Una storia di impresa familiare, sacrificio e radicamento nel territorio. La titolare Francesca racconta la nascita dell’Elishar, il passaggio dalla storica esperienza nella ristorazione di pesce a Pescara all’investimento nella zona Levante di Chieti, e riflette sulle potenzialità ancora da valorizzare di quest’area della città.
Siamo qui al bar Elishar e la signora Francesca ci ha accolto con la solita gentilezza e disponibilità. Con lei vogliamo fare una chiacchierata innanzitutto sulla sua storia familiare e commerciale, su cosa l’ha portata a investire qui a Chieti e su quali prospettive ci siano per il presente e per il futuro.
Innanzitutto, grazie signora Francesca per averci accolto qui.
Grazie a voi.
Vogliamo subito chiederti una curiosità: il nome “Elishar” che significato ha?
Elishar è stato ideato unendo i nomi delle mie due figlie, Elidea e Sharon. Abbiamo pensato di fare così anche perché questa attività è stata creata non soltanto per me, ma anche per le mie figlie, per il loro futuro e per i loro figli.
Quindi una dedica particolare alle figlie. Partiamo dalle origini di questa attività. Voi siete di Chieti oppure avete deciso successivamente di investire qui? Qual è stata la motivazione che vi ha portato a scegliere Chieti?
I nonni di mio marito avevano un ristorante a Pescara, in via Caboto 12: la Trattoria “Dal Morettino”. Sono ormai 62 anni che questa attività si tramanda di padre in figlio e noi rappresentiamo la quinta generazione che continua a lavorare con il pesce.
A Pescara abbiamo dovuto chiudere non perché ci fossero problemi con l’attività, ma perché la struttura era molto vecchia, risaliva all’Ottocento e doveva essere rinnovata. Quando è stata ristrutturata, però, invece di restituirci i locali al piano terra sono stati realizzati dei garage. Quindi abbiamo dovuto reinventarci.
Nel 2012 un architetto mi fece una proposta: c’era questo parco di circa 7.000 metri quadrati a Chieti, in una zona dove non c’era nulla. Mi disse: “Voi siete giovani, avete due figlie giovani, forse siete proprio voi che potete riprenderlo e riportare qui un po’ di quello che avevate costruito a Pescara”.
Il ristorante di pesce a Pescara andava molto bene, il Morettino era sempre pieno e spesso le persone aspettavano fuori. Chi lo conosce ricorda il classico brodetto nel tegame di terracotta, lo spaghetto alle vongole che faceva mio suocero e così via.
Quindi ci siamo reinventati e abbiamo deciso di costruire qui. L’idea era soprattutto quella di avere qualcosa di nostro, senza dover pagare un affitto.
Ci è stata data la possibilità di prendere in gestione il parco, di costruire a nostre spese e di portare avanti l’attività. Così ci siamo messi all’opera. Abbiamo firmato il contratto nell’ottobre del 2013 e abbiamo iniziato a costruire.
Il parco, all’epoca, sembrava quasi una giungla, anche per lo sporco che c’era. Noi abbiamo realizzato questa struttura in legno, seguendo i criteri della bioarchitettura, affrontando naturalmente tutti i progetti e tutte le difficoltà del caso.
Abbiamo firmato il contratto l’8 ottobre 2013 e siamo riusciti ad aprire il 6 gennaio 2015.
È stata una scelta di coraggio.
Molto, molto coraggiosa. Ha comportato tanti sacrifici. Abbiamo venduto anche un appartamento a Pescara e adesso siamo qui.
Questa è una casa a tutti gli effetti. Ci siamo trasferiti qui e ormai siamo tutti quanti a Chieti.
Abbiamo riportato la nostra tradizione del pesce, ma abbiamo cercato anche di adattarci alle esigenze dei ragazzi che vengono qui per giocare o semplicemente per fare una passeggiata. Per questo, se vogliono mangiare, proponiamo anche gli arrosticini.
È chiaro che ormai siete un punto di riferimento per questa zona. Hai detto bene: siete arrivati in un’area in cui non c’era niente. Ti faccio però una domanda: anche oggi, in qualche modo, c’è ancora poco. Questa zona ha grandissime potenzialità, abbiamo anche la scuola davanti. Credi che si possa fare di più per riqualificare e movimentare un po’ la zona Levante?
Secondo me sì. C’è la scuola, che comunque porta movimento per qualche ora la mattina, ma durante il resto della giornata si potrebbe fare molto di più.
Ci sono persone che escono da casa alle sette di mattina e rientrano alle sette di sera. Mi hanno detto addirittura che questa viene chiamata “zona camomilla”.
Questa cosa mi dispiace. Io prima non lo sapevo: ho creduto nelle promesse che mi erano state fatte e quindi sono qui.
Sicuramente il Comune può e deve trovare delle soluzioni per movimentare maggiormente la zona: organizzare eventi, abbellirla e, magari, intervenire anche con iniziative come le luminarie nel periodo natalizio. L’auspicio è quindi che questa parte della città possa essere maggiormente attenzionata e valorizzata. Da quanti anni mi hai detto che sei qui?
Dal 2012 mi era stata prospettata questa possibilità. Conosco quindi questa situazione dal 2012, anche se poi l’attività vera e propria è partita successivamente.
Ti faccio un’altra domanda: come è cambiato il rapporto con l’utenza, ma anche il modo di fare commercio, attività e servizio, in questi quindici anni?
È cambiato tantissimo. Soprattutto dopo il Covid le persone sono cambiate un po’.
Per fortuna noi abbiamo molto spazio all’aperto, perché oggi le persone preferiscono stare maggiormente fuori.
Una volta si incassava di più e la gente era un po’ più propensa ad andare nei locali. Adesso è diverso. I cambiamenti ci sono stati e si sentono.
E perché un ragazzo, una ragazza o una famiglia dovrebbe venire da voi?
Perché noi utilizziamo soltanto prodotti di qualità.
Con il pesce bisogna organizzarsi, quindi preferisco che il cliente prenoti. Non tengo pesce, carne o altri prodotti inutilmente.
Anche per l’impasto della pizza utilizziamo farine buone e pregiate, che costano anche molto. Lo stesso vale per la mozzarella: utilizziamo quella di bufala, scegliamo prosciutti di qualità. Insomma, usiamo soltanto prodotti di livello, altrimenti preferisco non fare nulla.
Lo stesso principio vale per il pesce e per gli arrosticini, che facciamo arrivare da Villa Celiera.
Bene. Abbiamo quindi capito che qui ci sono qualità, disponibilità, attenzione e gentilezza.
E soprattutto pulizia. Questo è sicuramente un luogo di ritrovo per le famiglie e per i giovani e speriamo che possa continuare a rappresentare un punto di riferimento per la città e per la zona Levante.
Con l’auspicio, però, che anche la zona Levante e la città possano restituire qualcosa, perché penso che Chieti sia in qualche modo debitrice nei confronti della signora Francesca per il coraggio dimostrato e per tutto quello che mette quotidianamente nel portare avanti questa attività.
Ringraziamo la signora Francesca e invitiamo tutti i cittadini a venirla a trovare, per trovare sicuramente un ambiente sereno e bello, ma soprattutto prodotti di qualità.





