Il duo Piovano–Mazzoccante al Marrucino: un dialogo perfetto tra Brahms e Rachmaninov

Il valore dell’ascolto, la forza della passione e soprattutto due spiriti affini che della musica hanno fatto la propria ragione di vita donando se stessi e la propria arte con talento e generosità. Se è vero che il criterio delle affinità elettive non è applicabile tra i musicisti, domenica sera al Teatro Marrucino la prorompente forza musicale e umana del duo Piovano-Mazzoccante ha dato invece una prova lampante di quanto la musica, il linguaggio universale per eccellenza, possa creare una comprensione autentica e profonda, capace di trasformare l’incontro tra due personalità artistiche in un’esperienza di rara intensità umana ed espressiva. Complice anche l’Abruzzo, verrebbe da dire, patria dei due artisti, che nonostante un’acclamata carriera internazionale hanno ritrovato nel meraviglioso teatro teatino un profumo diverso e un pubblico straordinariamente partecipe e attento, e dei due pilastri della storia della musica romantica, Johannes Brahms e Sergej Rachmaninov, le cui pagine sono rivissute con potenza e ardore in un’esecuzione di grande virtuosismo e coinvolgente forza espressiva.

La Sonata n. 1 in mi minore per violoncello e pianoforte, op. 38 di Brahms, che ha aperto il memorabile concerto, si è aperta con un Allegro ma non troppo il cui tema del violoncello, cantabile con toni a volte più scuri, si è intrecciato in dialogo sempre più fitto e serrato con il pianoforte, mentre nell’Allegretto quasi Minuetto, apparentemente leggero, ha predominato una venatura malinconica e inquieta che non scompare nemmeno nel Trio, per quanto più positivo e aperto alla luminosità. L’Allegro finale, di impronta bachiana, ha chiuso con la Fuga un’esecuzione nel quale il violoncello di Luigi Piovano, dal suono caldo e intenso, si è intrinsecamente unito al pianoforte di Giuliano Mazzoccante in una connessione quasi invisibile ma potente tra i due musicisti, immersi nella bellezza e nella grazia della composizione, avvolti in un loro mondo musicale e personale ma del quale hanno investito un pubblico rapito in tutta la loro forza emotiva e artistica.

La Sonata in sol minore per violoncello e pianoforte, op. 19 di Sergej Rachmaninov presenta un lato virtuosistico che lo rende veramente difficile per tutti i pianisti, ma che il M° Mazzoccante ha brillantemente affrontato con eleganza e pienamente in linea con i desideri del compositore, ma senza oscurare il suo ottimo compagno con il quale ha instaurato un dialogo straordinario e completamente paritario. Il Lento – Allegro moderato inizia con un particolare coinvolgimento del violoncello, in un dialogo appassionato con il pianoforte, e che procede verso un andamento allegro sfociando tuttavia poco dopo nella calma pensierosa dal pianoforte solista in un gioco di ruoli invertiti; l’Allegro scherzando, dai toni gravi alternati a momenti cantabili e luminosi, è il banco di prova del pianista, alle prese con la scrittura virtuosistica di Rachmaninov, che accompagna il canto tra luci e ombre del violoncello; la Sonata prosegue con l’Andante, dialogo puro e intimo tra i due strumenti, sentito e vissuto quasi nella propria carne da Mazzoccante e Piovano, concludendo con il finale Allegro mosso, nel quale il pianoforte introduce il tema carico di tensione, ma che poi evolve in un secondo tema più cantabile, proseguendo poi verso un terzo momento più intenso e drammatico che sfocerà nel Meno mosso riflessivo, prima del Vivace finale che riporta il brano alla tonalità iniziale del sol maggiore.

L’ovazione del pubblico rapito ha riaperto il concerto, con un omaggio toccante a Mia Martini, artista molto affine al romantico Rachmaninov con il quale condivideva una profonda sensibilità, fonte del genio, ma anche della profonda depressione che ha colpito entrambi in molti momenti della loro vita e permeato anche le loro stesse pagine artistiche. L’esecuzione intima e profonda di Almeno tu nell’universo ha commosso ed emozionato il fedele pubblico del Marrucino, chiudendo un percorso musicale e umano di rara profondità che ha confermato la continua attenzione del teatro teatino all’arte quale espressione di ogni sensibilità, in grado di attraversare ogni epoca nel segno dell’eccellenza e dei valori universali.

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