#Millecinquecentobattute di Arturo Bernava

#Millecinquecentobattute di Arturo Bernava

Anche oggi, ahimè, farò un’autocitazione (con la promessa che sarà l’ultima), estrapolando una frase da “Il colore dei pensieri”: “Io sono esperto di separazioni. Separarsi è un’arte”. 

L’avevo accennato la scorsa settimana e mantengo fede all’impegno: oggi parlerò di separazioni, perché per scegliere con serenità dobbiamo essere disposti a perdere una parte di noi, a separarci.

Ne “Gli arancini di Montalbano” di Camillieri, che è il “libro riflessione” di oggi, c’è un racconto dal titolo “Pezzetti di spago assolutamente inutilizzabili”. In esso, un personaggio è proprietario di capannoni enormi, in cui è conservato, in ordine perfetto, tutto ciò che egli ha posseduto nella vita, ivi compresi i capelli, le unghie e quanto non è elegante citare qui. Tutto! E da quando ho letto questo racconto che ci penso: ma quanto è difficile separarsi?

Già, le separazioni. 

A scuola dovrebbero fare dei corsi di separazione, così impareremmo a vivere meglio.

La nostra vita è una lunga pletora di separazioni, da quando, alla nascita, ci siamo staccati da nostra madre. Ci si separa dal cibo, dalle persone, dalla salute, dalla vita e da tutta una lunga, lunghissima serie di cose e circostanze. Eppure non vorremmo. Ci sono persone assolutamente incapaci di separarsi da qualcosa o da qualcuno, anche senza arrivare alle esagerazioni pittoresche del personaggio di Camilleri citato prima. 

Come ci si separa e soprattutto come si fa a decidere da cosa separarsi? Se potessi spiegare una questione così complessa in milleecinquecento battute, vincerei probabilmente il Nobel per la separazzione (occhio che la doppia zeta l’ho messa apposta…).

Per cui, ancora una volta, ricorro all’aiuto dei libri, citando personaggi affascinanti e liberi, proprio perché hanno scelto di separarsi da qualcosa che li teneva prigionieri: uno è sempre di Camilleri, un ex medico che ne “Un covo di vipere” si separa dal proprio passato decidendo di vivere in apparente povertà, ma con uno spirito leggero. 

La letteratura è piena di personaggi del genere: vi chiedo, quindi, di citarli, in un commento in calce a questo articolo, così da poter condividere le nostre letture e le nostre passioni (fine ultimo di questa rubrica). 

In conclusione, come ci separa io non l’ho ancora capito bene, un po’ perché – come detto – a scuola non me l’hanno insegnato e un po’ perché ho l’occidentale attitudine a mettermi “comodo”, senza separarmi da niente che non sia strettamente necessario. 

Eppure, quando riesco a distaccarmi da qualcosa che mi opprime, portando con me soltanto il buono di ogni circostanza, di ogni persona, di ogni situazione, mi sento davvero bene.

E il mio zaino da Viandante diventa sempre più pieno e sempre più leggero!

“Io, il guerriero” di Daniela del Ponte

 

