L’operazione è scattata nel tardo pomeriggio di ieri, quando gli agenti della Squadra Mobile hanno fermato un furgone nei pressi dell’asse attrezzato. A bordo si trovavano un imprenditore di origini albanesi e un suo dipendente, entrambi finiti in manette con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Il mezzo, intercettato mentre attraversava il traffico cittadino, ha attirato l’attenzione dei poliziotti per la presenza, nel vano di carico, di un voluminoso compressore. È stato proprio quel macchinario a insospettire gli investigatori, che hanno deciso di procedere con controlli più approfonditi.
Per consentire un’ispezione completa in condizioni di sicurezza, il furgone è stato accompagnato nel piazzale della caserma Spinucci, nel centro storico. L’apertura del macchinario, però, si è rivelata tutt’altro che semplice: il grande serbatoio metallico presentava infatti diverse saldature. Per questo è stato necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco del Comando provinciale. I pompieri hanno utilizzato una mola per tagliare il serbatoio e consentire agli investigatori di verificare cosa fosse stato nascosto al suo interno.
Una volta aperto il contenitore è arrivata la scoperta: numerosi panetti di hashish e grandi sacchi di plastica pieni di marijuana. Complessivamente, il quantitativo sequestrato è stato stimato in circa 41 chili. Secondo le prime valutazioni degli investigatori, la droga sarebbe stata destinata al mercato locale. Il carico, una volta immesso sulla piazza dello spaccio, avrebbe potuto generare un giro d’affari illecito stimato in circa 300mila euro.
L’attività investigativa, tuttavia, non si ferma al sequestro e agli arresti. L’obiettivo degli inquirenti è ora ricostruire la provenienza degli stupefacenti e individuare eventuali altri soggetti coinvolti nella gestione del traffico. L’operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile, diretta dal commissario capo Francesco D’Antonio, con il supporto degli agenti della Volante e il coordinamento del pubblico ministero Giuseppe Falasca.
Un elemento ritenuto particolarmente importante per gli sviluppi dell’indagine riguarda i telefoni cellulari dei due arrestati, che sono stati sequestrati. Gli investigatori analizzeranno tabulati, messaggi e conversazioni in chat alla ricerca di contatti, comunicazioni e informazioni utili a ricostruire la filiera della droga. L’analisi dei dispositivi potrebbe permettere di comprendere da dove provenisse il carico e, soprattutto, di individuare i collegamenti con la rete dello spaccio attiva sul territorio teatino.
