Franco Zappacosta
Il 30 maggio 2014, un venerdì come oggi, ci lasciava Luciano Vinciguerra (1930-2014), l’amato “indiano”, pioniere dell’atletica leggera teatina. La sua vita e il suo pensiero sono stati un modello, unico e irripetibile. Lo ricordiamo con infinito affetto. Luciano resta sempre nei cuori dei suoi tanti amici. Nessuno lo dimentica.
Ecco il “testamento” lasciato da Luciano, l’eredità di uno spirito libero.
Ero entrato in Forestale con la cravatta senza essere “Alcuno”.
Sono uscito scivolando via con i sandali come un “Nessuno”.
Mi era stato chiesto: “Può venire?”
Furono gentilissimi!
Ho chiesto oggi: “Posso andarmene?”
Mi sono sentito irriverente!
Non avevo una sedia, allora.
Ho appena abbandonato una scrivania con il privilegio della mia piena Indipendenza di “Funzionario”
Non contava molto per me assidermi in un “Posto”. Mentre inesorabilmente maturavano i miei livelli di pari passo, la mia presenza attiva in ufficio si sdoppiava ectoplasmandosi fra i pioppi del fiume Pescara in inedite apparizioni.
Come avrei potuto pensare a una “Carriera” con i capelli che andavano man mano allungandosi, previo il favore inconscio di un emergente indianita’? Fu proprio alle Black Hills, colline nere dei Pellerossa, in un fortunato viaggio negli USA che, trovandomi solo in un bosco pieno di canti e di fruscii di animali in agguato, mi rendessi consapevole della precarietà di uomo involuto alle carte da “Archivio”.
Ricordo la singolare lezione ricevuta dall'”Ispettore di Varese”, quando fu impiegato a spegnere un principio di incendio con i piedi.
Fu un atto di umiltà concessomi, che mi fece intendere quando io potessi essere utile a star seduto.
Per questo il più abile degli acchiappafantasmi non avrebbe potuto individuarmi fra le “Paratie stagno” del “Sottomarino dipartimentale” di Chieti.
Grazie infinite a ciascuno di voi per avermi capito e tollerato.
Il prezzo della mia riconoscenza è il mio cuore che vi lascio in dono.
Luciano.
Questo il ritratto del Luciano “sportivo” fatto da Bruno Liberato
LUCIANO VINCIGUERRA (Mezzofondista)
Capostipite dell’atletica teatina. Specialista degli “Otto” ma versato anche nei “Quattro”. Già nel 1956 si mette in luce vincendo negli Otto i campionati interregionali Centro-Sud disputatisi a Bari. Vanta un record di 1.59”5 ottenuto nel “64 e di 51”6 nel “59. Campione regionale assoluto più volte della 4×400 e di più dieci titoli in altre specialità.
Ha preso parte alle gare dei 400Hs, 1.500, 3.000, 3.000 siepi, 5.000, 10.000, 21km., maratone (2’57’58” scalzo), a centinaia di corse podistiche, campestri, cross, trail ed ultra trail.
Atleta e uomo carismatico, numerosi i suoi scritti e le sue poesie.
Ha costruito negli anni e con duro lavoro un fisico dalla geografia muscolare degna di un dizionario di anatomia. Nelle corse su strada amava esibire la sua” indianitudine” per asserire la insopprimibile libertà di espressione ed il suo anticonformismo.
