Chieti, nuovi sgomberi per il dissesto: le famiglie chiedono di attendere le controdeduzioni

Il caso riguarda quattro condomìni nella zona interessata dal dissesto. Tra i residenti cresce la preoccupazione per le conseguenze di eventuali nuovi sgomberi

Resta alta la tensione a Chieti sul fronte del dissesto idrogeologico e dei possibili nuovi sgomberi nella zona interessata dal movimento franoso. La vicenda riguarda quattro condomìni e decine di famiglie che potrebbero essere chiamate a lasciare le proprie abitazioni sulla base degli esiti delle verifiche tecniche effettuate sugli edifici.

Il quadro emerso dalle verifiche ha riacceso le preoccupazioni dei residenti, anche alla luce degli sgomberi già disposti negli anni scorsi. Il Comune sta valutando le situazioni dei diversi fabbricati e, prima dell’adozione dei provvedimenti definitivi, è prevista la possibilità per i proprietari di presentare controdeduzioni e documentazione tecnica.

Sul tema è intervenuto il sindaco Giovanni Legnini, che ha ribadito la volontà dell’amministrazione di seguire la situazione insieme alle famiglie coinvolte e di garantire il necessario supporto. Una posizione che, tuttavia, non sembra aver attenuato le preoccupazioni dei residenti, soprattutto per i tempi e le modalità con cui si sta sviluppando la procedura.

Il punto maggiormente contestato riguarda infatti la necessità di assicurare un confronto pieno con i proprietari prima di arrivare a provvedimenti che avrebbero conseguenze molto pesanti sulla vita delle famiglie. L’amministrazione è chiamata quindi a chiarire con la massima trasparenza quali siano gli elementi tecnici alla base delle valutazioni e quali concrete forme di assistenza siano previste per chi eventualmente dovesse lasciare la propria abitazione.

Il problema non riguarda soltanto gli aspetti tecnici legati alla sicurezza degli edifici, ma coinvolge direttamente la vita di numerose famiglie, chiamate a confrontarsi con l’eventualità di dover abbandonare case nelle quali hanno vissuto per anni.

Proprio la possibilità di presentare osservazioni e controdeduzioni rappresenta ora uno dei passaggi centrali della vicenda. Le famiglie interessate chiedono infatti che le valutazioni sulla sicurezza degli immobili possano essere approfondite attraverso ulteriori verifiche tecniche, prima di arrivare a eventuali ordinanze di sgombero.

Sull’argomento è intervenuto anche Cristiano Vignali, il “Censorino Teatino”, che ha espresso forti perplessità sull’ipotesi di procedere con nuovi sgomberi prima che siano state esaminate le controdeduzioni dei proprietari.

Vignali invita innanzitutto alla prudenza prima di affermare che decine di persone siano destinate a rimanere senza casa e contesta quella che, a suo giudizio, sarebbe stata una valutazione troppo rapida dell’inagibilità di alcuni edifici. Tra i casi citati c’è quello della scala B del condominio Bel View, dove vive una sua familiare nell’abitazione acquistata dai nonni paterni negli anni Ottanta.

Nel suo intervento Vignali chiede quindi di conoscere nel dettaglio gli elementi tecnici alla base delle valutazioni, domandando se sia stata effettuata un’analisi del quadro fessurativo e se siano stati adeguatamente interpretati i dati derivanti dal monitoraggio degli edifici. La richiesta è quella di poter effettuare una verifica attraverso una controperizia prima che vengano assunte decisioni definitive.

A preoccupare Vignali è anche la comunicazione con cui il Comune avrebbe già avviato il procedimento finalizzato all’adozione dell’ordinanza sindacale di sgombero del Condominio Bel View, mentre le famiglie si preparano ancora a presentare le proprie controdeduzioni.

Nel suo intervento, Vignali concentra parte delle proprie critiche proprio sulla gestione amministrativa della vicenda, ritenendo prematuro procedere verso nuovi sgomberi senza aver prima consentito alle famiglie di presentare le proprie controdeduzioni. La richiesta rivolta all’amministrazione Legnini è quindi quella di maggiore chiarezza sul percorso seguito, sulle valutazioni tecniche effettuate e sulle garanzie offerte ai residenti.

Nel suo documento Vignali richiama inoltre l’esperienza delle persone che negli anni passati hanno già dovuto lasciare le proprie abitazioni, ponendo il tema delle misure di sostegno e dei tempi con cui sarebbero arrivati gli aiuti promessi.

La questione riguarda, in particolare, i costi che un eventuale sgombero comporterebbe per le famiglie: dal trasloco alla ricerca di un nuovo alloggio, fino al pagamento dell’affitto per chi non disponga di una seconda abitazione.

Da qui anche le critiche rivolte alla comunicazione pubblica, che secondo Vignali avrebbe dato per acquisita la prospettiva degli sgomberi senza attendere il completamento del confronto con le famiglie.

La vicenda resta dunque legata a due esigenze che il confronto di queste settimane mette in evidenza: da una parte la necessità di garantire la sicurezza degli edifici interessati dal dissesto, dall’altra quella di consentire ai proprietari e ai residenti di conoscere nel dettaglio le valutazioni tecniche e di presentare le proprie osservazioni prima delle decisioni definitive.

Il Comune ha annunciato il proprio impegno a seguire le famiglie coinvolte, mentre dal territorio arrivano richieste di ulteriori approfondimenti. In questo quadro si inserisce anche l’intervento di Vignali, che chiede di non considerare conclusa la vicenda e di attendere l’esito delle controdeduzioni prima di procedere con eventuali nuovi sgomberi.

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