Ogni estate, nel mese di agosto, insieme alla mia famiglia vado in un paesino abbastanza sperduto vicino Vasto, Furci, che era il paese originario dei miei nonni paterni.
Furci è un piccolo comune dell’entroterra vastese che sorge su un colle tra i fiumi Sinello e Treste, a 550 metri d’altezza.
La parte più caratteristica è il borgo antico dove c’è un torrione medievale del XIV secolo. La notte di San Lorenzo è possibile salire sul torrione per osservare le stelle cadenti, anche perché c’è un telescopio. L’estate scorsa hanno invitato un astrofisico che spiegava ai visitatori cosa sono le stelle cadenti.
Nel borgo le case sono tutte in pietra calcarea e le stradine sono strette e con tante scale. Quando il cielo è limpido da alcuni punti si possono vedere le isole Tremiti.
Il nome Furci deriva da forca, cioè punto di incontro tra diverse strade, e i furcesi ci tengono a sottolineare che fin dall’antichità sono sempre stati ospitali e accoglienti.
Poco distante dal borgo antico c’è la scuola che è nuova e molto bella; il problema è che ci sono pochissimi bambini, quindi si riescono a formare solo due pluriclassi, una per i bambini di prima, seconda e terza elementare e una per i bambini di quarta e quinta. C’è anche un ristorante, l’unico, che si chiama “La locanda del brigante” e dentro ci sono delle foto di briganti perché, dopo l’unità d’Italia, molti di loro si nascondevano nelle campagne di Furci. Il ristorante è sempre pieno di gente perché è molto caratteristico e si mangia benissimo.
A Furci abbiamo tre piccole case, una la diamo in affitto e nelle altre due ci stiamo noi. Le case sono quelle tipiche di paese su più livelli. Nel primo livello c’è la zona giorno con il camino in pietra poi, con delle scale di legno molto strette, si sale nella zona notte dove ci sono due camere e un bagno. Sotto c’è un’altra casa dove abbiamo una taverna, un bagno e una camera da letto con le pareti in pietra.
Mentre nella casa che diamo in affitto i mobili sono nuovi, nelle due case dove stiamo noi ci sono molti mobili dei miei bisnonni che a me non piacciono tanto.
Per arrivare a Furci ci vuole circa un’ora ed io lungo il tragitto mi annoio tantissimo. Appena arriviamo, i miei genitori svuotano le valigie, i miei fratelli vanno a giocare a calcio con i miei cugini ed io resto a casa e continuo ad annoiarmi.
Generalmente a Furci abita solo gente anziana (ci vivono circa 800 persone), ma per fortuna ad agosto si popola un po’, infatti, negli ultimi anni, molti stranieri come olandesi, belgi, tedeschi e anche australiani, hanno comprato case nel borgo antico.
Due anni fa ho conosciuto una bambina molto simpatica che si chiama Valentina.
Valentina ha la mia età, ha i capelli scuri, gli occhi castani e molto vivaci e la carnagione chiara con un po’ di lentiggini. Valentina è bilingue perché suo padre è di Venezia e sua madre è di Liverpool. La sua famiglia vive a Roma ma il padre, che è un manager, ha comprato casa a Furci perché un paio settimane l’anno vuole riposare in un posto dove non c’è niente…
Effettivamente a Furci c’è ben poco da fare, ma quando ci sono Valentina e Cristiana, una mia amica di Vasto, le giornate passano più in fretta. Insieme andiamo in bicicletta, al parco o al bar, l’unico bar del paese, dove si incontrano tutti.
Una cosa bella di Furci è che si trova a mezz’ora di distanza dalla spiaggia di Petacciato, in Molise. Lì il mare è sempre mosso perché non ci sono gli scogli che fanno da barriera. Solo di mattina l’acqua è calma e limpida, mentre nel pomeriggio è sempre ventilato e, dato che nel fondale c’è l’argilla, l’acqua sembra sporca ma in realtà è pulitissima perché in quella zona non ci sono fabbriche né alberghi né stabilimenti, ma solo una bella vegetazione e un camping molto curato che si chiama “Villaggio la Torre” e prende il nome dalla torre saracena che si trova all’entrata. Spesso ci fermiamo lì per cena e mentre mangiamo possiamo ammirare dei tramonti bellissimi. Tanti turisti vengono a fare foto perché il paesaggio è davvero bello: a sinistra c’è Punta Penna e a destra c’è Termoli.
A Petacciato faccio anche tante passeggiate con Cristiana. Spesso arriviamo ad un fiumiciattolo dove l’acqua è congelata e dove c’è l’argilla. Lì ci divertiamo a fare i fanghi e a costruire oggetti con l’argilla. Quando di sera torniamo a Furci spesso andiamo al bar a prendere un gelato e poi ci fermiamo in piazza perché molte volte organizzano sagre o piccoli concerti.
A Furci c’è ancora la casa dove, nel 1257, è nato il beato Angelo e lì vicino c’è il campanile che hanno ristrutturato da poco e le campane sono tra le più grandi della provincia di Chieti. Sentirle suonare quando è festa è molto bello. La cupola del campanile è in ceramica smaltata verde con delle strisce gialle che richiama un po’ la cultura araba: infatti, nel medioevo, ci sono state le invasioni saracene.
Per il beato Angelo ci sono ben quattro feste all’anno: il 6 febbraio, il 17 maggio, il 13 agosto e il 13 settembre. In queste occasioni il santuario, dove ci sono le reliquie, si riempie di pellegrini e si dicono tantissime messe.
I furcesi sono molto legati al beato Angelo, infatti si chiamano tutti Angelo, compreso mio padre, il sindaco, il parroco e anche il parroco della parrocchia di Chieti che è originario di Furci.
Valeria Mancini, classe 1^A, Scuola secondaria di I grado “Vicentini – Della Porta”


