Di Stefano Maria Simone
Scrivere di un ricordo, di una persona o di una sensazione permette di liberarci da un qualcosa di profondo che non ci lascerebbe mai, specie si tratta di amori impossibili che la vita fatica a concretizzare. Li rincorri con il cuore in mano come si rincorrerebbe un’ombra o un fantasma di ciò che non è ma che vorremmo fosse. Ci crediamo ancora ed impugnando una penna lo raccontiamo a noi stessi, ad un ascoltatore invisibile, all’infinito, attraverso il flusso di coscienza. Uno scorrere incessante di pensieri, tralasciando anche ogni minimo segno d’interpunzione che risulterebbe inutile nel contenere un tale fiume che esonda rompendo gli argini.
Scriverò ancora delle nostre meraviglie
Scriverò ancora delle nostre meraviglie
che si frangono nei tuoi occhi
al baluginio di un affetto
separato dall’animo spento
che lotta per resistere
e s’aggrappa al cromatismo rosa
d’un incanutito ricordo estivo
dove chiazze fiorite
spandevano il loro olezzo
tra strade scialbe e scarne
avviluppate in una spirale d’afflizione
gridando al mondo
quale bellezza emarginata
sia l’amor sospeso
di chi palpita e aspetta
senza niente ad accoglierlo
sotto uno stipite in legno
verso un camino scoppiettante.
