Vanessa Di Lodovico: l’artista si racconta

di Stefano Maria Simone

Da sabato 2 fino a sabato 9 marzo, al Museo Costantino Barbella di Chieti, saranno esposte le opere degli artisti PierGiò e Vanessa Di Lodovico in una mostra dal titolo “Lasciami sognare”, a cura del noto critico d’arte e letterario, professor Massimo Pasqualone. Domenica scorsa, in occasione della cerimonia di premiazione del Premio Internazionale di Letteratura “Luca Romano”, ho avuto il piacere di scambiare due parole con l’artista Vanessa Di Lodovico.
“Come nasce la sua arte?”
“Allora, diciamo che ha avuto inizio una ventina di anni fa. Quindi segue costantemente l’evolversi della mia vita e di tutte le vicissitudini che si sono presentate.”
“Qual è, invece, il significato insito nella sua arte?”
“Dipende dai momenti che attraverso. È comunque legata alle mie emozioni. Per cui ogni tela è l’esternazione di una singola situazione della mia esistenza. In breve, alle emozioni che quel momento ha trascinato con sé.”
“Come si articola il processo artistico dietro ad ogni opera?”
“I miei lavori hanno origine da un’improvvisazione estrema. Da un bisogno e da una necessità che si palesa come un fulmine a ciel sereno. Addirittura è capitato, nel cuore della notte, di non riuscire a prendere sonno perché ho avvertito l’esigenza di liberarmi da una sensazione intrusiva.”
“Per concludere la nostra intervista, in cosa consiste, secondo lei, il potere della sua arte?”
“In realtà non lo so. Però potrei dirti quale effetto ha su di me. È sicuramente una fonte di salvezza dalle brutture quotidiane. Non riuscirei mai a farne a meno. È una parte integrante del mio essere. Ciò che mi identifica e caratterizza. Ciò che mi consente di vivere in uno spazio senza tempo. Dove lo stesso smette di andare avanti tanto da non percepirne più il peso.”

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