Cresce il malcontento tra i componenti dei seggi elettorali, chiamati a garantire il corretto svolgimento delle operazioni di voto e scrutinio, ma sempre più insoddisfatti per le condizioni di lavoro e, soprattutto, per i compensi economici ritenuti inadeguati. Diverse segnalazioni sono arrivate anche alla redazione de Il Giornale di Chieti, a testimonianza di un disagio sempre più diffuso.
Il problema principale riguarda il numero di ore effettivamente lavorate. L’impegno degli scrutatori, dei segretari e dei presidenti di seggio non si limita infatti alle sole giornate di voto, ma inizia già dal sabato pomeriggio. Dalle ore 15:30, i componenti si riuniscono per le operazioni preliminari e i preparativi, che si protraggono mediamente per 2 o 3 ore.
La giornata più impegnativa è quella della domenica, con apertura dei seggi alle 7:00 e chiusura alle 23:00: ben 16 ore consecutive di presenza obbligatoria. A queste si aggiungono le ulteriori 8 ore del lunedì mattina, dalle 7:00 alle 15:00, dedicate alla conclusione delle operazioni di voto. Terminata questa fase, iniziano lo spoglio delle schede e la chiusura dei verbali, che richiedono mediamente altre 3 o 4 ore.
Nel complesso, si superano abbondantemente le 30 ore di lavoro complessive, spesso concentrate in poco più di due giorni, con ritmi intensi e senza reali pause.
A fronte di questo impegno, il compenso previsto appare sempre più distante da standard ritenuti equi. Gli scrutatori e i segretari percepiscono un rimborso di 119,60 euro, mentre ai presidenti di seggio spettano 149,50 euro. Tradotto in termini orari, si tratta di circa 4 euro l’ora per scrutatori e segretari, e meno di 5 euro per i presidenti.
Una cifra che molti definiscono senza mezzi termini “una miseria”, soprattutto se si considera il livello di responsabilità richiesto, la precisione necessaria nelle operazioni e la durata continuativa del servizio.
Da più parti si levano richieste di revisione dei compensi e di una riorganizzazione dei turni, per rendere il servizio ai seggi più sostenibile e dignitoso. Senza interventi concreti, il rischio è quello di una crescente difficoltà nel reperire personale disponibile a svolgere un ruolo fondamentale per il funzionamento della democrazia.
