Riforma servizio idrico, Radica (ALI Abruzzo): “Gli obiettivi sono efficienza, equità e sostenibilità delle tariffe”

“Non ci appassiona il dibattito esclusivamente numerico su quanti gestori debbano rimanere nella nuova programmazione del ciclo idrico integrato in Abruzzo. La riforma dovrà rispondere a chiare esigenze territoriali, di efficienza, di equità e di sostenibilità delle tariffe”: lo dichiara Angelo Radica (nella foto), presidente della dell’associazione di Comuni ALI Abruzzo.
Per Radica “bisogna conciliare la logica locale con l’assenza di una regia nazionale che contrasta con la crescente necessità di investire in opere che interessano più Ato, anche per fronteggiare le sfide indotte dalla crisi climatica e quelle connesse al governo ottimale della risorsa idrica, tanto più in una regione penultima per efficienza delle reti con perdite che toccano il 62,5 per cento e in alcuni ambiti arrivano persino oltre il 70. La riforma dovrà garantire una pianificazione integrata di un bene prezioso come l’acqua, riducendo sprechi, inefficienze e disomogeneità territoriali. Il punto cruciale non è la coesistenza di 4 o 2 gestori, piuttosto l’individuazione di un percorso per garantire una gestione economica e di qualità. Serve una regia chiara per ridurre le perdite idriche, migliorare l’accesso ai fondi e ottimizzare l’uso e il riuso delle acque, compresa la depurazione. Occorre arrivare – prosegue il presidente di ALI Abruzzo – a una riforma inclusiva e condivisa, aperta al contributo di tutte le forze politiche, dei tecnici e degli stakeholder coinvolti. La riforma deve mirare anche alla sostenibilità economica. I costi devono essere coperti integralmente dalle tariffe ma con un sistema che premi l’efficienza e l’innovazione, evitando rincari ingiustificati. E’ necessario imprimere una svolta netta alla gestione idrica in Abruzzo. L’ambizione è alta: trasformare il sistema idrico regionale in un modello di modernità e sostenibilità. Crediamo che l’Ersi debba mettere in condizioni i sindaci di decidere se i gestori debbano essere 4 o 2 e la scelta rappresentare un passo deciso verso una pianificazione più razionale, una distribuzione più equa delle risorse e una qualità del servizio che sia finalmente omogenea su tutto il territorio regionale. La proposta deve garantire ai cittadini di piccoli comuni gli stessi standard di servizio dei grandi centri. Non possiamo più permetterci territori di serie A e di serie B. L’acqua è un diritto e va gestita con responsabilità e visione unitaria”.

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