Piergiò:l’artista si racconta

di Stefano Maria Simone

Da sabato 2 fino a sabato 9 marzo, al Museo Costantino Barbella di Chieti, saranno esposte le opere degli artisti PierGiò e Vanessa Di Lodovico in una mostra dal titolo “Lasciami sognare”, a cura del noto critico d’arte e letterario, professor Massimo Pasqualone. Domenica scorsa, in occasione della cerimonia di premiazione del Premio Internazionale di Letteratura “Luca Romano”, ho avuto il piacere di scambiare due parole con il maestro PierGiò.
“Maestro,” gli domando “come nasce la sua arte?”
“Allora, la mia produzione si origina a partire da forme antropomorfe che mi permettono di rappresentare l’emozione del momento. È un percorso travagliato che durante tutti questi anni mi ha portato ad attuare un passaggio dalle tecniche miste fino all’utilizzo di materiale di riciclo. Ad esempio, la plastica per la scultura e la stoffa per la realizzazione delle tele.”
“Qual è, invece, il significato della sua arte?”
“Raffigurare, impiegando basi più chiare o più scure a seconda del periodo, tutte quelle emozioni che mi attraversano e che appaiono sempre diverse tra loro.”
“Come si articola il processo artistico dietro ad ogni opera?”
“Diciamo che si tratta un po’ di un raccontarsi. Con il tempo, sono andato ad assottigliare e raffinare queste forme antropomorfe che ad oggi risultano essere differenziate e più d’impatto.”
“Per concludere la nostra intervista, in cosa consiste, secondo lei, il potere della sua arte?”
“La creatività. Ciò che per me non è altro che l’amore. Una sensibilità, un sublime che è in grado di oltrepassare i limiti sensoriali.”

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Now, here in Manhattan, the spell is broken, and we live again! We are defenders of the night! We are Gargoyles! Scout troop short a child, Khrushchev’s due at Idelwyld… Car 54, where are you? Harlem that’s backed up.

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