Stefano Maria Simone
Ci avviciniamo sempre di più all’inverno. Fuori fa freddo e gli animi si riparano come possono. È una stagione ma anche una sensazione. Ognuno di noi la percepisce a suo modo. Con questa poesia, ho cercato di fornire una mia visione sull’inverno ritraendolo padrone in un mondo spogliato dall’autunno.
PADRONE INVERNO
Inverno che rifuggi il colore
in un tocco di rugiada,
al mattino fresco e ispirato,
al pomeriggio stanco e appesantito,
alla sera pensieroso e cupo,
alla notte insonne e allucinato,
voltati e osserva
questi rami nodosi e spogli
come indicano il cielo,
senza chioma,
ormai stecchita sulle radici
dal precedente autunno
che seppellisci sprezzante
sotto un manto di freddo.
Protese in alto,
le braccia lignee
e le loro dita
afferrano la poca luce che concedi,
stirandosi e movendosi appena.
Tremano, son vivi
anche se bloccati
ma quando li sfiori
nessun lamento
a parte la voce del vento
che tu, tiranno, controlli.
Ulula impetuoso
e scuote violento
quelle povere anime
che imploran riposo.
Arriverà presto la primavera
a consolarle e a rinverdirle.
Ci sperano ogni anno
e sempre sono accontentate.
Alcune, però, muoion nell’attesa,
cadono, perdon linfa,
non han ristoro.
Altre restano impassibili,
stoiche di fronte al dolore
affrontano le tue spire
e non si fanno intimidire.
C’è solo da aspettare
che il tempo migliori.
Pazientano e fisse nella terra,
ben piantate,
tacciono.
Le vedi?
Hanno paura ma t’affrontano.
Gli animali, invece, si riparano
in tane calde e sicure,
i fiori stecchiscono,
i corsi d’acqua si ghiacciano
mentre l’aria soggiace al tuo volere.
Il vento ti ascolta e ti obbedisce,
Padrone Inverno,
ti raggiunge e s’inchina,
s’allontana e si scatena,
torna e va
come un leviatano ferale
che striscia tra la ghiaia
insinuandosi nelle crepe della terra
tanto da infettarla,
a volte in fretta,
a volte lentamente.
Inverno che rifuggi il colore,
abbracciator del grigio,
del nero e del bianco,
mettiti a dormire,
prova a sognare.
Non obbedisci,
sei spirito inquieto
e tutto sai tormentare,
persino te stesso
che non ti puoi domare.
