San Michele, un filo sacro tra Abruzzo e Mediterraneo: a Chieti il viaggio tra fede, arte e transumanza

Dalla devozione dei pastori aquilani alle grotte e ai santuari dell’Appennino: nella Chiesa di San Domenico un incontro dedicato all’Arcangelo ha ripercorso secoli di storia, arte e tradizione popolare.

È stato un vero e proprio viaggio nella storia religiosa e culturale dell’Abruzzo il momento micaelico ospitato il 25 settembre nella Chiesa di San Domenico a Chieti. Un appuntamento che ha intrecciato devozione, tradizioni popolari, arte e memoria del territorio, con la partecipazione dell’Associazione Teate Nostra, presieduta da Annalucia Tacconelli, protagonista anche con il ballo popolare Evviva San Michele, eseguito in Piazza Vico. Ad aprire l’incontro è stata una suggestiva entrata in processione, guidata da figuranti in abiti da pellegrini medievali. A seguire, don Claudio Pellegrini ha approfondito l’etimologia e il significato della parola “angelo”, introducendo il pubblico al tema della devozione micaelica e alla sua profonda stratificazione storica.

Il cuore dell’incontro è stato affidato ad Angela Rossi, presidente di ArteMind, che ha proposto un ampio excursus attraverso grotte, eremi, statue, chiese e testimonianze iconografiche presenti nel territorio aquilano e legate anche alla storia della transumanza. Un patrimonio nel quale la figura di San Michele si intreccia con antichi percorsi pastorali e con la trasformazione delle pratiche devozionali. Secondo il percorso illustrato, con la diffusione del culto dell’Arcangelo ad opera dei Longobardi nei ducati di Spoleto e Benevento, le popolazioni pastorali avrebbero progressivamente sostituito precedenti riferimenti cultuali, tra cui quello di Ercole, con la devozione a San Michele.

Da Bominaco a Rocca di Mezzo, da Sulmona ad Anversa degli Abruzzi, da Celano a Pescocostanzo, la narrazione ha attraversato alcuni dei luoghi più significativi dell’Abruzzo interno, mettendo in evidenza la presenza capillare del culto micaelico e il suo legame con la montagna, le vie della transumanza e le comunità locali. Un patrimonio che trova una significativa espressione anche nelle opere conservate all’Aquila e, in particolare, nel MUNDA. Nel corso dell’incontro sono state richiamate le realizzazioni del Maestro dei Polittici Crivelleschi, del Maestro da Caramanico, di Bernardino di Cola del Merlo, Sebastiano di Cola da Casentino e Jacobello da Fiore, testimonianze di una tradizione artistica nella quale la rappresentazione dell’Arcangelo assume forme e significati diversi.

Particolare attenzione è stata dedicata alle chiese dell’Aquila, città che nel 2026 è Capitale italiana della cultura. Un riferimento che ha permesso di sottolineare ulteriormente il valore di un territorio nel quale storia, arte, paesaggio e spiritualità si incontrano. L’Abruzzo, terra di confine e di montagne, custodisce infatti una fitta rete di grotte e luoghi di culto dedicati a San Michele, inseriti in un sistema di devozione che trova uno dei suoi principali centri nel Gargano. È qui, secondo la tradizione, che nel IV secolo d.C. si sarebbero verificate le apparizioni dell’Arcangelo. Il legame con il mondo pastorale è particolarmente significativo. I pastori aquilani raggiungevano a piedi Monte Sant’Angelo, in Puglia, per il pellegrinaggio e, una volta tornati nei propri territori, riproducevano idealmente quei luoghi di culto attraverso grotte e santuari locali. Un fenomeno che racconta non soltanto la diffusione della devozione, ma anche la capacità delle comunità di trasferire e reinterpretare la propria esperienza spirituale lungo le antiche vie della transumanza.

La dimensione abruzzese si inserisce così in una geografia più ampia, quella della cosiddetta Linea Sacra di San Michele, che nella tradizione collega alcuni importanti santuari dedicati all’Arcangelo, da Skellig Michael in Irlanda fino a Gerusalemme, passando per Mont Saint-Michel in Normandia e la Sacra di San Michele in Piemonte. In questo ideale tracciato di santuari montani, anche l’Aquila si colloca come punto significativo di una rete europea di luoghi, percorsi e tradizioni.

A chiudere l’incontro è stata Angela Chiumeo, che ha eseguito l’Inno di San Michele, il canto tradizionalmente intonato dalle compagnie di pellegrini nella grotta pugliese di Monte Sant’Angelo, centro micaelico per eccellenza. Un finale che ha riportato il pubblico al cuore della tradizione: una devozione capace di attraversare secoli, territori e comunità, mantenendo vivo il legame tra i cammini dei pellegrini, le montagne abruzzesi e una delle figure più riconoscibili della spiritualità cristiana.

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