Conoscevo quasi come tanti e per sommi capi, la triste vicenda della Maestra Lola Di Stefano nata in quel di Bussi Sul Tirino nel lontano 1920. Conoscevo anch’io come tanti, il sacrificio che ella si impose, salvando la vita a 60 alunni di una Scuola elementare allora situata nei pressi del complesso industriale della Montedison. In quei tempi e dopo la fine della seconda guerra mondiale, lo stabilimento dava lavoro (ancora oggi n.d.r.), a centinaia di persone provenienti da diversi luoghi del pescarese e del territorio peligno. Nonché dal paese stesso. Una realtà industriale forte e impattante ma che strideva con la vocazione agricola e pastorale del territorio. Sta di fatto che in qualche modo, quello strano matrimonio tra agricoltura e industria fu fatto e ancora oggi seppur rivisto ed edulcorato, esso resta in vita. L’amara vicenda della giovane Maestra bussese è tristemente legata proprio a quella fabbrica in quanto, in un freddo mattino di gennaio del 1954 avvenne l’esplosione di un silos contenente cloro. La sua fuoriuscita provocò il caos generale e il terrore in paese. Soprattutto nell’area attigua dov’era situato l’edificio scolastico. La giovane ragazza senza pensarci un attimo, prelevò e riuscì ad allontanare con le sue mani, i 60 alunni allora presenti nelle aule. Sapevo anche del centenario della sua nascita avvenuta nel 2020. La pandemia purtroppo bloccò tutta una seria di iniziative create per la sua commemorazione. La storia di questa donna di appena35 anni ultimamente ha destato la mia sensibilità. Ciò  mi spinse a cercare oltre per saperne di più. A tal punto che l’interesse verso questa vicenda ha scatenato la mia fantasia di sceneggiatore. L’intuizione di realizzare il primo film dedicato alla sua memoria ne è stata la naturale conseguenza. Grazie a questo delicato e ambizioso Progetto, ho avuto la fortuna di dialogare con alcuni di quegli alunni, oggi in età matura. Riuscendo grazie anche alle loro informazioni, a ricostruire gli attimi più drammatici di quel 19 gennaio del ’54. Su di tutti, la versione attenta e dettagliata del Signor Riccardo Negrini che oggi vive a Milano ma nativo di Popoli. All’epoca fu uno dei primi ad essere salvato dalle fredde mani della sua Maestra. Un contatto che non ha più dimenticato. L’interesse e la curiosità verso questo prodotto ha avvicinato Istituzioni, Amministrazioni Comunali e Associazioni del territorio ad affiancarne il viaggio. Gli stessi centri abitati in cui si svolsero le vicende e la stessa Pro Loco di Bussi sono in fermento in vista della prossima   realizzazione cinematografica. Tanto forte l’attaccamento emotivo verso quella giovane insegnante a xcui molti sono letteralmente devoti. E indubbio che Lola di Stefano e stata e resterà per sempre, una grande donna di quell’Abruzzo semplice e laborioso. Un patrimonio da salvaguardare, conservare e da raccontare alle giovani generazioni come simbolo di valori autentici e amore verso i più piccoli. Ciò che in realtà era nella vocazione della Maestra pescarese. Lavorare per questi Progetti diventa crescita umana sotto ogni punto di vista. Lola Di Stefano con il suo enorme sacrificio regalò la vita a quei 60 bambini. Ella donò la sua vita per farci riflettere ancora una volta, sul ruolo delicato degli insegnanti scolastici. Un lavoro impegnativo e affascinante dove lei ha investito tutta se stessa. IL BAMBINO COL FAZZOLETTO BIANCO è il titolo di questo Progetto e mi auguro con tutta umiltà di riuscire ad onorarla nel migliore dei modi. Per lasciare una traccia del suo passaggio. Per sentirla presente ancora oggi, la Maestra di tutti i bambini d’Abruzzo.

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