Chieti Scalo inglobata alla Grande Pescara, duro affondo di Di Biase: “Preoccupa il silenzio di Legnini”

Scontro politico acceso in Abruzzo sull’assetto territoriale dell’area metropolitana. Le dichiarazioni del professor Luciano D’Amico, già rettore dell’Università di Teramo, esponente di primo piano del Partito Democratico e oggi consigliere regionale di opposizione, scatenano la reazione durissima della capogruppo di Fratelli d’Italia, Carla Di Biase, che parla apertamente di una visione “inaccettabile” e “profondamente sbagliata”.

Di Biase si dice “esterrefatta e sconcertata” e accusa D’Amico di non conoscere adeguatamente il territorio, sostenendo che le sue parole puntino a ridisegnare gli equilibri geopolitici dell’area secondo una logica che penalizzerebbe Chieti. Al centro della polemica, l’idea – attribuita all’esponente del centrosinistra – di considerare Chieti Scalo come una naturale estensione di Pescara.

Una prospettiva respinta con decisione dalla capogruppo, che rivendica invece il ruolo strategico e identitario della zona come parte integrante della città di Chieti. “È il cuore pulsante della città”, sottolinea Di Biase, ricordando come nell’area si concentrino funzioni chiave: università, policlinico, ospedale SS. Annunziata e un tessuto produttivo e commerciale vitale.

Ridurre tutto questo a una periferia pescarese, secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, significherebbe non solo avere una visione miope, ma anche mettere a rischio l’equilibrio economico e sociale del territorio. Un’accusa che si estende all’intero centrosinistra regionale, ritenuto responsabile di voler spostare su Pescara il baricentro strategico dell’area, con possibili ricadute negative per Chieti.

Di Biase contrappone a questa impostazione una visione opposta: una città unita, capace di valorizzare la propria parte storica e culturale e, allo stesso tempo, di far crescere le eccellenze della zona bassa in un equilibrio considerato un punto di forza.

Nel mirino finisce anche il candidato sindaco del centrosinistra, Giovanni Legnini. Il suo silenzio sulla vicenda viene definito “preoccupante” e interpretato come possibile segnale di scarsa autonomia rispetto alle scelte del livello regionale.

La polemica riaccende così il confronto sul futuro dell’area metropolitana abruzzese e sul ruolo dei suoi principali centri, con Chieti che rivendica – attraverso le parole di Di Biase – una posizione da protagonista e un rapporto alla pari con le altre realtà del territorio.

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