato d’insuccesso interpretato da Massimiliano Gallo, ha incarnato il simbolo di un’inadeguatezza profondamente umana. Lo spettacolo ha battuto ogni record facendo registrare tre sold out e un grandissimo apprezzamento da parte del pubblico. All’attore è stato anche conferito il Premio Prosa 2026. Una menzione speciale per Biagio Musella, artista poliedrico e di immensa bravura.

Sabato 9 e domenica 10 maggio. “Qualcosa è andato storto” di Carlo Buccirosso chiude la stagione con una commedia familiare che alterna ironia e dramma. Al centro una famiglia disfunzionale attorno ad una madre anziana, malata e dipendente dal gioco, da cui emergono conflitti, tensioni ereditarie e ipocrisie.

Nel corso della stagione si sono registrate anche alcune variazioni rispetto alla programmazione iniziale. In particolare, tre titoli annunciati nella fase di presentazione non hanno poi trovato spazio nel cartellone definitivo: Ritorno a casa” di Harold Pinter con Massimo Popolizio, sostituito da “I Turni” di Cristina Comencini, “Tutto per bene” di Luigi Pirandello con Leo Gullotta, sostituito da “Gin Game” e “A casa tutti bene” di Gabriele Muccino con Anna Galiena e Giuseppe Zeno, purtroppo non recuperato.

La direzione artistica di Davide Cavuti è stata il filo conduttore della stagione. La sua visione ha permesso di costruire un cartellone coerente e riconoscibile, capace di unire grandi nomi della scena teatrale italiana e una linea drammaturgica, come già detto centrata sulle fragilità dell’uomo contemporaneo. L’equilibrio tra tradizione e contemporaneità ha definito l’identità della programmazione, mantenendo una forte attenzione sulla qualità e sulla tenuta emotiva degli spettacoli. Il percorso della stagione, pur fortemente ancorato alla contemporaneità dei testi, si è inserito in una tradizione letteraria e teatrale ampia e stratificata. Nelle varie rappresentazioni sono infatti emersi continui rimandi ad un patrimonio culturale che attraversa il teatro e la narrativa tra Ottocento e Novecento fino ad oggi: dalla rappresentazione verghiana delle dinamiche familiari e sociali, fino a Italo Svevo con la sua indagine sull’inettitudine e sull’autoanalisi dell’individuo; dalla lezione di Pirandello con la sua idea di maschera e di umorismo come svelamento del dramma dietro il comico, fino alla centralità del teatro Eduardiano dove comicità e malinconia convivono stabilmente. Un ulteriore richiamo significativo è quello alla tradizione del teatro come rappresentazione universale dell’esistenza, sintetizzata dall’antico motto latino “Totus mundus agit histrionem” secondo cui il mondo intero recita una parte.

La stagione di prosa del Marrucino si è confermata ancora una volta un importante evento di spettacolo, di arte, di letteratura e di cultura in un affresco complesso e completo, in un teatro che continua ad interrogare il pubblico sulle grandi domande ed è forse proprio questa la forza più autentica del teatro: ricordare che dietro ogni maschera continuiamo tutti a cercare noi stessi.

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