
D’Alessandro Camillo, classe 76, ha 47 anni non ancora compiuti, laureato alla D’Annunzio di Pescara, è commercialista e revisore dei conti, con studio a Lanciano, imprenditore nel settore del vino con la Dalibrà srl, di cui è socio cofondatore.
Sin da giovane è stato impegnato in politica nel solco della tradizione dei cattolici democratici, prima nel Partito Popolare Italiano di cui è stato coordinatore provinciale dei Giovani Popolari.
All’età di 23 anni viene eletto la prima volta nel consiglio provinciale di Chieti, dove svolgerà il ruolo di Capogruppo del Partito Popolare. A 28 anni viene confermato alla Provincia di Chieti dove per un anno svolgerà il ruolo di capogruppo della Margherita, per approdare l’anno successivo in Regione.
Nel 2005, all’età di ventinove anni viene eletto al consiglio regionale di Chieti e confermato nelle due legislature successive. In tre mandati in Regione ha svolto diversi ruoli: presidente commissione agricoltura, capogruppo regionale Margherita, capogruppo regionale Partito Democratico, presidente commissione legge elettore e statuto, primo sottosegretario alla presidenza della giunta regionale con delega ai trasporti, mobilità ed infrastrutture.
Nel 2018, approda in Parlamento nelle file del Partito Democratico. A seguito della scissione aderisce al partito di Italia Viva fondato dall’ex premier Matteo Renzi.
Nella precedente legislatura è stato vice presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati. In parlamento ha curato, inoltre, la raccolta di nove volumi dedicati all’attività ed agli interventi dell’On. Remo Gaspari, padre della nostra Regione., in coerenza con il suo impegno negli anni di conservare la memoria e del lavoro svolto dalla Democrazia Cristiana in Abruzzo
Attualmente è coordinatore regionale di Italia Viva.
Onorevole, Lei nella passata legislatura ha fatto la scelta coraggiosa di lasciare il P.D. e seguire Matteo Renzi in Italia Viva. All’esito delle ultime consultazioni politiche se ne è pentito?
Assolutamente no. La mia scelta è stata dolorosa personalmente e politicamente. Continuo a volere bene alla comunità del PD, ma non è più il partito che abbiamo fondato, ormai scivola verso la riedizione del PDS e la scelta di far rientrare Speranza D’Alema e Bersani che per primi hanno strappato e scisso il partito è la prova della prevalenza della “ditta” sul progetto originario. Ormai degli ex Popolari e della Margherita non c’è pressoché più traccia, a parte coloro che si sono consegnati, penso a qualche resistente nome nazionale . Dopodiché credo che andava costruito altro perché il PD non basta più per battere la destra.
Lei è uno dei politici più rappresentativi della regione Abruzzo e uno dei pochi ad aver ricoperto incarichi istituzionali in Enti, Provincia, Regione e Parlamento. Nel bilancio del Suo intimo c’è più l’orgoglio per il brillante percorso politico o il “peso” della responsabilità della Sua figura verso le aspettative dei cittadini?
Ovviamente il peso della responsabilità, ma con la serenità che fa dormire la notte, quella di aver dato tutto. Sono stato eletto a 23 anni in provincia, poi tre volte alla Regione, a 40 anni sono arrivato in Parlamento. La mia responsabilità ora è restituire e Gaspari ha insegnato che l’impegno c’è con o senza ruolo istituzionale. Nel primo caso eserciti la funzione, nel secondo caso dai una mano.
Cosa pensa del Governo regionale e del Presidente Marsilio.
Che ha bruciato la più grande occasione della storia repubblicana rappresentata dalla massa di finanziamenti lasciati a lui in eredità, da noi con il master Plan del Governo Renzi, uniti a fondi mai visti come quelli del PNRR. Avrebbero dovuto imporre una rivoluzione della programmazione e degli obbiettivi, partendo dai giovani, nuove competenze e dal lavoro. Abbiamo una Regione che tira a campare, siamo in guerra e si sono scansati.
Però si dice c’è stata la pandemia, poi la crisi internazionale con il conflitto in Ucraina, i costi energetici…
Tutto vero, ma proprio per questo sono arrivati fondi mai visti, non messi a terra a partire dalla sanità,. Noi abbiamo trovato una sanità commissariata, cioè zero libertà di programmazione, siamo usciti dal commissariamento e sanato i conti, anche costi politici. Siamo quasi alla fine di legislatura regionale e non c’è ancora un piano sanitario.
