Il lavoro come strumento di dignità, autonomia e responsabilità, ma soprattutto come una delle condizioni necessarie per costruire un percorso concreto di reinserimento dopo la detenzione. È stato questo il tema al centro di “Sprigioniamo le competenze”, l’incontro dedicato all’inclusione lavorativa delle persone detenute ed ex detenute, al quale ha partecipato Monia Scalera, Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale.
L’iniziativa, promossa da AIDP Abruzzo e Molise, Fondazione AIDP Lavoro e Sostenibilità e CNEL, ha messo a confronto istituzioni, mondo accademico, imprese e professionisti delle risorse umane sulla necessità di creare percorsi che colleghino formazione, acquisizione di competenze e accesso al lavoro.
Un percorso che, secondo Scalera, deve cominciare già durante la detenzione e proseguire una volta terminata la pena.
«Il reinserimento non può essere soltanto l’ultima fase della pena, né può esaurirsi in un principio astratto. Deve iniziare dentro il percorso detentivo e trovare continuità fuori, attraverso formazione, lavoro e responsabilizzazione», ha sottolineato la Garante regionale.
Il coinvolgimento delle imprese e del mondo delle risorse umane rappresenta, in questo quadro, un passaggio importante per favorire l’incontro tra le competenze acquisite dalle persone detenute e le opportunità professionali. L’obiettivo è costruire occasioni concrete di inserimento, affrontando anche gli stereotipi e le barriere culturali che possono ostacolare il percorso.
Sul tema è intervenuto anche Domenico Giangiulio, presidente di AIDP Abruzzo e Molise, che ha sottolineato il valore del lavoro come possibilità di costruire una nuova prospettiva di vita e la necessità di guardare alle competenze e alle potenzialità delle persone.
«La sfida è superare stereotipi e barriere culturali e guardare alle competenze e alle potenzialità delle persone», ha affermato Giangiulio, indicando nell’inclusione lavorativa una responsabilità sociale e, allo stesso tempo, un’opportunità per le imprese e per la comunità.
Per Scalera, il lavoro non rappresenta una cancellazione del passato né sostituisce la responsabilità per il reato commesso. Può però diventare uno degli strumenti attraverso cui trasformare quella responsabilità in un percorso di cambiamento.
«Il lavoro non cancella ciò che è stato e non sostituisce la responsabilità per il reato commesso. Ma può rappresentare uno degli strumenti più efficaci perché quella responsabilità si trasformi in un nuovo progetto di vita», ha concluso la Garante regionale.
