Prosegue la settima edizione della Rassegna di Teatro Amatoriale, “Premio Marrucino” 2024, organizzata dalla Deputazione Teatrale del Teatro Marrucino di Chieti in collaborazione con la sezione regionale della F.I.T.A (Federazione Italiana Teatro Amatori) presieduta da Antonio Potere.
Venerdì 2 febbraio è andata in scena “Na fame nere”, una commedia brillante in due atti scritta da Antonio Potere, diretta dall’attore Luciano Martelli, qui al suo esordio come regista ed interpretata dalla compagnia “Theatre Ensemble” di Torino di Sangro. La pièce, ambientata nell’umile casa dello sfaticato falegname Raffaele Cataplasma e della propria famiglia, vede gli stessi cercare quotidianamente di tirare avanti nonostante siano afflitti da debiti, dalla povertà e da una immancabile e incombente “fame nere”. Ognuno di loro, tranne il protagonista, tenta invano di fare qualcosa per risolvere la drammatica situazione. Ma quando Cesarino Cataplasma, il ricco fratello emigrato in America, torna in paese, l’azione scenica prenderà il volo con situazioni comiche e quasi paradossali.
Nell’assistere a questa rappresentazione, sono rimasto piacevolmente colpito dalla bravura dell’attore principale Mario Fontana e dal caratterista Tonino Di Fonso. Ogni volta che entrambi calcavano le assi del palcoscenico, le risate erano assicurate. In breve, mi sono trovato di fronte ad una commedia pura, molto divertente e ben riuscita.
Come sempre, prima che il sipario ci catapultasse nella dimora di Raffaele Cataplasma, ho avuto modo di dialogare con il regista Luciano Martelli.
“Signor Martelli” incomincio “mi racconti un po’ la storia della vostra compagnia teatrale.”
“Dunque, il nostro viaggio è iniziato circa trenta anni fa grazie all’idea di un grande appassionato di teatro, Rocco Silvestri, putroppo deceduto di recente. La sua caparbietà ci ha permesso di continuare questo percorso ed anche oggi che non c’è più ne portiamo avanti l’eredità. Sostanzialmente noi siamo un gruppo di amici che si conosce da molto tempo e che vede nella recitazione un’ottima occasione per stare insieme.”
“Ho saputo che è al suo esordio alla regia.”
“Proprio così. Dopo la scomparsa di Rocco sono subentrato al suo posto svestendo i panni dell’attore e vestendo quelli del regista.”
“E come si sente?”
“Dire emozionato è davvero poco. Quando i miei colleghi mi hanno chiesto di dare una mano ho capito che non potevo tirarmi indietro.”
“Perché, per prendere parte al “Premio Marrucino”, avete scelto proprio Na fame nere?”
“Allora, abbiamo scelto questa commedia perché approfittando della sua trama volevamo ricordare e far ricordare al pubblico le nostre radici comuni. Ma soprattutto l’intenzione era quella di avvicinare le giovani generazioni ad una realtà diversa e lontana dalla loro: l’Abruzzo nell’immediato dopoguerra.”
“Rimanendo in tema, l’opera che vedremo stasera appartiene al filone dialettale. Quanto è importante tale aspetto?”
“Direi molto dato che il dialetto è ciò che rappresenta maggiormente la nostra identità culturale e tradizionale. Tu pensa che in tutta la regione ne esistono diverse sfumature e varianti. Ogni dieci chilometri cambia. Ad esempio il vernacolo impiegato in “Na fame nere”, che è quello tipico di Torino di Sangro, è completamente diverso da quello di Casalbordino o quello di Paglieta che distano dal nostro paese solo sette chilometri. La particolarità interessante è che esso tende ad addolcirsi man mano che si susseguono le generazioni. Ciò si può notare anche nella commedia ascoltando bene la parlata dei più anziani della compagnia e raffrontandola con la parlata dei più giovani.”
“Come è stato, invece, dirigere questo spettacolo?”
“Un po’ difficile all’inizio. Trattandosi della mia prima esperienza, mi sono dovuto approcciare ed adattare ad un ruolo sostanzialmente nuovo. Come regista ho cercato di essere il meno invadente possibile con i miei colleghi attori dando loro qualche consiglio e lasciandoli liberi nelle interpretazioni, con l’unica direttiva di non andare sopra le righe. Diciamo che comunque mi sono abbastanza divertito.”
“Per concludere l’intervista, quali personaggi della commedia definirebbe significativi?”
“Sicuramente il protagonista Raffaele Cataplasma e sua moglie Mafalda che scandiscono lo sviluppo della trama con la loro povertà, la loro miseria tragicomica ed i loro sotterfugi architettati per poter sopravvivere ogni giorno. Mi viene in mente anche la vicina di casa Giulianella, colei che alla fine agisce come una sorta di deus ex machina. A parte questo, non posso svelare altro.”
Ultime notizie da Blog
VASTO. Emergono nuovi particolari sulla dinamica dell’omicidio di Andrea Sciorilli, il 21enne ucciso dal padre nella
Da questa mattina la scuola di Brecciarola ha riaperto le porte a studenti, personale e famiglie.
“Una scelta maturata attraverso un confronto serio, approfondito e responsabile sui programmi e sulle prospettive di
L’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara si conferma polo di riferimento nazionale per le scienze
Prosegue a Chieti il ciclo di incontri “Chieti prima di Chieti – Chieti e l’Abruzzo intellettuale”,
