In scena al teatro di Atessa un intenso Enrico Guarneri e una struggente Nadia De Luca in STORIA DI UNA CAPINERA, il romanzo epistolare di Verga, un’opera giovanile che anticipa quella che sarà la poetica dei vinti. Maria, è una giovane novizia, entrata in convento non per vocazione, ma per volontà di un padre debole e di una matrigna che domina e muove le fila della famiglia con le sue parole avare che hanno la consistenza delle sentenze.
Maria vive nella cupezza del convento, si muove in un’atmosfera claustrofobica. Le grate nascondono la bellezza e la luce del mondo. Maria conosce solo il buio, la luce di Dio è solo nelle parole e negli ammonimenti della Badessa. Un buio rotto
solo dal mormorio delle preghiere, ma nella notte, dalle viscere di quel luogo senza vita, risale una voce che spaventa e atterisce, perche è la voce del male che tenta. È la voce di Agata, la monaca impazzita che ha conficcato nel cuore quell’amore peccaminoso, come una spina che prende la forma di uno spiraglio di luce che si insinua nelle crepe del pavimento. Perché l’amore, anche quello dei pazzi, è sempre luce e mai peccato.
Davanti alla scena, seduto davanti ad una scrivania, sta il padre, un immobile carceriere incapace di comprendere il suo cuore e incapace di conoscere Maria, la sua anima, i suoi tormenti, il suo struggimento, la sua volontà. Di Maria conosce solo la superficie: quel volto pallido e quel corpo troppo gracile per resistere alle tempeste del mondo.
Ma Maria conoscerà il mondo, sarà un breve periodo, correrà nei prati, guarderà il cielo, conoscerà i boschi, ma soprattutto conoscerà l’amore. Non l’impalpabile amore di Dio, ma quello tangibile di Nino fatto di sguardi, carezze e abbracci. Sperimentarà la tenerezza quella di cui ha solo un vago ricordo legato all’infanzia e al breve amore di madre, rimasta impressa in quelle mani bambine strette a quelle del padre, tremanti davanti alla porta della casa di Dio. Ma l’amore non ha residenza nelle mura del convento dove sarà costretta a tornare, colpevole di aver desiderato, colpevole di aver scoperto Dio nella bellezza luminosa del creato.
Tornerà nel buio, in quel luogo senza luce e senza aria. Schiacciata dal Destino, Vinta per sempre, vinto il padre, che di notte, di fronte alla sua debolezza annaspa, sente mancare il fiato, mentre il respiro di Maria
si affievolisce e diventa sempre più silente, come quello della capinera che vive in gabbia, che non osa ribellarsi, che non osa rompere il fil di ferro. Ciascuno rimane Schiacciato e senza nessuna possibilità di redenzione. A ciascuno non resta che chinare il capo e pronunciare il proprio Amen. E così sia. “Era morta, povera capinera! Eppure il suo scodellino era pieno. Era morta perchè in quel corpicino c’era qualche cosa che non si nutriva soltanto di miglio, e che soffriva qualche cosa oltre la fame e la sete.”
Annalisa Giuliani
Ultime notizie da Blog
Il gruppo consiliare di Dimensione Bandecchi per Torrevecchia, rappresentato dal capogruppo Massimo Pasqualone e dalla consigliera
Un viaggio alla scoperta del significato più profondo del Guerriero di Capestrano, tra storia, simbolismo e
Coinvolgere maggiormente il Consiglio comunale nell’attività amministrativa e valorizzare competenze e disponibilità dei consiglieri. È questo
La Giunta comunale ha approvato la nuova delibera di indirizzo per l’affidamento in concessione della gestione,
È stato inaugurato questa mattina il tratto nord della pista ciclabile della Costa dei Trabocchi che
