AL MARRUCINO IN SCENA “CENA CON SORPRESA”: TOSCA D’AQUINO E SIMONE MONTEDORO IN UNA COMMEDIA DA SALOTTO RICCA DI SEGRETI

Stefano Maria Simone

Quinto appuntamento per la Stagione di prosa del Teatro Marrucino di Chieti. Sabato 7 e domenica 8 marzo 2026 è andato in scena “Cena con sorpresa”, scritto da Augusto Fornari, Toni Fornari, Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli e diretto da Toni Fornari con le meravigliose interpretazioni di Tosca D’Aquino, Simone Montedoro, Toni Fornari ed Elisabetta Mirra.

Questa pièce è l’esempio perfetto di come la commedia da salotto contemporanea possa combinare leggerezza, tensione ed introspezione. La vicenda si svolge durante una cena annuale tra amici, un contesto apparentemente spensierato che cela un segreto in grado di far saltare ogni legame: un uomo maturo, amico di famiglia, intrattiene una relazione con la figlia venticinquenne dei padroni di casa. Questo detonatore mette alla prova rapporti di fiducia e affetto, convinzioni morali ed il controllo emotivo dei personaggi. Il tema centrale è infatti quello dell’ipocrisia. I protagonisti si presentano come persone moderne, aperte e tolleranti. Tuttavia, quando la situazione li riguarda direttamente, questa sicurezza ideologica vacilla in maniera fulminea. La commedia gioca proprio su questo paradosso: siamo progressisti finché il problema resta teorico, ma quando entra nella nostra vita privata riaffiorano paure, gelosie e convenzioni che ci fanno indossare una corazza difficile da scalfire. È anche uno spunto per parlare di cambiamento in ogni sua forma che sia comportamentale o storica, analizzandone le cause e le possibili conseguenze. La drammaturgia si sviluppa in una struttura a dittico: nella prima parte domina la calma e la leggerezza della cena, con battute brillanti e piccoli spiragli di ciò che verrà approfondito in seguito; nella seconda tutto scricchiola, le ipocrisie emergono e la tensione diventa evidente, alternando momenti seri e spassosi in modo naturale e calibrato. Il testo è quindi un mezzo per veicolare messaggi importanti ammortizzati dalla comicità, secondo il principio classico del “docere et delectare”, “insegnare e divertire” stimolando una sana riflessione. La dinamica rappresentata richiama da vicino il film del 2010 “La Bellezza del somaro” di Sergio Castellitto, dove conflitti generazionali e fragilità emotive vengono alla luce in un contesto conviviale, e la pellicola e spettacolo teatrale “Perfetti Sconosciuti” di Paolo Genovese, dove una innocua cena tra amici si trasforma in un laboratorio di rivelazioni laceranti. Similitudini emergono anche con “Scandalo” di Ivan Cotroneo andato in scena a febbraio sul palco del Marrucino. Entrambe le opere giocano sull’esplosione dei segreti in contesti ordinati e sulla tensione tra amore e regole morali, ma le differenze sono evidenti. “Scandalo” privilegia un’atmosfera più cupa e drammatica, con una satira morale più tagliente, mentre “Cena con sorpresa” mantiene leggerezza e ironia, rendendo l’esplosione dei segreti divertente e mai opprimente. Come già accennato all’inizio, il testo di Fornari si inserisce nella lunga tradizione della commedia da salotto, da Goldoni, alle farse francesi di Feydeau, ai testi di Molière, fino alle drawing-room comedies inglesi di Oscar Wilde e Noel Coward. La cena non è mai solo un contesto scenico: è un’officina di maschere sociali, perbenismi ed equilibri instabili, resa viva dal lavoro degli attori scena dopo scena.

Uno degli aspetti più interessanti è l’utilizzo di 7 scatti di tensione, un meccanismo che mostra la costruzione di suspense e ilarità a gradini, evitando cali di attenzione. Nella partitura scenica di Fornari, ogni scatto corrisponde a un momento preciso che fa crescere il conflitto e la risata:

  1. Situazione iniziale tranquilla: all’inizio della cena i personaggi sembrano sereni. Dialoghi leggeri e battute innocue creano un contrasto con ciò che seguirà.
  2. Il segreto esiste: si accenna alla relazione proibita tra l’amico di famiglia e la figlia. Il pubblico lo percepisce prima dei personaggi coinvolti, generando suspense.
  3. Primo sospetto: indizi, frasi ambigue, sguardi ed equivoci suggeriscono che la verità potrebbe emergere da un istante all’altro.
  4. Tentativi di nascondere tutto: i personaggi deviano il discorso e cercano giustificazioni. La tensione cresce e il pubblico ride dell’imbarazzo altrui.
  5. Primo scoppio parziale: una parte della verità rischia di emergere. Dialoghi serrati, fraintendimenti e attimi di gelosia creano situazioni comiche e drammatiche insieme.
  6. Caos totale: tutti parlano contemporaneamente, l’amicizia viene tradita e le ipocrisie sono smascherate. La comicità nasce dal disordine emotivo.
  7. Ribaltamento finale: un’ultima rivelazione chiude il cerchio, non proponendo alcuna “punizione” o definitiva soluzione per i personaggi. La tensione si scioglie senza ristabilire del tutto l’armonia, lasciando al pubblico, che durante la rappresentazione parteggia per l’uno e per l’altro con un coinvolgimento personale, il compito di decodificare quanto visto.

Questo schema è una pratica vera e propria: ogni scatto è un cambio di ritmo, un colpo di scena o un dialogo strategico. Gli attori modulano tempi, pause e intensità per sostenere la struttura bipartita. Il cast funziona come un vero ensemble musicale. Il padre, l’impeccabile Simone Montedoro, ipocondriaco e precisino, oscilla tra amicizia, senso di colpa e desiderio; la madre, Tosca D’Aquino in una delle sue migliori interpretazioni, apparentemente tollerante e aperta, viene travolta dal segreto pur decidendo di accettarlo; la figlia, la giovane e brava Elisabetta Mirra, lucida e audace, costringe gli adulti a sbugiardarsi; l’amico di famiglia, un Toni Fornari al massimo livello, alterna debolezze e tentativi di controllo, impersonando una maschera complessa e profonda. L’insieme degli interpreti rende concreti i 7 scatti con tutte le sfumature, intrattenendo e creando un clima sempre disteso.

In sintesi, “Cena con sorpresa” è una commedia brillante e moderna, dove Toni Fornari dimostra come comicità ed introspezione psicologica possano convivere senza tradire ritmo e contrasto scenico, consegnando al pubblico una pièce calibrata, divertente ed irresistibilmente umana.

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