E da un punto di vista politico?
Dovrebbero vergognarsi. Abbiamo un Presidente della Regione di Roma, quattro parlamentari eletti in Abruzzo di fuori Regione ( due del Lazio, una delle Marche ed un toscano). Tre sono di Fratelli d’Italia e uno della Lega. Questa è la verità, hanno reso l’Abruzzo una periferia ed il responsabile principale ha un nome e cognome: Marco Marislio. Finito il sacco politico tornerà a Roma e qui rimarranno solo macerie.
Qual è sulla sanità, secondo lei, la grande questione.
R. Due unità di misura consentono di misurare il fallimento: liste di attesa e mobilità passiva. Odiose facce della stessa medaglia. Quando un abruzzese va al Cup sente dirsi di ripassare tra mesi e anni. Se hanno i soldi si curano ai privati, altrimenti vanno fuori Regione, peggio rinunciano alle cure.Il saldo tra mobilità passiva ed attiva, cioè gli abruzzesi che vanno fuori, rispetto alla popolazione di fuori Regione che viene in Abruzzo a curarsi, è drammaticamente negativa, scandalosa.
Il Suo partito a livello regionale ha già una struttura ben definita o e tutto da costruire? E nelle 4 province?
Italia Viva è strutturata ovunque, in quasi tutti i comuni abbiamo nostri eletti o che aderiscono al nostro progetto. Abbiamo i coordinamenti provinciali e regionale. Ora assistiamo ad un grande interesse nei nostri confronti in vista della nascita del Terzo Polo come partito unico popolare, liberale, riformista.
Quali sono i rapporti con l’altro partner, con Azione?
Abbiamo fatto una campagna generosa candidandoci in posizione di servizio perché il progetto prevale sulla prospettiva personale. Ora lavoriamo affinché il Terzo Polo sia molto di più della sommatoria di Italia Viva ed Azione, altrimenti sarà l’ultima occasione persa per dare all’Italia un centro forte di governo.
Se si andasse oggi alle urne per il rinnovo del Consiglio regionale, quale sarebbe la collocazione naturale del Suo partito: in appoggio al Centrodestra, in coalizione con il Centrosinistra o un percorso solitario come nelle ultime consultazioni politiche?
Non siamo, né saremo la stampella del centrodestra. Non esiste. Le coalizioni si possono fare come nel Lazio, alleati con il PD, o come in Lombardia dove il PD sceglie di non sostenere la Moratti e si allea con i 5Stelle. Fare l’analisi del sangue alla Moratti e poi avere come parlamentare PD la Lorenzin che ha fatto lo stesso percorso della Moratti mi pare incredibile e ridicolo. Se fossimo stati insieme centrodestra il Lombardia avrebbe perso, significava chiudere definitivamente il capitolo Salvini con evidenti ripercussioni sul governo nazionale. Ma ha prevalso la ditta. Tuttavia in Abruzzo lavoriamo molto bene con il PD.
Lei che conosce bene la città di Chieti e ne segue con attenzione le vicende politiche avendo anche un Gruppo consiliare di riferimento, che giudizio da all’operato del Sindaco dii Chieti Diego Ferrara e alla Sua giunta?
Noi siamo all’opposizione e cerchiamo di farla bene con il nostro consigliere comunale, che si è candidato alle politiche con un risultato straordinario. Siamo impegnati a costruire l’alternativa , su Chieti decide Chieti cosa si farà, cioè la nostra locale classe dirigente.
Il futuro politico dell’On. Camillo D’Alessandro?
Credo interessi poco ai cittadini, io so solo che devo corrispondere con il mio lavoro al tanto che ho ricevuto, sono impegnato a costruire una nuova classe dirigente.
Camillo D’Alessandro candidato Governatore della Regione Abruzzo Le suona bene?
Suona benissimo, ovviamente scherzo. Non ho mai visto una cosa che funziona partendo dai nomi, mio padre mi ha lasciato un insegnamento: non ci si candida, si viene candidati. E io non mi candido a nulla.