Recensione di Maria Pia Vittorini
Questo romanzo, che amo definire originale, è un Inno d’amore all’Abruzzo e alla sua gente. L’autrice, entusiasta della sua terra, offre ai lettori una chiave di lettura ad alto impatto emotivo, capace di infondere  il desiderio di approfondirne la bellezza e  i  valori.
È cosa nota che le emozioni risalenti all’infanzia sono quelle che segnano in modo indelebile il nostro futuro.  Il romanzo, infatti,  prende il via dalla meraviglia e dall’incanto che s’impadronirono di Daniela bambina, quando nella grande sala di Villa Frigerio, sede del Museo Archeologico Nazionale di Chieti, per la prima volta, si trovò di fronte a un’imponente scultura del sec. VI a. C. La scultura era stata rinvenuta per caso nell’anno 1934 nel territorio di Capestrano (Aq) da un contadino che arava il suo terreno e raffigura Nevio Populonio, un  Guerriero dell’antico popolo italico dei Vestini. La piccola Daniela ne rimase affascinata.
Da allora furono reiterati e sempre colmi di stupore gli incontri con il Guerriero. Tesa a carpire il mistero di quell’uomo, dall’imponente statura, dallo sguardo fiero e dal sorriso enigmatico, Daniela, lo ha interrogato, ne ha ascoltato la voce, fino a che, Nevio, protetto dalla sacrale atmosfera del luogo, ha infranto il suo millenario silenzio.
È a questo punto che il romanzo prende vita, in forma di autobiografia, perchè Nevio, grato dell’ammirazione ricevuta, stringe amicizia e vuole farsi conoscere, anzitutto come uomo.  In questo clima confidenziale, comincia a ricostruire la sua vita, e a svelare la sua anima alla nostra autrice.
Nevio, inoltre, descrive il villaggio in cui vide la luce nel sesto secolo avanti Cristo. Tratteggia con commozione la bellezza mozzafiato della natura che lo circonda: la magnificenza dei suoi monti le cui più alte cime si affacciano come balconata sulla costa; la varietà dei suoi paesaggi: dalle groppe rocciose alle verdi colline, ai valloni impervi, ai pianori erbosi. Esprime il rammarico per la grande responsabilità che gli sarebbe toccata di diventare re del suo popolo; racconta la sua quotidianità e quella della sua gente intrepida nel competere con una natura selvaggia, audace nel domarla, e gentile nel rendersela amica.
Dal racconto di Nevio emergono: il valore dell’amicizia e della lealtà, l’amore intenso e generoso per Ninis, la sua sposa; la forza degli affetti familiari; la dedizione alla propria terra; la fedeltà al suo ruolo di Re Guerriero, fino al sacrificio della vita per difendere il suo popolo fiero e gentile.
 Insieme al mistero che aleggia intorno alla storia del Guerriero di Capestrano, l’autrice prova a ricongiungere passato e presente, quasi a voler evidenziare, servendosi di un’intuizione junghiana, quel che di atavico e intramontabile è presente ancor oggi nei  figli della terra d’Abruzzo.  È così che Il Guerriero di Capestrano si conferma simbolo di questo popolo, “forte e gentile”, popolo assai dignitoso che riesce ad affrontare le difficoltà dell’esistere, in una terra bella e maledetta, e sa rialzarsi  con grinta   e passione ogni volta che gli si chiede di ricominciare.
La Del Ponte, inoltre, evidenzia con grande abilità stilistica la magnificenza di questa antica scultura unica nel suo genere, che abbina  elementi di fierezza a forme rotondeggianti e gentili. Si tratta di una metafora con cui si vogliono celebrare le componenti vitali di un popolo, trasversali a individui, culture e gruppi:  “Animus” e “anima”,  energie complementari secondo il pensiero junghiano.  Si tratta di una spiccata dualità, che oggi, come allora, a distanza di millenni sembra appartenere a donne e uomini della sua stirpe.
L’autrice si affida alle scarse fonti a disposizione e integra, con talento intuitivo e accurata ricerca storica, il racconto.  Il tutto avviene con lo sguardo giusto, con un linguaggio che sfiora la poesia, e con abilità elaborativa dei pochi dati a disposizione.
Da sottolineare la facilità e gradevolezza di scrittura di Daniela, sicuramente sorretta e potenziata dalla sua indubbia  raffinata e profonda  sensibilità artistica, la stessa che la vede protagonista anche come cantautrice, musicista e cantante.

