Un evento internazionale ad Atessa e Lanciano: La Misa tango di Martin Palmeri con Mario Stefano Pietrodarchi

di Annalisa Giuliani

Nella Cattedrale di San Leucio di Atessa e nella Basilica della Madonna del Ponte di Lanciano, i cori Ippolito Sabino di Lanciano e il coro Core a Core di Atessa hanno eseguito “La Misa Tango” del musicista e compositore argentino Martin Palmeri che ha accompagnato al pianoforte l’esecuzione. I cori sono stati preparati dai maestri Patricia Demoll e Giovanni de Nobile. La maestra polacca Kinga Litowska ha diretto il coro e il quintetto dell’accademia di Santa Sofia di Benevento. Al bandoneon Mario Stefano Pietrodarchi e Adriano Ranieri. Voce solista il soprano Nadezhda Nesterova.
La Misa a Buenos Aires, nota anche come Misatango, è stata composta tra il settembre del 1995 e l’aprile del 1996 e presentata per la prima volta in Argentina dall’Orchestra Sinfonica Nazionale di Cuba, con il Coro della Facoltà di Legge dell’Università di Buenos Aires.
La scrittura musicale coniuga i caratteristici ritmi sincopati e le dissonanti armonie del tango con una scrittura corale spesso contrappuntistica. Un’opera in cui la musica classica e quella popolare del tango convivono in perfetta armonia. Il testo sacro della messa latina nella musica di Palmeri diventa tangibile, visibile agli occhi. Le note iniziali nell’invocazione del Kirie eleison, sono intense e potenti, quasi un grido che diventa dolce quando la misericordia è chiesta pronunciando il nome di Dio: Criste eleison. Le note iniziali del credo si ripetono uguali, in un canto all’unisono per esprimere la fede ferma: credo in unum deum. Il bandoneon diventa cupo, i tasti del pianoforte battono ossessivi, strazianti come il martello che batte sui chiodi, mentre il coro canta il crucifixus. la nota tenuta si fa esile e si assottiglia, scorre come una lacrima nel passus et sepultus. E poi la leggerezza del violino per dare forza alla meraviglia del resurrexit. La Misa tango si conclude con la dolcezza dell’Agnus dei, e con quell’ultima parola cantata in un sussurro, il pudore di chiedere a Dio quella condizione a cui l’uomo da sempre aspira: pacem. La pace diviene l’ultima nota consegnata come una invocazione, una speranza, una necessità.
La Musica quando è allo stesso tempo drammatica e evanescente, struggente e dolce, quando fa risplendere la parola nel suo significato più autentico, riesce a far vibrare le corde più profonde dell’animo. La forza e la bellezza dell’opera di Martin Palmeri sta nel perfetto incastro tra parola e musica. Lo spartito diviene strumento di meraviglia e stupore!

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