Something different. Qualcosa di diverso, come il violinista Roman Kim definisce se stesso e la sua opera, è stato ascoltato domenica pomeriggio dal pubblico del Teatro Marrucino, che ha ospitato sul suo celebre palco uno dei più brillanti e originali virtuosi del violino, un vero Maestro dello strumento, particolarmente noto per le sue eccezionali capacità tecniche ed espressive ed estremamente sensibile alla sperimentazione artistico-musicale, in una fusione tra tradizione ed avanguardia. Ed anche in quest’occasione, se la star of violin, in un duo d’eccezione con il M° Mazzoccante, Direttore Artistico del Marrucino, non avesse convinto abbastanza il fedele pubblico del Teatro, nonostante l’acclamazione entusiastica sfociata in applausi incontenibili che hanno scandito tutta la serata ed hanno chiuso un concerto memorabile, un programma virtuosistico, che ha coperto quattro secoli di storia musicale con tanto di un’esecuzione in prima assoluta mondiale, sarebbe bastato ad impressionare gli spettatori del Teatro teatino.
Il concerto, introdotto da un emozionato Giuliano Mazzoccante, nella duplice veste di padrone di casa e coprotagonista della serata, è stato aperto dalla celeberrima Sonata per violino in sol minore, Il Trillo del diavolo (Largo, Allegro, Andante) di Giuseppe Tartini, ispirata, secondo la storia, da un sogno del compositore nel quale il diavolo stesso eseguiva una musica di tale dolcezza e bellezza da indurre Tartini a cercare di riprodurla in quello che sarebbe diventato uno dei suoi brani più celebri, ed interpretata dal violinista e dal pianista con una carica espressiva e un coinvolgimento emotivo e fisico tali da rendere ancor più iconici i celebri trilli della sonata, risaltati in tutta loro bellezza e potenza virtuosistica.
A seguire l’ospite d’onore della serata, il compositore francese di origine armena Michel Petrossian, ha voluto salutare e ringraziare l’accoglienza e la gentilezza della città di Chieti presentando dapprima Stilleven, opera per violino solo ispirata alle Nature morte di Heda, che ha condotto il pubblico in un viaggio intimo e tormentato, verso una dimensione spirituale sempre più elevata, spoglia e libera dalle costrizioni del “terreno”; ed in seguito, l’opera Armenian Rock, composta da Petrossian in omaggio alle sue radici, ed eseguita dal duo Kim-Mazzoccante in prima mondiale, ben adattata sia all’animo rock del violinista, estimatore di Jimi Hendrix e arrangiatore di brani rock per violino, e sia allo stesso Mazzoccante, particolarmente coinvolto e appassionato.
Il concerto è proseguito con la dolcezza e delicatezza dell’opera di Roman Kim, Valse pour Ana, e con le Variazioni su God Save the King, op. 9 di Niccolò Paganini, basato sul famoso inno nazionale britannico, e simbolo, unitamente ad una coinvolgente emotività evidente nella ricchezza di emozioni e sentimenti sprigionata, delle eccezionali capacità tecniche del leggendario violinista, che Kim ha magistralmente eseguito, esaudendo il desiderio del compositore di “persuadere” gli increduli, e combinando brillante virtuosismo e potenza espressiva. Infine, la Sonata in si minore di Alexey Shor, dolce e malinconica, ma aperta, nel terzo movimento, a toni più positivi e quasi leggeri, eseguiti con trasporto dai due concertisti, e le opere di Kim, la Romance in sib maggiore per violino e pianoforte, la Romance in Ges per violino e pianoforte, e I “Brindisi”, un’opera contraddistinta dalla presenza dell’introduzione e delle variazioni sul tema di Libiamo ne’ lieti calici, dall’Opera La Traviata di Giuseppe Verdi, e dedicata dall’autore a Niccolò Paganini, nella quale il violinista ha dato ulteriore prova delle sue eccezionali abilità e della sua audacia musicale, sbalordendo il pubblico grazie ai pizzicati realizzati esclusivamente con la mano destra e addirittura con la bocca, e infine gratificandolo con il bis finale La Campanella di Paganini, ulteriore omaggio al violinista genovese tanto amato ed ammirato.
E se i nomi, tra i più celebri della storia della musica, di Giuseppe Tartini e Niccolò Paganini, ispirano negli intenditori un senso non solo di indubbia genialità musicale, in particolare violinistica, ma soprattutto di sacralità, nell’aspetto quasi soprannaturale che permea le loro opere e che ha connotato anche la loro vita, la spiritualità insita nei brani proposti durante la serata, unitamente allo sguardo fortemente moderno dello stesso Kim, non è stata minimamente adombrata dal virtuosismo e dalle eccezionali capacità tecniche ed interpretative richieste, in un trionfo artistico nel quale la geniale maestria di Kim, violinista poliedrico, e di Mazzoccante, pianista elegante e coinvolgente, hanno reso memorabile un’esibizione unica che ha confermato il ruolo privilegiato del Teatro Marrucino nel panorama nazionale ed internazionale.