 

Titolo: Io il Guerriero

Autore: Daniela Del Ponte

Editore: Il Viandante

Pagine: 92 pagine

Prezzo di copertina : 12 euro

Genere : Narrativa

 

“Io vengo dall’ Inferno” di Paolo Micucci

 

Recensione “Un viaggio nella resilienza” a cura di Irma Alleva

“Un’inaspettata e ardua avventura senza alcun preavviso un giorno venne a bussare alla nostra porta: mia e di mio figlio David. Noi abbiamo aperto,  ignari di quanto ci stesse aspettando, fu così che quel giorno di inizio Estate ci trovammo improvvisamente tra le fiamme di un Inferno orribile.”

Ci porta con sé in questo viaggio divulgativo Paola Micucci, autrice appunto di Io vengo dall’ Inferno edito dalla casa editrice Il Viandante. Ed è straripante Paola che oltre ad essere la voce narrante di questo libro ne è soprattutto la protagonista insieme a suo figlio David, affetto da Sindrome di Asperger. 

Ma dobbiamo partire dal principio per capire nel profondo la lotta potente e infaticabile di una madre per il proprio figlio. David ha i capelli rossi ed è una fortuna perché quella capigliatura accesa permette a Paola di tenerlo facilmente sott’occhio, lui è un terremoto, attivo, irruento, lui non cammina, corre sempre.  Ancor prima di venire al mondo, durante un’ecografia di routine, la ginecologa lo definisce un rivoluzionario! La giusta avvisaglia di ciò che avrebbe seguito la sua venuta al mondo, anni senza riposo notturno, pianti inconsolabili, una peste si potrebbe pensare. Quel malessere latente nasconde però, forse qualcos’altro. Ma David è ancora troppo piccolo per manifestare sintomi specifici di quella che poi sarà la sua patologia e quei modi bizzarri rientrano in un ampio ventaglio di possibili diagnosi neanche così chiare a Paola che con coraggio e forza d’animo si prende cura del suo bambino educandolo ad una vita normale, insegnandogli ad andare in bicicletta, stare in equilibrio, a galleggiare in acqua, a nuotare, infine a tuffarsi. La vita prosegue nel suo scorrere veloce e arrivano gli anni della scuola, i più complicati e densi di solitudine perché David rimane isolato dai suoi compagni che non lo reputano alla loro altezza cosicché la casa diventa l’unico luogo sicuro, al riparo dal giudizio altrui e Paola diventa per David l’unico punto di riferimento. Ma una madre non si arrende mai, non può accettare la sofferenza senza cercare una via d’uscita e una soluzione c’è sempre! Dopo tanti psicologi e psichiatri e terapie errate, Paola si imbatte nel dottor Moscone, il professionista giusto, esperto di questa sindrome e David ebbe finalmente la giusta diagnosi. La sindrome di Asperger è un lieve autismo detto anche invisibile, molto complicato da comprendere e riconoscere e da qui nasce per Paola il bisogno di parlarne, di raccontare un percorso che potrebbe essere d’aiuto a tante altre persone, ignare come lo era stata lei. Sensibilizzare le famiglie e il tessuto sociale appare come un’operazione necessaria per una realtà, la nostra, che diventi cosciente rispetto alla  neurodiversità. Nel 2012 Paola Micucci fonda l’Associazione Aspiedavid Abruzzo Onlus e David che nel frattempo è diventato un ragazzo consapevole della sua condizione, si sente in dovere di portare la sua testimonianza e la sua voce a chiunque ne abbia bisogno. Una storia di dignità, di amore, di forza, per gridare un messaggio che diventa lo stendardo della loro lotta (e non solo la loro): la Sindrome di Asperger non è una disabilità. 

 

Titolo: Io vengo dall’inferno

Autore: Paola Micucci

Editore: Il Viandante

Pagine: 141

Prezzo di copertina : 15 euro

Genere : Narrativa / Biografico

 

 

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Now, here in Manhattan, the spell is broken, and we live again! We are defenders of the night! We are Gargoyles! Scout troop short a child, Khrushchev’s due at Idelwyld… Car 54, where are you? Harlem that’s backed up.

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