L’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 si impegna ad eliminare ogni tipo di violenza e discriminazione contro donne e ragazze.
Seppur si siano fatti progressi ad oggi registrabili, in fatto di emancipazione delle donne e nella parità di genere, le donne si ritrovano ancora a vedere i loro diritti strappati dalle mani per il semplice fatto di essere donne.
La parità di genere non solo è un diritto fondamentale, ma la condizione necessaria per un mondo prospero, sostenibile e in pace. Per questo l’Obiettivo 5 si propone di garantire alle donne e alle ragazze pari accesso all’istruzione, alle cure mediche, a un lavoro dignitoso, così come alla rappresentanza nei processi decisionali, politici ed economici per avere come risultato una società equilibrata.
Pochi però i risultati raggiunti: solo i due terzi dei Paesi in via di sviluppo garantiscono la parità di genere nell’istruzione primaria. Se in Asia meridionale, negli ultimi vent’anni, si sono raggiunti gli stessi tassi d’iscrizione nella scuola primaria tra maschi e femmine, in altre zone come l’Africa subsahariana, l’Oceania e l’Asia Occidentale, le ragazze hanno ancora difficoltà nell’accesso alla scuola sia primaria che secondaria.
Le difficoltà per raggiungere la parità di genere non si incontrano solo nell’accedere all’istruzione, ma anche in campo lavorativo; ad esempio in Nord Africa le donne detengono meno di un quinto dei posti di lavoro retribuiti in settori non agricoli.
Per cercare di risolvere questo problema costante, si sono stilati punti che le istituzioni internazionali e i singoli governi devono mettere in pratica ed impegnarsi a mantenerli. Per citarne alcuni: il punto 5.2 dice: “eliminare ogni forma di violenza nei confronti di donne e bambine, sia nella sfera privata che in quella pubblica, compreso il traffico di donne e sfruttamento sessuale e di ogni altro tipo”; il punto 5.3: ”eliminare ogni pratica abusiva come il matrimonio combinato, il fenomeno delle spose bambine e le mutilazioni genitali femminili”; il punto 5.5 invece: ”garantire piena ed effettiva partecipazione femminile e pari opportunità di leadership ad ogni livello decisionale in ambito politico, economico e della vita pubblica”; ancora il punto 5.6: “garantire accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti in ambito riproduttivo”.
Invece, fenomeni come quello delle spose bambine, delle pratiche di mutilazione dei genitali femminili sono più diffusi di quello che si possa immaginare.
Ogni anno più di 22.000 bambine e ragazze muoiono durante le gravidanze che sono il risultato di matrimoni precoci. Il tasso più alto al mondo di questi si registra in Africa centrale e occidentale dove avvengono 26 decessi al giorno legati a questo fenomeno. Problema diffuso anche in Asia meridionale, orientale e America Latina. Si tratta di una delle forme peggiori di violenza sessuale e di genere contro bambine e ragazze e ogni anno un milione di ragazze si ritrova a sposare uomini che hanno il doppio della loro età, molte volte promesse fin dalla nascita senza avere voce in capitolo.
Questa condizione è alimentata dalla disparità di genere e da credenze diffuse, come il pensiero che le ragazze più giovani possano “rinfrescare” gli uomini più anziani con il loro “sangue più giovane”.
Spesso a precedere il matrimonio precoce c’è anche la mutilazione genitale femminile, praticata principalmente in alcuni Stai africani e in Asia sud-occidentale. Questa pratica barbara consiste nella rimozione parziale o completa dei genitali esterni femminili. Essa viene considerata un rito di passaggio della ragazza nel mondo adulto e quindi pronta per prendere marito. Non solo, ma la pratica viene utilizzata anche come un modo per controllare la sessualità della donna e preservarla fino al matrimonio, quando diventa possesso del marito.
I fenomeni appena riportati sono solo una piccola parte di quello che bambine e ragazze devono subire ogni giorno nel mondo per il semplice fatto di essere nate donne. Ritrovandosi così senza voce, senza potere e con un’esistenza destinata, in ogni fase della propria vita, ad appartenere a tutti tranne che a se stesse.
Per questo Obiettivo 5, le istituzioni internazionali e le ONG impiegano tutte le loro risorse per far riconoscere la donna come individuo con pari diritti e opportunità dell’uomo.
Il mondo avrebbe il doppio di geni e talenti, se solo questi geni e talenti non si trovassero intrappolati in matrimoni precoci o se non venissero loro tagliate così presto le ali.
Chiara Bascelli

