RICEVIAMO e PUBBLICHIAMO la segnalazione di una cittadina
“Gentile Direttore del Giornale di Chieti,
mi chiamo Teresa e sono una cittadina di Chieti; seguo regolarmente il suo giornale e spero di avere la possibilità di vedere questa mia lettera pubblicata.
Le scrivo perché sono esausta e indignata: il sistema di prenotazione degli esami diagnostici tramite CUP è diventato, per molti di noi, non un servizio pubblico, ma una vera e propria odissea assurda e inaccettabile.
Un paio di giorni fa il mio medico mi ha prescritto un’ecografia alla spalla. Mi sono rivolta alla ASL di Chieti, convinta che almeno per un esame semplice avrei trovato una soluzione. E invece no: la prima data disponibile è 1 dicembre 2026, per di più a Francavilla al Mare.
Sconcertata, provo con la ASL di Pescara, sperando ingenuamente in un miglioramento. Invece la situazione è perfino più grottesca: giugno 2027, a Scafa.
Mi chiedo con quale coraggio si possa definire “sanità pubblica” un sistema che obbliga un cittadino ad aspettare due anni per un’ecografia. La cosa che fa davvero imbestialire è che le stesse strutture, a pagamento, sono perfettamente in grado di offrire l’esame nel giro di un paio di settimane.
Quindi, se pago tutto si risolve subito; se uso il servizio pubblico, devo sperare di non peggiorare nell’attesa.
È questa l’idea di equità sanitaria?
Non si può più tacere davanti a una disparità così scandalosa. È una presa in giro, una mancanza di rispetto verso i cittadini e un modo subdolo di spingerli verso il privato, trasformando il diritto alla salute in un lusso.
Mi auguro che questa denuncia serva almeno ad accendere una discussione seria su un problema che ormai non è più sopportabile”.
Cordiali saluti (seppur arrabbiati),
Teresa, cittadina di Chieti
