Transizione energetica e tutela del paesaggio, i 223 sindaci indicano la strada. Quattordici sono abruzzesi

Un documento – appello ai parlamentari e ai cittadini, per chiedere maggiore voce in capitolo nelle procedure e nelle decisioni che riguardano l’installazione di impianti di produzione di energia rinnovabile sul territorio, e di concentrare le risorse a disposizione su quelli meno impattanti. L’hanno presentato in Senato 30 sindaci, in rappresentanza di 223 colleghi riuniti nel gruppo “sindaci per la transizione energetica”. Quattordici sono abruzzesi: Angelo Radica di Tollo che è intervenuto nell’evento in Senato, poi i primi cittadini di Palmoli, Guilmi, Torre dei Passeri, Carpineto Sinello, Gissi, Monteodorisio, Lentella, Fresagrandinaria, Cupello, Tufillo, San Buono, San Giovanni Lipioni, Carunchio.

Dai sindaci arrivano una serie di proposte di interventi legislativi che da un lato restituiscono alle istituzioni locali potere di programmazione e pianificazione in materia di installazione di eolico e fotovoltaico, e dall’altro promuovono la strada delle premialità e degli incentivi agli impianti meno invasivi dal punto di vista paesaggistico: i 61 GW di energia green che mancano per raggiungere i target fissati “potrebbero essere, come certifica l’Ispra che ha censito la superficie disponibile, facilmente realizzabili attraverso installazioni sui soli tetti. La strada è perciò quella di incentivare questo tipo di interventi, che hanno il pregio di non presentare rischi sociali, di non deturpare il paesaggio come spesso accade agli impianti di taglia più grande su cui si sta puntando. Alla potenza ottenibile con i soli tetti, evidenziano ancora i ricercatori dell’Ispra, si potrebbe inoltre aggiungere una parte di aree di parcheggio, infrastrutture, siti contaminati, aree dismesse”.

Per i 223 sindaci “occorre pensare ad una convivenza armoniosa di ambiente e paesaggio: la transizione energetica si è purtroppo avviata in Italia con i peggiori auspici, impedendo alle comunità locali da noi rappresentate di incidere con cognizione di causa sull’ubicazione degli impianti per la produzione di energia rinnovabile, malgrado la conoscenza e la vocazionalità dei territori da noi amministrati. Ma un processo così importante e delicato deve essere incardinato dentro percorsi politici e democratici condivisi con la popolazione che non può subirne supinamente le conseguenze anche gravi e non può essere attuato in palese violazione del dettato costituzionale, che grazie al rinnovato articolo 9 della Carta fondamentale, tutela il paesaggio, gli ecosistemi e la biodiversità anche nell’interesse delle future generazioni”.

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