Proseguono le critiche politiche al Partito Democratico dopo che uno dei suoi principali esponenti a livello regionale, Luciano D’Amico, ha ipotizzato l’annessione di Chieti Scalo alla cosiddetta “Grande Pescara”.
Le dichiarazioni, rilasciate in un’intervista al quotidiano Il Centro del 12 aprile, hanno acceso il dibattito sul futuro assetto territoriale dell’area metropolitana adriatica, coinvolgendo anche i comuni di Francavilla al Mare e San Giovanni Teatino.
A intervenire con toni critici è il consigliere Stefano Costa, che in una nota stampa esprime “sconcerto” per un’impostazione che, a suo avviso, finirebbe per chiamare in causa indirettamente l’intera città di Chieti, una delle realtà più antiche del Paese, con una storia che affonda le radici ben prima della fondazione di Roma.
Costa richiama il valore storico e culturale del capoluogo teatino, sottolineando il ruolo svolto nei secoli da personalità che hanno contribuito alla crescita del Paese. Tra queste, anche Gabriele d’Annunzio, che proprio a Chieti compì parte della sua formazione scolastica presso istituti prestigiosi come il liceo classico G.B. Vico.
Nel mirino del consigliere anche il profilo istituzionale e accademico di D’Amico: “Chi ha guidato un Ateneo – osserva – dovrebbe impegnarsi a valorizzare i territori, non a dividerli”. Un passaggio accompagnato dal richiamo al pensiero di Remo Gaspari, che individuava nel campanilismo una delle principali criticità per lo sviluppo dell’Abruzzo.
Da qui l’invito rivolto all’esponente del Partito Democratico a concentrare eventuali proposte su contesti territoriali a lui più vicini, evitando – secondo Costa – di coinvolgere in maniera “grossolana e offensiva” una comunità con radici trimillenarie e un’identità storica consolidata.
Il confronto resta aperto e si inserisce in un dibattito più ampio sulla riorganizzazione amministrativa della regione, tra esigenze di integrazione e tutela delle identità locali.
