IL PREDISSESTO E LO SPETTRO DELLA CRISI

Il dado è tratto.

La scelta sulla procedura da attuare per risanare i conti del Comune, d’altro canto, era quasi obbligata visto che le manovre anti-dissesto varate dalla precedente amministrazione si sono rivelate inefficaci e comunque tardive.

La dichiarazione di dissesto finanziario invece sembra essere una misura eccessiva considerato che, almeno negli ultimi anni, viene intrapresa solo da quei Comuni talmente indebitati da non riuscire neppure a pagare gli stipendi ai dipendenti.

Il dissesto inoltre azzera quasi del tutto gli spazi di manovra politici visto che l’amministrazione viene affiancata da una Commissione ministeriale chiamata ad occuparsi della gestione del disavanzo.

Sembra quindi fisiologico che un’amministrazione neo-eletta tenti per prima la strada più “soft”, quella che garantisce, almeno in parte, di attuare un programma politico – amministrativo che si riflette sul Piano di riequilibrio pluriennale e che consente di accedere al Fondo di rotazione che, al netto degli interessi passivi (a cui bisogna prestare molta attenzione), rappresenta pur sempre un’iniezione di ossigeno per le casse degli enti.

Vista così ed a fronte della conclamata natura deficitaria del Comune di Chieti, era logico e fisiologico che la scelta dell’amministrazione cadesse sulla procedura di riequilibrio pluriennale, ovvero il c.d. pre-dissesto.

E’ tuttavia lecito ed anche giusto fare qualche riflessione e porsi qualche domanda sul Piano di riequilibrio che interesserà il Comune per i prossimi anni e che investirà anche le amministrazioni future.

Innanzitutto sarebbe stato lecito aspettarsi una totale condivisione del Piano (che poi è lo strumento attraverso il quale si cerca di risanare il bilancio) da parte di tutte le forze politiche di maggioranza schierate, in maniera compatta, a difesa delle scelte della Giunta nei confronti delle critiche dell’opposizione.

La realtà di questi giorni invece ci restituisce un quadro diverso dove, da un lato, già si avvertono le prime “frizioni” interne da parte di quanti non sembrano convinti della scelta e delle concrete modalità attuative e dall’altro, si nota un silenzio un po’ imbarazzante soprattutto da parte di quelle forze politiche di maggioranza che nel corso della passata consiliatura erano impegnate in prima linea per evidenziare la situazione critica del bilancio comunale.

A questa situazione di per sé non facile, si aggiungono le domande ed i dubbi legittimi della cittadinanza che vuole capire quali saranno, concretamente, gli effetti del pre-dissesto.

Dati per scontati gli aumenti di tariffe ed aliquote che sono purtroppo imposti dalla legge e sui quali non ci sono margini di intervento, restano le perplessità che riguardano i tagli alla spesa in un Comune in cui la maggior parte dei servizi che comportavano costi per l’ente, sono stati già oggetto di tagli e soppressioni come asili nido, spesa per il sociale e scuolabus tanto per citarne alcuni.

Su questo fronte, più che su altri, la Giunta e la maggioranza dovranno dimostrare di avere effettive capacità politiche ed amministrative operando scelte in grado di compensare gli aumenti con l’erogazione di servizi all’altezza di tale definizione.

Compito non facile che potrebbe rivelarsi più complicato del previsto già all’esito del prossimo Consiglio comunale dove i malumori ed i silenzi potrebbero assumere forme più fastidiose.

 

 

 

 

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