I giorni immediatamente successivi alla Pasqua vedranno la tanto attesa riapertura delle scuole, almeno delle elementari e delle medie. Sul solco di questa decisione si è innestata la proposta che alcuni genitori, evidentemente preoccupati del possibile contagio all’interno degli istituti scolastici, hanno avanzato al Sindaco chiedendogli di attivare la DIAD a richiesta. Ma la preoccupazione è realmente fondata? Già prima della chiusura i contagi che si sono registrati direttamente all’interno delle scuole sono stati del tutto trascurabili. Certo, ci sono stati casi di bambini positivi ma il contagio, nella stragrande maggioranza dei casi era riferibile al contesto familiare e non a quello scolastico. Elementari e medie a Chieti si sono dimostrati ambienti tutto sommato sicuri, dove il distanziamento è stato fatto osservare con scrupolo e dove le mascherine sono state indossate, per giunta correttamente, da bambini e ragazzi che hanno dimostrato tanta accortezza ed avvedutezza. A questi dati andrebbe aggiunta un’ulteriore considerazione e cioè che nonostante la chiusura delle scuole, il virus, purtroppo, ha continuato a circolare indisturbato raggiungendo livelli di contagio mai raggiunti. Se poi si considera che sono proprio i nostri ragazzi, grandi e piccoli, ad essere entrati in sofferenza in questi giorni di chiusura e di clausura perché la DIAD li ha privati di quei momenti di socializzazione che necessariamente integrano l’insegnamento e l’apprendimento, dovrebbe diventare scontata la bocciatura di una simile proposta. La scuola insegna anche ad essere comunità, a ragionare in modo collettivo, a pensare al benessere diffuso e non solo a quello del singolo. La DIAD a richiesta invece sa molto di egoismo che rischia di essere confuso con una libertà solo apparente. Egoismo che ritroviamo in un’altra questione: quella delle chiusure dei negozi in concomitanza con il passaggio solitario del Crocifisso nel pomeriggio di ieri. Questione che ha innescato la solita stucchevole querelle politica a livello locale che tuttavia, nonostante la sua inutilità, fornisce l’assist per parlare di politica in un modo, forse, un po’ più elevato. Quelli che predicano ai 4 venti che occorre aprire tutto, cavalcando il malcontento di artigiani, commercianti, lavoratori autonomi e professionisti ormai in evidente “debito d’ossigeno” a causa del Covid dicono, spesso, che occorre tornare alla normalità (scontato) il prima possibile perché in queste condizioni non si riesce a sopravvivere. Come a dire: se non si muore di Covid si muore di fame. Certo, il periodo di restrizioni che tutti stiamo subendo è ormai lungo e poco sopportabile ma mezzo pomeriggio di serrande abbassate non fa molta differenza sui conti di un esercizio commerciale. Al contrario, mezza giornata di circolazione incontrollata del virus può fare danni incalcolabili e di Covid, purtroppo, si continua a morire un po’ dappertutto. I dati ufficiali del Ministero della Salute parlano di ben 481 morti nelle 24 ore comprese tra giovedì e venerdì ma non c’è solo questo che dovrebbe spingere a ragionare. In un mondo perfetto, i nostri commercianti costretti alla chiusura o alle limitazioni a causa dell’epidemia da Sars Cov 2, avrebbero ricevuto aiuti economici veri ed immediati da parte dello Stato; noi però non viviamo in un mondo perfetto ed il modello socio-economico in cui siamo immersi è solo il frutto delle nostre quotidiane decisioni. La pandemia dovrebbe aver fatto comprendere a tutti che dobbiamo iniziare a pensare meno a noi a noi stessi ed a ragionare come una vera comunità, dove le decisioni che ognuno di noi assume sono inevitabilmente destinate a riflettersi sulla vita degli altri. In un simile contesto la polemica sulle chiusure di venerdì pomeriggio fa semplicemente sorridere per quanto possa essere comprensibile l’amarezza dei nostri commercianti.
Ultime notizie da Blog
VASTO. Emergono nuovi particolari sulla dinamica dell’omicidio di Andrea Sciorilli, il 21enne ucciso dal padre nella
Da questa mattina la scuola di Brecciarola ha riaperto le porte a studenti, personale e famiglie.
“Una scelta maturata attraverso un confronto serio, approfondito e responsabile sui programmi e sulle prospettive di
L’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara si conferma polo di riferimento nazionale per le scienze
Prosegue a Chieti il ciclo di incontri “Chieti prima di Chieti – Chieti e l’Abruzzo intellettuale”,
